mercoledì, Settembre 22

Brexit: un’opportunità perché l'Europa sia Europa field_506ffbaa4a8d4

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In questi termini, è giusto chiedersi se l’adozione delle sanzioni nei confronti della Russia da parte dell’Occidente (confermate nel 2015) sia veramente funzionale ai veri interessi dell’Europa, o piuttosto siano un ostacolo e vadano contro i suoi interessi e il suo percorso verso l’affermazione del suo spazio post-nazionale e il maggior posizionamento verso una struttura inter-statale. Se consideriamo la serie di problemi che ha implicato e implica il conflitto con Mosca e, la forte riduzione negli scambi commerciali dei vari paesi europei con la Russia, per fare un esempio le esportazioni dalla Germania verso la Russia nel 2015 sono diminuite di più del 30 per cento rispetto all’anno precedente, per l’Europa la situazione è diventata una questione di carattere anti geopolitico e anti geoeconomico. Non è un caso che durante il 2015 e il 2016 in Europa, in particolare in Germania e in Italia (soprattutto in alcune regioni come il Veneto), siano cresciute le voci di malumore nei confronti delle sanzioni.
Il modello de Gaulle presuppone che l’Europa adotti le proprie decisioni senza interferenze da parti di terzi extra europei. In larga misura, questo richiederà un allontanamento e anche una rottura con l’asse atlantico-occidentale, in quanto l’Europa non dovrebbe considerare solo la sua crescita geoeconomica in chiave europea, continentale e globale, ma anche rivestire un ruolo che la sposti da una posizione sub-strategica in cui si trova da decenni e che si è rivelata sfavorevole e costosa per i suoi veri interessi geopolitici e geoeconomici.

In effetti, è importante ricordare che quando terminò la seconda guerra mondiale il generale de Gaulle sostenne che in Europa due paesi avevano perso la guerra mentre gli altri erano stati sconfitti. Mentre molti intesero che le parole del militare francese alludessero alla situazione di devastazione che si incontrava nel continente, in realtà de Gaulle guardava al di là delle rovine: si riferiva invece al fatto che nella struttura del potere internazionale del dopo guerra i paesi europei che prima erano importanti ora non lo erano più. Questo non solo a causa della debolezza in cui si trovarono come conseguenza della catastrofe della guerra, ma per il fatto che la loro condizione strategica risultava superata dal nuovo potere globale statunitense nel quadro di un nuovo contesto internazionale di rivalità tra due poli.

Da allora, e soprattutto dopo la formazione della NATO, l’Europa si è mantenuta in uno status o condizione sub-stratégica che non è cambiata né con la fine della guerra fredda e neppure quando la Francia è tornata al comando integrato della NATO nel 2009. In larga misura questa condizione ha causato i problemi e le sfide che per l’Europa sono stati pensati e gestiti da qualcun altro. Non possiamo sapere cosa succederà all’Europa alla fine. Ciò di cui possiamo essere sicuri è il fatto che nel mondo non predominano realtà (o tendenze) verso l’unità dei popoli e neppure un cammino degli Stati verso l’armonia e la sottomissione a organizzazioni internazionali intergovernative. Questi beni pubblici internazionali sono, per ora, solo aspirazioni. Basta dare un’occhiata al processo di accumulazione militare che avviene nell’Europa centro orientale, per concludere che il passaggio a un’escalation possa essere più vicino di quanto si pensi. La Brexit, forse, rappresenta un’opportunità perché l’Europa sia Europa, vale a dire sulla base dei propri guadagni e di una visione internazionale anti-blocco, multi – civiltà e mondiale. Tutto ciò richiederà di prendere decisioni complesse e impegnative su un ordine internazionale intra ed extra occidentale che senza dubbio va cambiato.

Trad. Di Alberto Favaro

 

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