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Britalians: sempre piu’ British e meno Italians field_506ffb1d3dbe2

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Londra – Sempre più Italiani richiedono la cittadinaza inglese. Britalians è un vocabolo inglese di origine colloquiale che fonde la parola British, ossia Britannico, con Italians, ossia Italiano. Ma chi sono i Britalians? Sono i nati in Gran Bretagna da genitori Italiani o emigrati italiani che richiedono il passaporto inglese. In entrambi i casi il loro numero sale costantemente.

Per ottenere la ‘fully citizenship’, ossia la piena cittadinanza inglese occorre compilare un modulo ed inviarlo a HM Office – Her Majesty Office-, dove oltre ai dati formali si richiede al candidato europeo di poter provare di mantenere un lavoro nel Regno Unito per una durata di cinque anni dalla data della richiesta.

Che il regno di Sua Maestà Elisabetta, e più specificatamente Londra, sia da sempre meta preferita per l’espatrio degli italiani è un dato di fatto che affonda le sue radici nel passato remoto della storia di questa nazione.

Anche Giuseppe Mazzini nel 1838 fu costretto ad espatriare. Mazzini scelse la capitale inglese dove fondò di nuovo ‘La Giovine Italia nel quartiere londinese di Clerkenwell. Come noto ‘La Giovane Italia’ fu un movimento rivoluzionario atto a trasformare il nostro Paese in una repubblica democratica. Oggi l’obiettivo è stato formalmente raggiunto ma la maggioranza dei giovani italiani che vivono, soprattutto a Londra, oggi non si cura più delle sorti del Paese natale e sempre più spesso, quasi rinnegando il Paese di origine, si attiva per iniziare l’iter burocratico per poter ottenere il passaporto inglese.

Secondo il censimento effettuato nel Regno Unito nel 2011 il numero di emigrati Italiani nel Regno Unito e’ stato pari a 107.244 unità di cui 39,000 unità solo a Londra.  

Le ultime rilevazioni effettuate dal dipartimento statistico del HM office, rivelano a L’Indro che dall’anno scorso il numero degli Italiani nella sola Gran Bretagna ha fatto registrare una impennata del 40 per cento. Inoltre, le previsioni per questo anno prospettano una ulteriore incrementazione che, secondo gli esperti, si aggirerrebbe intorno ai 10-12 punti percentuali.

Sempre secondo l’ufficio statistico del HM la percentuale di italiani che vogliono diventare British ‘a tutti gli effetti’ si aggirerrebbe intorno al 25 per cento rispetto al totale di emigrati italiani registrati nella sola Gran Bretagna.

In realtà gli emigrati italiani non hanno alcun bisogno di richiedere un documento formale per poter vivere o lavorare in un Paese membro dell’Unione Europea. Questo passo è invece obbligatorio per gli emigrati provenienti da paesi extra-europei.

Perchè allora un quarto della popolazione italiana residente nel Regno Unito ne fa richiesta?

L’Indro ha intervistato tre richiedenti e le loro storie aprono uno squarcio di cruda realtà che potrebbe spiegare la fuga, non solo di cervelli ma anche di braccia e gambe che producono e, soprattutto, la ‘morte’ ufficiale del patriottismo italico in terra straniera.

Luca Sorbelli, 32 anni, originario di Firenze. Vive da sei anni a Londra, lavora in un ufficio contabile per una famosa azienda di abbigliamento inglese e tra un anno avrà completato l’iter per diventare cittadino inglese. Alla mia domanda sulle motivazione che lo hanno spinto a fare domanda, lui risponde:

Qui non solo le opportunità non mancano ma esiste la meritocrazia. Ho deciso di diventare cittadino inglese perché so per certo che in Italia la parola meritocrazia e’ contemplata sono nel dizionario ma non nella pratica. Mi vergogno di appartenere ad un popolo che fa andare avanti il proprio paese a forza di raccomandazioni”.

Valentino Martini, 27 anni, nato e cresciuto vicino Catania, vive a Londra dal 2004 e dopo cinque anni dalla richiesta mostra fiero il suo passaporto ‘made in United Kingdom’.

Sono stato da sempre un attivista politico. Proprio perché conoscevo da vicino la politica italiana mi ha disgusto e, a dire la verità, è almeno un anno che non la seguo più. Oggi sono inglese e voto nel Paese in cui vivo, dove ci sara’ pure un po’ di nebbia la mattina ma i documenti ufficiali che riguardano la politica sono tutt’altro che annebiati. Chiari a tutti e soprattutto trasparenti”.

Sara Felici, 29 anni, pugliese di nascita, abita a Londra da dieci anni e ha richiesto il passaporto inglese due anni fa.

Appena diplomata ho deciso di andarmene dall’Italia. Cercavo lavoro e l’ho trovato subito a Londra. Ho fatto carriera e il mio salario cresce regolarmente di anno in anno. Dall’Italia sentivo i miei amici che con lauree e master erano disoccupati e questo era sconfortante”.

Ma la vera ragione che ha spinto Sara al passo di chidere di diventare cittadina inglese è stato un fatto sociale e politico.

Quando poi mio padre, dopo quaranta anni di lavoro, è diventato un ‘esodato’ ho deciso che l’Italia non era più il mio Paese. Il mio e’ stato un gesto di ribellione e di disprezzo verso la politica italiana che, con superficialità, stava distruggendo non solo la vita di mio padre ma anche quella di tantissime altre persone”.

Altro dato, sempre fornito dall’ufficio statitistico del HM, che occorre porre in evidenza è la percentuale delle nuove generazioni di Britalians che nella sola capitale inglese è salita del 30 per cento.

Sara è anche madre di una bambina di due anni nata al St Mary Hospital di Londra e quindi rientra nella percentuale di bambini nati nel Regno Unito da genitori italiani.

Mia figlia si chiama Mary, non Maria. Anche se io e il mio compagno siamo Italiani di nascita, abbiamo scelto un nome inglese perché lei è inglese”.

Riguardo alla lingua che Mary parlerà principalmente Sara non ha dubbi: “Il vantaggio per Mary sarà essere bilingue dalla nascita. A casa parliamo ancora italiano e fuori imparerà l’inglese”.

Alla domanda “Ti sei mai pentito-a di aver chiesto il passaporto inglese?” Tutti e tre gli intervistati hanno detto di no e hanno specificato che nelle loro città tornano solo per le vacanze.

Oggi io sono londinese e anche se le cose in Italia dovessero migliorare o in Gran Bretagna peggiorare non mi pentirei di aver chiesto di diventare inglese. Questo e’ il paese in cui vivo ed in cui voglio far vivere mia figlia”. Sara ha rivelato.

Luca sottolinea poi come la fuga dei giovani italiani faccia ‘affondare’ ancora di più l’Italia e arricchisca ancora di più la Gran Bretagna.

In metro o per strada si vedono sempre più Italiani. Qui trovano almeno la possibilità del lavoro e di vivere decentemente, cosa che in Italia non succede a tutti. Se poi si pensa che gli Italiani pagano qui le tasse e danno il loro contributo intellettuale o manuale alla Gran Bretagna fa si che nel Bel Paese restino solo pensionati mentre qui c’e’ la vera forza lavoro che implementa l’economia”.

 

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