domenica, Maggio 9

Brexit, May: ‘Lasciamo la Ue, non l’Europa’ Germania al voto domenica, lunedì sarà il turno del Kurdistan iracheno

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Ultimo giorno di campagna elettorale in vista di un altro voto, quello per il referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno che si terrà lunedì. A Erbil, capoluogo della regione, si attende l’inizio di una manifestazione a sostegno del Sì, nonostante le pressioni internazionali che chiedono il rinvio della consultazione.  La maggioranza della comunità internazionale ha «sottovalutato» la determinazione dei curdi, ritenendo che il referendum fosse solo una forma di «pressione» per ottenere concessioni da Baghdad piuttosto che un primo passo tangibile verso lo storico obiettivo della sovranità. Lo ha dichiarato il leader del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani.

Votano oggi, invece, i cinque milioni di residenti nelle zone a maggioranza curda nel nord della Siria, chiamati al voto per eleggere loro rappresentanti politici nelle prime elezioni locali in base al sistema federale semiautonomo. Le elezioni, che si svolgeranno in tre turni nei prossimi mesi, si terranno nei cantoni a maggioranza curda di Kobane Jazira e Afrin.

Il primo round del voto odierno riguarda l’elezione di rappresentanti delle comuni, ovvero assemblee che si occuperanno di questioni politiche, economiche e sociali delle varie comunità. Seguirà, a novembre, il voto per gli amministratori di città e dei consigli regionali, mentre a gennaio si voterà per l’ufficio più alto in carica, il Consiglio democratico del popolo che attualmente è dominato dal Pyd. Il terzo round delle elezioni, che sostituirà gli attuali rappresentanti, prevede anche un voto per i consigli legislativi in ognuno dei tre cantoni.

Dall’altra parte del mondo, la Corea del Nord potrebbe condurre il più potente test di bomba all’idrogeno nel Pacifico, tra le «azioni di più alto livello» contro gli Usa. È l’ipotesi espressa dal ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong-ho in merito alle affermazioni del leader Kim Jong-un, che sta considerando iniziative in risposta al presidente americano Donald Trump e alla sua minaccia di «distruzione totale» del Paese asiatico.
A partire dal 2006 Pyongyang ha effettuato un totale di sei test nucleari. L’ultimo, il più potente, risale al 3 settembre ed è stato rivendicato come la detonazione di ordigno all’idrogeno.

«Non possiamo escludere la possibilità che il test missilistico minacciato dalla Corea del Nord – capace di far esplodere una bomba all’idrogeno nel Pacifico – possa essere condotto sui nostri cieli». Ha risposto così alla stampa il ministro della Difesa giapponese Itsunori Onodera, spiegando che Tokyo prende seriamente le parole del ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong Ho, e che il governo nipponico risponderà ad ogni eventualità con i necessari livelli di allarme e le misure di sorveglianza adeguate.

La Cina, dal canto suo, invita tutte le parti alla calma. Il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang ha ribadito in conferenza stampa l’opposizione di Pechino alle sanzioni unilaterali fuori dalla schema generale risoluzioni delle Nazioni Unite, a stretto giro dal nuovo ordine del presidente Usa Donald Trump.

La premier del Bangladesh Sheikh Hasina sollecita l’Onu a organizzare una missione nel Myanmar e a creare «zone di sicurezza supervisionate dalle Nazioni Unite» per consentire il ritorno «in condizioni di sicurezza e dignità» dei profughi di etnia Rohingya. Il Bangladesh ospita attualmente 800 mila profughi, 429 mila dei quali arrivati dallo scorso 25 agosto. Hasina ha denunciato anche le mine sistemate lungo la frontiera dalle autorità del Myanmar «per impedire il ritorno» dei Rohingya fuggiti. Nei giorni scorsi la ‘premier’ di fatto del Myanmar, Aung San Suu Kyi, aveva assicurato che il paese era disposto a organizzare il ritorno di 410 mila profughi.

Un nuovo missile balistico, il Khorramshahr, è stato svelato a Teheran durante una parata militare in occasione della ‘Settimana della Difesa Sacra‘ che commemora la guerra con l’Iraq degli anni Ottanta. Lo ha confermato il capo della divisione aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione, generale Amir Ali Hajizadeh, citato dall’agenzia di stampa semiufficiale Tasnim. Il Khorramshahr, che presto sarà in dotazione alle forze armate iraniane, ha una gittata di duemila chilometri e può trasportare più testate. In precedenza, il presidente Hassan Rohani aveva annunciato l’intenzione dell’Iran di rafforzare le sue capacità militari e in particolare il suo programma di sviluppo di missili balistici.

Nuova offensiva della Russia contro obiettivi di al Nusra nella provincia di Idlib in Siria: come ha reso noto il ministro della difesa di Mosca missili Kalibr sono stati lanciati dal sottomarino Veliky Novgorod in navigazione nelle acque del Mediterraneo. I missili hanno percorso una traiettoria di 300 chilometri e tutti gli obiettivi sono stati colpiti.

Intanto, centinaia di civili hanno lasciato l’enclave controllata dal sedicente Stato Islamico (Is) nella Siria centrale, tra le province di Hama e di Homs, dopo un accordo raggiunto tra il governo di Damasco e i jihadisti. Lo hanno reso noto gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, precisando che i civili, per la maggior parte pastori, sono giunti nella provincia di Idlib, controllata dai ribelli.

La dissidente siriana Orouba Barakat e la figlia Hala sono state assassinate da ignoti e trovate morte nel loro appartamento a Istanbul, dove erano rifugiate. A parlarne è l’emittente araba ‘Al-Arabiya’, precisando che le due donne sono state trovate dalla polizia turca la notte scorsa. Orouba Barakat è un attivista dell’opposizione siriana che si era unita al Consiglio nazionale siriano (Cns) ed è nota per le sue posizioni a favore della rivoluzione, ma anche critiche rispetto alle istituzioni dell’opposizione. La figlia ventenne Hala era giornalista. L’omicidio delle due donne ricorda quello di altri oppositori, tra cui i due giornalisti Naji al-Jarf e Zaher al-Shirqat, uccisi a Gaziantep, al confine tra Turchia e Siria.

Infine, sarà il ticinese Ignazio Cassis il prossimo ministro degli Esteri svizzero. Esponente del partito liberal radicale, 56 anni, dovrà gestire la ripresa dei negoziati per definire la cornice giuridica dei rapporti con la Ue. Eletto martedì in parlamento come nuovo Consigliere federale, Cassis è stato scelto oggi alla guida degli Esteri.

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