lunedì, Aprile 19

Brexit, scambi di accuse tra Ue e Gran Bretagna

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100 miliardi di euro: questo potrebbe essere il conto che l’Unione europea potrebbe presentare alla Gran Bretagna per la Brexit, molto più dei 60 circolati nelle scorse settimane. A dirlo il ‘Financial Times‘, che tiene in considerazione le richieste avanzate dagli Stati membri dell’Ue, in particolare Francia e Germania. Una notizia questa che ha dato il via ad una serie di scambi di battute al veleno.

Il ministro britannico per la Brexit, David Davis, in una intervista ad ‘Itv‘, ha affermato che Londra è disposta a saldare quanto è dovuto in base agli accordi ma non di più e che l’Ue sta giocando in modo molto duro in vista dell’apertura delle trattative. La premier Theresa May, che oggi è andata dalla Regina per sciogliere le Camere in vista delle elezioni dell’8 giugno, c’è andata ancor più pesante accusando apertamente i leader e funzionari europei di aver rivolto ‘minacce’ sui negoziati per la Brexit con l’intento di ‘condizionare’ il voto.

May che poi ha smentito seccamente la ricostruzione fatta dal giornale tedesco ‘Frankfurter Allgemeine‘ della sua cena di lavoro della settimana scorsa con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e con il negoziatore Michel Barnier. In una nota diffusa da Downing Street si ribadisce che il clima di quell’incontro è stato ‘costruttivo’ e improntato a uno spirito di buona volontà.

Sulla notizia del ‘FT‘ è intervenuto il coordinatore del Parlamento europeo per la Brexit, Guy Verhofstadt: «I media producono numeri ma per quanto ne so non è mai stata menzionata una cifra. Si è parlato di vendetta e di punizione ma non si tratta per nulla di questo. Non ho mai divorziato ma in un divorzio ci deve essere un’accordo finanziario tra le due parti». «Il Regno Unito dovrà onorare tutti gli impegni finanziari presi in quanto membro. Non è una punizione, né una tassa per l’uscita», ha invece ribadito il negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier illustrando la bozza di mandato a negoziare con Londra. «La Gran Bretagna dovrà mettere molta energia e fare grandi sforzi su queste questioni. Alcuni hanno creato l’illusione che la Brexit non avrebbe avuto maggiore impatto sulle vite, non è il caso. Servono soluzioni, precisioni legali e questo richiederà tempo».

 

Ad Astana intanto continuano i colloqui di pace per la Siria. L’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura parla di ‘serio progresso’. La Russia si è presentata ai negoziati di Astana di oggi con una proposta: la creazione di ‘quattro zone a tensione ridotta’ in Siria, a quanto pare appoggiata sia da Damasco che dalle forze di opposizione. Saranno poi creati dei corridoi tra le diverse zone per evitare gli scontri diretti e dei check-point per garantire la circolazione dei civili e le forniture degli aiuti umanitari. Vladimir Putin ha affermato che gli Usa sostengono l’idea della Russia, affermando di averne discusso con Donald Trump nella telefonata di ieri. I membri dell’opposizione avevano trasmesso un comunicato ai partecipanti per dichiarare la sospensione del loro coinvolgimento nei negoziati, aveva riferito una fonte vicina ai negoziati a Interfax spiegando che era stata posta come condizione per il ritorno al tavolo negoziale la fine dei raid delle forze governative siriane in una serie di regioni della Siria.

«E’ stata una conversazione molto buona», spiega la Casa Bianca riguardo la telefonata tra Trump e Putin. Il presidente russo ha però chiesto al presidente Usa di mostrare moderazione nella crisi nordcoreana.

«Sono sicuro che i passi che noi faremo insieme cambieranno il destino di tutta la regione». Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo l’incontro con Vladimir Putin a Sochi. I due leader hanno parlato tra l’altro della crisi mediorientale: «Trovare una soluzione politica in Siria mantenendo l’integrità territoriale del Paese è nostro obiettivo comune», aveva detto Erdogan prima di partire per Sochi. Ed è stato ribadito che è «importante il monitoraggio del cessate il fuoco» concordato con Russia e Iran.

E rimanendo alla Siria, l’Iran ha confermato per bocca del generale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (Irgc) Mohammad Pakpour che «invierà più consiglieri militari in Siria per sostenere il governo e la nazione siriana nella loro battaglia contro i gruppi terroristici. Invieremo i consiglieri in modo che il fronte di resistenza non venga violato e offriremo ogni assistenza possibile perché l’Iran non può stare fermo e guardare i nemici della Siria tessere trame per distruggere un Paese che è all’avanguardia della resistenza al terrorismo».

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