martedì, Agosto 3

Brexit: con Biden, cambio di marcia tra USA e Regno Unito? Da un lato, il TCA sgombra il tavolo da molti degli ostacoli ‘tecnici’ che si opponevano a un accordo fra Londra e Washington. Dall’altro, l’insediamento della nuova amministrazione statunitense lascia prevedere una caduta della pregiudiziale in favore della ‘hard Brexit’

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La firma dello EUUK Trade and Cooperation Agreement (TCA) fra il governo britannico e l’Unione Europea pone fine a una vicenda che – cominciata nell’estate 2016 – si è trascinata per oltre quattro anni, mettendo in luce non solo le tensioni che esistono fra le parti ma anche le fratture che segnano la vita politica d’Oltremanica e che dividono lo stesso Partito conservatore, da cui è partita l’iniziativa del referendum sulla ‘Brexit’. Una volta ratificato secondo le procedure previste dalle parti, l’accordo porrà fine alla libera circolazione delle persone fra Gran Bretagna e UE, alladesione di Londra al mercato unico europeo e allunione doganale, alla sua partecipazione alla maggior parte dei programmi dellUE e allautorità della Corte di giustizia europea in tema di risoluzione delle controversieche vedono la Gran Bretagna coinvolta. Sia da parte britannica, sia europea è stata espressa soddisfazione per l’accordo raggiunto e gli spazi di collaborazione che esso apre. Il successo maggiore appare, tuttavia, agli occhi degli osservatori, l’avere evitato la stringa di ostilità e recriminazioni che avrebbe inevitabilmente accompagnato un eventuale fallimento dei negoziati.

La firma del TCA non semplifica solo i rapporti fra Londra e Bruxelles. L’UE vede molti punti dell’accordo concluso con Londra (in particolare quelli riguardo il c.d. ‘level playing field) come un modello per i possibili accordi di negoziare in futuro con altri partner; questa possibilità è stata esplicitamente sostenuta, fra gli altri, dal capo negoziatore Michel Barnier. La Gran Bretagna, dal canto suo, vede nell’accordo concluso con la UE un passaggio essenziale per dare dinamismo ai negoziati da tempo avviati con gli altri suoi interlocutori. Londra hainiziato da tempo a trattare con i suoi maggiori partner commerciali accordi destinati a sostituire quelli di cui beneficiava quale membro dell’Unione; proprio l’indeterminatezza che continuava a circondare i rapporti con Bruxelles ha, però, sinora frenato la definizione di questi accordi, in particolare di quelli con i (molti) Paesi che hanno tradizionalmente guardato alla Gran Bretagna come a una ‘porta d’ingresso’ privilegiata al mercato europeo. In questa prospettiva, la firma del TCA rappresenta, per il governo Johnson, la possibilità di uscire in tempi relativamente brevi da una situazione di stallo durata anche troppo a lungo.

Fra gli interlocutori più interessati a questi sviluppi vi sono, certamente, gli Stati Uniti. Negli scorsi anni, il tema della ‘Brexit’ si è intrecciato ripetutamente su entrambe le sponde dell’Atlantico – con quello del rilancio del rapporto privilegiatofra Washington e Londra. Il Presidente Trump si è espresso più volte a favore di una ‘hard Brexit’, vista come un passaggio essenziale per rilanciare l’‘asse’ fra le due capitali. Alle dichiarazioni, tuttavia, hanno fatto seguito pochi passi concreti. In particolare, la possibilità di un accordo commerciale fra Stati Uniti e Gran Bretagna, anche se spesso evocata, si è scontrata con numerose difficoltà, tanto da spingere il governo britannico, la scorsa estate, a escludere la possibilità di una sua firma entro il 2020Significativamente, l’amministrazione Trump ha attribuito questo stato di cose proprio all’impossibilità di prevedere in modo credibile quali sarebbero stati i rapporti fra Londra e la UE dopo il 31 dicembre 2020. Allo stesso tempo, il Presidente, in diverse occasioni, ha sottolineato come una eventuale Brexit concordataavrebbe rappresentato un ostacolo insormontabile alla firma di un accordo fra Gran Bretagna e Stati Uniti.

Lo scenario appare, oggi, in parte diverso. Da un lato, il TCA sgombra, infatti, il tavolo da molti degli ostacolitecniciche si opponevano a un accordo fra Londra e Washington. Dall’altro, l’insediamento della nuova amministrazione statunitense lascia prevedere una caduta della pregiudiziale in favore dellahard Brexitsostenutada quella uscente. Ciò non significa il venir meno ‘automatico’ delle difficoltà che hanno punteggiato gli scorsi mesi. Joe Biden, fra l’altro, ha già dichiarato di non voler firmare alcun accordo commerciale finché l’economia statunitense non avrà recuperato competitività. Inoltre, nella prospettiva caldeggiata da Biden di una grande alleanza capace di porre sotto controllo le pratiche più aggressive dell’industria cinese, i rapporti con Bruxelles rischiano di pesarepiù di quelli con Londra. Di contro, proprio il fatto che Londra e Bruxelles, dopo mesi di tensioni, siano riuscite a giungere a un compromesso considerato da entrambe accettabile ampia i margini di manovra di Washington, anche alla luce della necessità di salvaguardare un rapporto con entrambe le parti che la nuova amministrazione sembra essere tornata a considerare politicamente importante.

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