sabato, Aprile 10

Bruxelles, covo di Salah e obiettivo di attentati field_506ffbaa4a8d4

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Era riuscito a dileguarsi in una Parigi sotto shock dopo gli attentati del 13 novembre, era stato avvistato a Bruxelles ed era sparito anche quando la polizia belga lo cercava ovunque. Di lui non si sapeva nulla, nonostante le indagini per capire chi lo stesse aiutando, ma ora compare una traccia. É stato, infatti, scoperto nel comune di Schaerbeek, nella capitale belga, l’appartamento in cui Salah Abdeslam, l’unico degli attentatori di Parigi ancora vivo, si sarebbe rifugiato per sfuggire alle forze dell’ordine . L’abitazione era stata presa in affitto da un sospetto attualmente agli arresti ed era stata già posta sotto sequestro lo corso 9 dicembre, quando in seguito alla perquisizione, vennero trovate tracce di esplosivo TATP e tre cinture cucite a mano, pronte per essere utilizzate per trasportare bombe. Ora, dopo settimane di analisi, la polizia scientifica ha identificato un’impronta digitale di Salah, che probabilmente è tornato nello stesso posto dove sarebbero state confezionate le bombe usate dai kamikaze entrati in azione nella capitale francese. A scriverlo sono oggi i quotidiani belgi in lingua fiamminga De Standaard, Het Nieuwsblad e Het Laatste Nieuw secondo cui i detonatori sarebbero stati applicati agli ordigni in un hotel vicino Parigi, a Alfortville, dove Salah Abdeslam aveva prenotato due stanze.

La procura federale non ha commentato queste informazioni, precisa De Standaard, ma intanto il procuratore federale in persona, Frederic Van Leuw, stamattina ha detto che i terroristi potrebbero tentare di colpire il Belgio il 15 gennaio, ad un anno esatto dallo smantellamento della cellula jihadista di Verviers. Durante quell’operazione antiterrorismo, infatti, le forze speciali uccisero due terroristi e ne ferirono un terzo: i tre sarebbero stati pronti a colpire, dopo l’attacco a Parigi contro Charlie Hebdo. L’allarme a Bruxelles è stato lanciato ieri sera durante un’intervista all’emittente Vtm, anche se stamattina, parlando con Rtl, ha cercato di smorzare il panico sostenendo che, in realtà, ogni simbolo è un obiettivo potenziale dei terroristi. «Il rischio è valutato dall’Ocam (organo di coordinamento per l’analisi della minaccia ndr) quasi quotidianamente» ha sottolineato «giorno per giorno, minuto per minuto. Quello che voglio semplicemente dire è che si tiene evidentemente conto di queste date simboliche, perché cercano il simbolo. Lo abbiamo visto quando hanno attaccato il Thalys (il treno ad alta velocità Amsterdam-Parigi, ndr), i caffè vicino a Place de la Republique (a Parigi), il museo ebraico a Bruxelles. Questo fa parte dell’analisi del rischio che facciamo. Ma adesso non bisogna prendere la data del 15 gennaio come un giorno tabù». La capitale belga, dunque, vive ancora giorni di tensione e le misure di sicurezza sono alzate al massimo. Il timore è che proprio Salah possa star architettando qualcosa, anche se gli inquirenti sospettano che il giovane terrorista sia riuscito a tornare in Siria.

Anche Parigi ancora trema. Dopo il panico di ieri dovuto all’aggressione di Sallah Alì, il marocchino ventenne che ha provato a entrare in un commissariato del 18/o arrondissement parigino, la città stamattina era annichilita. E mentre la gente cerca di tornare alla normalità, la polizia è alle prese con il mistero sull’identità del presunto terrorista. Le impronte digitali dell’uomo corrispondono a quelle di un giovane fermato per furto nel 2013 che disse di essere nato a Casablanca. Eppure, il testo di rivendicazione a nome dell’Isis trovatogli in tasca comincia con la frase “Je suis Abou”, Io sono Abou, anche se poi si legge un nome diverso, Tarek B., e alla terza riga si parla della città di Tunisi. «Non sono del tutto certo che l’identità che ha fornito sia reale. Non è conosciuto dai servizi d’informazione con quel nome. Occorrerà lavorare, determinare l’identità, poi lavorare su un telefono che è stato trovato, dotato di una scheda tedesca» ha spiegato stamattina il capo della procura di Parigi, François Molins. Quel che è certo è che l’uomo aveva un’ascia, una falsa cintura esplosiva e ha urlato Allah Akbar, Allah è il più grande, prima di provare a fare irruzione nel commissariato della Goutte d’Or, quartiere popolare nel nord di Parigi. Anche le versioni sulla sua morte sono contrastanti e ancora oggi si rincorrono voci sul fatto che il ragazzo si fosse arreso e avesse le mani alzate, prima di essere sparato. «Voleva colpire e voleva giustificare il suo atto come una vendetta contro gli attacchi in Siria» ha spiegato il ministro della Giustizia Christiane Taubira «Ma ciò che appare molto chiaramente da quel che è noto di questa persona è che non ha alcun legame con la radicalizzazione violenta, nessuno» ha poi puntualizzato. Parigi ha paura e vive con la consapevolezza che non è finita qui.

Si chiama Beatrice Stockly la missionaria svizzera che è stata rapita la scorsa notte a Timbuctù, in Mali, dove vive da anni. Lo hanno riferito oggi fonti della sicurezza. «Giovedì notte, Beatrice è portata via da uomini armati»  ha detto un funzionario del governatorato della città. La notizia è stata confermata da una fonte della sicurezza del Mali.  «Sono andati nella casa di Beatrice, hanno bussato, lei ha aperto e l’hanno prelevata con la forza» ha spiegato la fonte della sicurezza. Non si conoscono i motivi del rapimento, ma non è la prima volta che succede. Beatrice Stockly, infatti, era già stata rapita nell’aprile del 2012 dagli islamisti, che l’avevano liberata al termine di un negoziato condotto dal Burkina Faso. Due persone rapite a timbuctù nel 2011, un sudafricano e uno svedese, sono ancora nelle mani di al Qaeda nel Maghreb islamico, che ha preso il controllo del Paese nel 2012. Il 15 maggio, scorso, dopo mesi di trattative, è stata ufficializzata la firma dell’accordo di pace tra il Governo e alcuni gruppi armati attivi nel nord del Paese cui il 20 giugno si sono uniti anche i ribelli di Al Qaeda. Anche per questo non è ben chiaro cosa ci sia dietro la cattura della Stockly, ma non è escluso che arrivi presto una richiesta di riscatto.

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