venerdì, Aprile 16

Brexit, May: ‘Lasciamo la Ue, non l’Europa’ Germania al voto domenica, lunedì sarà il turno del Kurdistan iracheno

0
1 2


Lasciamo l’Ue, ma non lasciamo l’Europa. È questo, in sintesi, il pensiero della premier britannica Theresa May nel suo discorso sulla Brexit a Firenze. «Vogliamo essere i migliori partner dell’Ue» dall’economia, alla lotta contro il terrorismo, al tema dell’emergenza immigrazione, ha detto May. «Dal 29 marzo 2019 non saremo più parte dell’Ue ma i nostri rapporti con l’Ue si potranno sviluppare in modo nuovo», ha aggiunto. Sul piano giuridico, Londra – ha ribadito May – intende offrire piena garanzia per i diritti dei cittadini Ue residenti nel Paese. Inoltre le corti britanniche recepiranno la giurisprudenza della Corte europea.

Restando in tema Brexit, se si votasse di nuovo oggi il 52% dei britannici sceglierebbe di rimanere nella Ue, mentre solo il 48% continua ad essere convinto sull’uscita dall’Unione. È quanto emerge da un nuovo sondaggio Bmg, pubblicato da The Independent. Sale dunque di due punti percentuale il sostegno per il ‘Remain’ rispetto ad un analogo sondaggio condotto due mesi fa.

Tuttavia, la futura di Londra dal consesso europeo sta già producendo le sue conseguenze. Circa 10 mila cittadini europei hanno lasciato il loro posto di lavoro presso il Servizio sanitario britannico (Nhs) dopo il referendum di un anno fa. Secondo i dati forniti da Nhs digital, l’agenzia di raccolta dati sul servizio sanitario britannico, nei primi 12 mesi dopo il referendum del giugno 2016 ben 9.832 dottori, infermieri e altri dipendenti dell’Nhs, cittadini di paesi Ue, hanno lasciato il loro lavoro. Le dimissioni rappresentano una crescita del 22% rispetto all’anno precedente e del 42% rispetto ai due anni precedenti. Fra chi ha scelto di andar via, vi sono 3.885 infermieri e 1.794 medici.

Secondo il Guardian, che riporta i dati, il trend rischia di creare ulteriori problemi all’Nhs nel recrutare il personale. Una ricerca della British Medical Association riferisce intanto che quattro medici europei su 10 stanno valutando se lasciare il Regno Unito.

Germania al voto domenica. La Cdu della cancelliera uscente Angela Merkel, alleata con la bavarese Csu, è sempre in testa nei sondaggi, collocandosi tra il 36% e il 37% delle preferenze di voto, con un vantaggio di 13-17% rispetto ai socialdemocratici dell’Spd di Martin SchulzLa vera battaglia è per il terzo posto, cui concorrono i liberali dell’Fdp, che alle passate elezioni non hanno raggiunto la soglia minima del 5%, e Alternative fur Deutschland (AfD), che aspira ad essere il primo partito di destra ad entrare nel Bundestag nella storia recente tedesca. Ambiscono a superare la soglia del 5%, ma con meno speranze, la Sinistra e i Verdi.

I dodici anni al governo di Berlino, con una legislatura segnata dalla crisi dei rifugiati e l’arrivo di circa 1,3 milioni di richiedenti asilo in Germania, non sembrano aver scalfito la popolarità della cancelliera uscente.
La legislatura che finisce sarà contrassegnata da leggi come l’introduzione del salario minimo interprofessionale e la riduzione dell’età pensionabile per alcuni gruppi di persone: proposte socialdemocratiche che la Merkel ha fatto proprie senza grandi complessi.

L’Spd ha aderito alla grande coalizione ad inizio legislatura, nel 2013, sapendo però che il precedente esperimento in questo senso, alla prima legislatura di Merkel, aveva portato ai peggiori risultati della loro storia: questo è un fantasma contro cui Schulz deve combattere. Dopo quattro anni di coalizione con i conservatori, i socialdemocratici hanno difficoltà a mettere a punto un’offerta politica di grande trasformazione.

Altro interrogativo si pone sul ruolo di Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze per gli ultimi otto anni, che ha da poco compiuto 75 anni e corre per un seggio nelle elezioni di domenica. Schäuble potrebbe essere confermato alla guida dell’economia tedesca. Oppure, secondo alcune voci, puntare a importanti cariche europee.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->