domenica, Aprile 18

Brexit: l’UE accetta il periodo di transizione, ma Londra già frena Germania: lo scandalo dei test su gas di scarico rischia di divenire un caso politico

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Dopo mesi di contrattazione, è finalmente arrivato il via libera, da parte del Consiglio Affari Generali dell’Unione Europea, alla trattativa sul periodo di transizione che porterà al distacco dell’Inghilterra. La proposta UE prevede una transizione che dovrebbe iniziare il 29 marzo 2019 per concludersi il 31 dicembre 2020. Da Londra, per il momento, sono arrivate parole molto caute: secondo i portavoce del Governo inglese, le posizioni di Bruxelles non corrispondono con quelle britanniche. La risposta dell’UE è arrivata poco dopo: in questo momento tocca agli inglesi chiarire quali sono le proprie intenzioni e, prima questo avverrà, meglio sarà per tutti. Al momento, da Bruxelles si esclude l’ipotesi di un prolungamento del periodo di transizione. Uno dei punti di contrasto, a quanto pare, sarebbe la richiesta, avanzata da Londra, di avere un ruolo nelle decisione dell’UE durante il periodo di transizione; la richiesta, per il momento, non sembra essere accettabile da parte delle Istituzioni europee.

Mentre le trattative con Bruxelles avanzano a fatica, il Primo Ministro inglese, Theresa May, è sempre più in difficoltà a causa del contrasto tra le due ali del suo stesso partito: da un lato, ci sono il fautori della linea dura, gli anti-europeisti intransigenti del Ministro degli Esteri Boris Johnson, dall’altra i moderati del Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond; gli uni accusano il Primo Ministro di adottare un atteggiamento troppo accondiscendente con gli europei, gli altri vorrebbero che la separazione dall’UE avvenisse nel modo meno traumatico possibile. Schiacciata tra queste opposte istanze, la May è sempre più isolata e sembra non saper risolvere sulla linea da adottare: c’è, tra i conservatori, chi comincia a parlare di un voto di sfiducia per il Primo Ministro.

In Germania, lo scandalo degli esperimenti sugli effetti dei gas di scarico del gasolio su cavie umane rischia di divenire un caso politico. Dopo la diffusione della notizia secondo cui i tre principali gruppi automobilistici tedeschi avrebbero commissionato degli studi sull’inalazione dei gas di scarico dei motori a gasolio, utilizzando scimmie ed esseri umani (volontari) come cavie, la questione ha preso un aspetto politico. I gruppi industriali in questione hanno preso le distanze dalla decisione dei medici (che avrebbero, a questo punto, agito di loro iniziativa) e hanno chiesto al Governo di fare luce sull’accaduto. Da parte sua, il Governo, tramite un portavoce del Cancelliere Angela Merkel, ha definito stupidi, inutili ed eticamente inaccettabili gli esperimenti in questione. La volontà espressa dal Governo di andare fino in fondo nel fare chiarezza è, forse, anche dovuta al coinvolgimento, quanto meno d’immagine, che lo stesso Stato ha nel caso: una delle tre aziende in questione (Volkswagen) è, infatti, un’azienda a partecipazione statale.

Spagna. Carles Puigdemont, Presidente uscente dell’Autonomia Catalana, ha chiesto al Presidente del Parlamento di Barcellona, Roger Torrent, di garantire il rispetto della propria immunità parlamentare così da poter partecipare alla seduta in cui dovrebbe essere rieletto Presidente. Al momento, Puigdemont è all’estero in quanto, dopo aver dichiarato unilateralmente l’indipendenza della Catalogna, è stato colpito da un mandato d’arresto da parte delle autorità spagnole. La dichiarazione unilaterale di indipendenza ha provocato, come era facile prevedere, la reazione di Madrid che, tramite l’applicazione dell’Articolo 155 della Costituzione, ha revocato l’autonomia di Barcellona e sciolto il Parlamento locale. Le elezioni seguenti hanno riconfermato la maggioranza al fronte indipendentista (seppure indebolito).

Non si placa la polemica sul disegno di legge del Governo di Varsavia secondo cui dovrebbe divenire illegale qualsiasi accostamento della Polonia alla Shoah: secondo il Governo, i campi di sterminio nazisti presenti in territorio polacco durante la Guerra non avrebbero nulla a che vedere con lo Stato polacco; nonostante ciò, la legge sembra andare nella pericolosa direzione di una rimozione della memoria. Le polemiche più violente sono arrivate da Israele.

In Romania, il Parlamento ha votato a favore dell’investitura di Viorica Dancila a Primo Ministro. Si tratta della prima donna a ricoprire tale carica nella Storia del Paese e sale al potere in un momento molto difficile: è il terzo Primo Ministro in due anni. Lo scontro interno al Partito Socialdemocratico, di cui la Dancila fa parte, ha portato alle dimissioni dei suoi due predecessori.

È terminato l’assalto all’Accademia Militare di Kabul. Il bilancio definitivo è di undici morti tra i militari e quattro tra gli assalitori (due si sono fatti esplodere nelle prime fasi dell’attacco); un quinto terrorista sarebbe stato arrestato. Si tratta del quarto attacco in dieci giorni in Afghanistan. Questa volta, la rivendicazione è arrivata dagli organi di propaganda di Daesh che, sconfitti in Siria ed Iraq, starebbero pensando di riorganizzare un nuovo califfato nel Paese. Gli attentati dei giorni scorsi non sono stati tutti rivendicati dagli uomini di Daesh: alcuni sono stati portati a termine dai Talebani. I Talebani e Daesh sono storicamente nemici e non è chiaro se la concentrazione di attentati degli ultimi giorni a Kabul si da interpretare come una competizione tra i due gruppi per la supremazia sul territorio, o se si tratti invece di un cambio di strategia e di una collaborazione tra i due vecchi avversari.

A Mosca si sono incontrati il Presidente russo, Valdimir Putin, e il Primo Ministro israeliano, Benyamin Netanyahu: i due hanno parlato delle relazioni bilaterali tra i propri Paesi e della situazione in Siria. A questo proposito, Netanyahu si è detto preoccupato dei tentativi dell’Iran di installarsi stabilmente nel Paese e di trasformare il vicino Libano in una base missilistica per distruggere Israele. Nelle stesse ore, a Soči sta partendo l’incontro promosso dalla Russia, con la collaborazione di Turchia ed Iran, sulla pace in Siria. Dal Cremlino si dicono ottimisti sui risultati che potranno uscire dai negoziati.

Intanto, proprio in Siria, continuano gli attacchi aerei delle Forze fedeli al Presidente Bashar al-Assad contro Idlib, roccaforte dell’opposizione: secondo le ultime notizie, oggi ci sarebbero stati più di trenta morti.

In Iraq, invece, si registrano due attentati a Baghdad e, soprattutto, numerosi attacchi aerei portati dalle Forze Armate turche contro i curdi, nel nord del Paese. A stemperare la tensione sulla questione curda, è intervenuta la decisione del Parlamento iracheno che ha votato la fine delle sanzioni contro le banche della regione autonoma del Kurdistan (le sanzioni erano state approvate dopo il referendum sull’indipendenza curda del 25 settembre 2017).

in vista delle elezioni del prossimo marzo, in Egitto è scaduto il tempo utile per le candidature. Appare evidente come si tratterà di una corsa a due tra il Presidente uscente, il Generale Abdel-Fatah al-Sisi, e il candidato del partito Ghad, Moussa Mostafa Moussa. Il parti Ghad (il Partito del Domani) è un partito centrista e laico.

Secondo fonti della Stampa locale, un carico di armi russe (il secondo) sarebbe stato consegnato al Governo della Repubblica Centroafricana. Sul Paese vige un embargo sulla vendiata di armi da parte dell’ONU: se la notizia dovesse essere confermata, dunque, si tratterebbe di una chiara violazione del Diritto Internazionale.

In Liberia, in fine, è stata presentata la squadra di Governo del nuovo Presidente, George Weah: tra i vari nomi, spicca quelli di Eugene Nagbe, già Ministro dell’Informazione nel precedente Governo, e di Varney Sirleaf, genero dell’ex-Presidente Ellen Johnson Sirleaf, nominato Ministro degli Interni. Il nuovo Presidente, dunque, sembra aver scelto la linea di una certa continuità con il passato.

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