mercoledì, Settembre 22

Brexit: Teheran’s calling

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Mentre la comunità internazionale reagiva con parole che si potrebbero quasi definire di accorato cordoglio, un Paese non ha atteso molto prima di esprimere il proprio sostegno e le proprie congratulazioni alla Gran Bretagna reduce da un referendum che ne ha consacrato l’uscita dall’Unione Europea. Quel Paese è la Repubblica Islamica d’Iran.
In realtà, non molte figure di spicco di casa a Teheran hanno commentato la cosiddetta Brexit, ma coloro che l’hanno fatto hanno ceduto a un malcelato entusiasmo. Il primo a farsi sentire è stato Hamid Aboutaebi, a capo del gabinetto per gli affari politici del Presidente Hassan Rouhani. In un tweet, Aboutaebi ha definito il divorzio tra Londra e Bruxelles «un opportunità storica per l’Iran, un vantaggio di cui dobbiamo approfittare», per poi aggiungere che «un terremoto importante ha scosso l’Europa. Le stelle dell’Unione Europea stanno cadendo ora, ma l’UE ha perso già da tempo la fiducia della gente». Egualmente propositivo il Ministro iraniano per gli Affari Esteri, Mohammad Javad Zarif, il quale, il giorno successivo alla consultazione d’oltremanica, ha dichiarato che «la Repubblica Islamica d’Iran rispetta la decisione del popolo britannico di abbandonare l’Unione Europea in quanto risultato democratico, e la considera conforme alla volontà della maggior parte del popolo di quel Paese di adottare una propria politica estera».
Mentre da una decina di giorni è la preoccupazione per le conseguenze politiche ed economiche della Brexit sull’Occidente a campeggiare sulle pagine dei giornali e rimbalzare da uno schermo televisivo all’altro , perché le autorità iraniane hanno accolto il congedo britannico dall’Unione Europea con tale spirito ottimista?
Alcuni decision-makers iraniani vedono una Gran Bretagna fuori dall’Unione come uno sconvolgimento geopolitico che alimenta la frammentazione (e, conseguentemente, la debolezza) all’interno di un blocco occidentale visto da Teheran come sostanzialmente ostile. I rapporti tra l’Iran e Regno Unito sono complessi e risalgono a ben prima dell’Ayatollah Ruhollah Khomenei e della sua Rivoluzione Islamica nel 1979. Già negli anni Cinquanta, Londra si oppose alla nazionalizzazione del petrolio iraniano, iniziativa intrapresa dall’allora Primo Ministro persiano Mohammed Mossadeq. In ultimo, con il sostegno di Washington, Londra appoggiò un colpo di stato che portò alla caduta di Mossadeq.
Da quell’avvenimento, visto da Teheran come un attacco diretto alla propria sovranità interna e alla propria indipendenza, il rancore iraniano nei confronti dell’allora Impero Britannico si è trasmesso a un notevolmente ridimensionato Regno Unito. Esemplificativo della memoria d’elefante delle alte sfere iraniane è il caustico commento del Generale Massoud Jazayeri, ai vertici delle forze armate della Repubblica Islamica. Dopo la vittoria del ‘leave’, infatti, Jazayeri ha affermato che «la Gran Bretagna deve pagare il prezzo di anni di colonialismo e crisi contro l’umanità»; come citato da ‘Euronews‘, Jazayeri avrebbe chiosato sostenendo che «i popoli di Irlanda, Scozia e altri hanno il diritto di sottrarsi al controllo tirannico della monarchia, della cosiddetta Gran Bretagna».

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