mercoledì, Aprile 14

Brexit: un’opportunità perché l'Europa sia Europa field_506ffbaa4a8d4

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Non pochi esperti ritengono che la decisione britannica di lasciare lo spazio postnazionale europeo implicherà per l’Unione Europea l’arrivo di un momento di debolezza e introspezione; altri, invece, ritengono che l’allontanamento del Regno Unito segnerà l’inizio della fine dell’integrazione europea. Non c’è dubbio che un’Europa senza Regno Unito rappresenterà un’inversione di scala in quasi tutte le dimensioni dell’Unione Europea, da quella politica a quella economica, passando per quella militare, tecnologica, psicologica etc. Basta considerare che questa superpotenza in pensione, come l’ha definita Zbigniew Brzezinski qualche tempo fa, è la quinta economia mondiale, rappresenta il quinto bilancio al mondo e, nonostante i tagli, è la quinta potenza militare al mondo. Vale a dire, lasciando da parte quest’ultima voce, che il Regno Unito rappresenta dopo la Germania il principale centro di potere europeo.
Tuttavia, considerando che ogni crisi implica anche una chance o un’opportunità, la decisione britannica potrebbe rappresentare per l’Europa un’occasione speciale per ripensare e concentrarsi sulle questioni del riordinamento interno e dare nuovo impulso all’argomento, fino a oggi trascurato, dell’ordine interstatale del XXI secolo. Questo, però, richiederà di prendere decisioni importanti e, in alcuni casi, quasi di rottura rispetto a quanto è avvenuto negli ultimi decenni all’interno dello spazio atlantico – occidentale.

Per dirla in termini che oggi possono a volte sembrare superati ma che certamente sono molto pertinenti, l’Europa dovrebbe forse riflettere sul suo futuro considerando il modello de Gaulle o il modello Adenauer; vale a dire, un’Europa per l’Europa con un’aspettativa continentale e mondiale in crescita, o invece un’Europa sub-sovrana in fase di discesa, proprio in un momento in cui, come rileva Henry Kissinger nel suo eccellente libro World Order, la ricerca di un ordine mondiale deve affrontare una situazione di tensione il cui risultato potrebbe portare a seppellire qualsiasi regione che non contribuirà a configurarlo. Il primo modello implica lo sviluppo dell’Europa con i paesi completamente impegnati e con l’Europa senza elementi extra europeo – continentali che possano rallentare o minare l’integrazione, come si desiderava per far avanzare l’Europa delle patrie e come temeva il generale Charles de Gaulle quando si oppose all’ingresso del Regno Unito all’inizio degli anni sessanta. Il secondo modello presuppone la continuità, cioè senza abbandonare i legami con i partner atlantico – occidentali, vale a dire l’asse Washington-Londra, a volte i giocatori più importanti nell’ambito dell’integrazione europea, sia in modo diretto (nel caso del Regno Unito attraverso ‘ricatti’), sia in modo meno diretto (nel caso degli Stati Uniti con le loro pressioni verso l’Europa affinché adotti una specifica gestione commerciale-economica, qualcosa che oggi si può apprezzare con il TTIP (Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti) recentemente criticato dal presidente francese). Il modello Adenauer presuppone per l’Europa una sorta di capitolazione, com’era accaduto alla Germania nel dopo guerra ai tempi del cancelliere Konrad Adenauer; vale a dire si presume che non si possa discutere che l’Europa sia Occidente e, in virtù di quest’appartenenza, non si ammette l’adozione da parte dell’Europa di politiche alternative o l’ampliamento di relazioni internazionali come, per esempio, l’espansione dei legami con la Federazione Russa o la trasformazione dell’Europa in un ponte o in un elemento chiave tra la civiltà atlantico – occidentale e la civiltà euroasiatica-orientale-pacífica.

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