lunedì, Luglio 26

Bruxelles, ancora arresti e perquisizioni field_506ffbaa4a8d4

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Bruxelles è una città in apnea. Ferita, ma soprattutto terrorizzata, perché da martedì la tensione non è mai calata. E stanotte, infatti, c’è stata un’altra ondata di blitz e perquisizioni della polizia belga e francese che ha portato all’arresto di sei persone tra la capitale e i due sobborghi di Jette e Schaerbeek. Tre di loro sono stati arrestati mentre erano in auto di fronte alla procura federale belga, gli altri in casa, mentre una settima persona è stata fermata in mattinata a Forest. Fra loro, però, non ci sono i due terroristi ricercati per l’attentato di martedì, in cui hanno perso la vita 32 persone, e per loro, dunque, continua la caccia all’uomo. Polizia e intelligence sono in allerta, sotto pressione, diciamo, dopo le critiche seguite agli attacchi e alle indiscrezioni sulla conduzione delle indagini, anche prima dell’arresto di Salah Abdeslam. Secondo quanto emerso, la polizia conosceva l’indirizzo di Salah già dal 7 dicembre scorso.  Nello specifico, era stato un poliziotto di Malines a segnalare in un rapporto il civico 79 di rue des Quatre vents, ma il fascicolo che conteneva l’informazione non era mai stato trasmesso all’anti-terrorismo. Ora, il comitato P, che controlla l’attività delle forze dell’ordine in Belgio, ha aperto un’inchiesta sulla falla e anche i leader di tre partiti fiamminghi della coalizione di governo hanno chiesto una commissione per individuare eventuali responsabilità.

Dopo le lacrime, dunque, Bruxelles deve affrontate anche le polemiche, soprattutto dopo che la Turchia ha riferito di aver espulso verso il Belgio già a luglio Ibrahim El Bakraoui, il kamikaze che si è fatto esplodere all’aeroporto di Zaventem. Ankara lo aveva segnalato alle autorità belghe, che però, non avevano preso alcun provvedimento. Proprio per questo, sia il ministro dell’Interno, Jan Jambon, che quello della giustizia, Koen Geens, hanno presentato le dimissioni, respinte per ora dal premier Charles Michel per non destabilizzare ancor di più il Paese in questo momento delicato. La resa dei conti politica avverrà certamente, ma in seguito. Forse dopo la guerra.  Perché, come accaduto per la Francia dopo gli attentati di Parigi, anche il Belgio ha deciso di rispondere con le armi. Il premier, infatti,  ha confermato stamattina  di voler inviare i caccia F-16 a colpire le posizioni dello Stato Islamico in Iraq. In realtà,  la partecipazione dei cacciabombardieri belgi alle operazioni, dove prenderanno il posto di quelli olandesi, era già stata programmata nello scorso gennaio e dovrebbe avvenire a luglio ma è molto probabile che l’operazione verrà anticipata di molti mesi. Il Belgio, dunque, entra a far parte della coalizione Usa ed è anche per questo che il segretario di Stato John Kerry, per esprimere il suo sostegno allo stato e al popolo belga colpiti dai tragici attentati, ha pronunciato l’evocativa frase “Je sui Bruxellois“, eco del celebre Ich bin ein Berliner di Kennedy davanti alla Rathaus di Schonenberg nel 1963.

Intanto nel cuore della città si continuano a commemorare le vittime. Camminando per il quartiere delle istituzioni europee, vicino alla metropolitana di Maelbeek, dove c’è stato uno dei due attacchi, si nota un palazzo con una gigantesca bandiera belga proiettata sulla facciata, che si muove come se stesse sventolando, e con un cuore al centro. Agli angoli della fermata della metro ci sono fiori, candele e biglietti per i morti e i feriti, e i passanti si fermano di continuo a pregare o a lasciare un ricordo. Si prova a riprendere la vita di sempre, ma non è facile, soprattutto con le notizie degli arresti nei Paesi limitrofi. In Germania, infatti, sono stati arrestati ieri notte due sospetti legati agli attacchi terroristici di Bruxelles, secondo quanto riferisce lo Spiegel online citando fonti della Procura di Dusseldorf. Secondo le notizie del quotidiano tedesco, i due arrestati avrebbero scambiato messaggi con persone vicine alla cellula bruxellese e uno in particolare, Samir E., avrebbe ricevuto dei messaggi da Khalid El Bakraoui, proprio colui che si è fatto saltare in aria nella metropolitana di Bruxelles. Inoltre, Samir sarebbe stato fermato in Turchia nell’estate del 2015 dove lo stesso Khalid era stato arrestato dalle autorità di Ankara. Secondo la polizia federale, citata dallo Spiegel, uno degli arrestati ha ricevuto un sms con la parola francese “fine” alle 9:08 del 22 marzo, giorno degli attentati. Non una coincidenza, forse, dato che gli investigatori belgi ritengono che El Bakraoui si sarebbe fatto saltare in aria giusto due minuti dopo, alle 9:11. Dalla Francia, invece, arriva la notizia di un attentato sventato e dell’arresto di un uomo implicato nel progetto criminale. «L’individuo arrestato è di nazionalità francese» ha spiegato il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve «ed è sospettato di essere coinvolto ad alti livelli in questo piano d’attacco. Lui stava lavorando con una rete terrorista che stava progettando di colpire il nostro paese». Il presunto terrorista era già stato condannato in contumacia dal Belgio nel 2015 insieme alla mente delle stragi di Parigi, Abdelhamid Abaaoud.

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