domenica, Aprile 11

Breve storia dell'Uruguay dal 1973 ad oggi field_506ffb1d3dbe2

0

uruguay

Il nostro corrispondente Juan José Pereyra, dall’Uruguay, ha descritto l’attuale situazione politica in vista delle prossime elezioni politiche in Uruguay: La sinistra continuerà a governare l’Uruguay? a cura di Emma Becciu e Valeria Noli. Traduzioni di L’Uruguay dal 1973 ad oggi a cura di Marco Barberi Valeria Noli

Il sistema politico delL’Uruguay è caratterizzato da una certa stabilità, che si è interrotta soltanto in due occasioni: nel 1930 e nel 1973. Nel 1930, nel piccolo Paese sudamericano ci fu un colpo di Stato, ma fu molto particolare, perché lo organizzò lo stesso Presidente della Repubblica, costituzionalmente eletto con il Partido Colorado, insieme alla Polizia e ai pompieri. Le Forze Armate restarono nelle caserme. Si verificarono anche episodi di violenza; l’ex Presidente, Baltasar Brum, anch’egli del Partido Colorado, si immolò, con l’intento di provocare uno shock collettivo, un allarme nella società, volendo generare un moto di rifiuto verso l’attentato alla democrazia. Un altro dirigente politico dello stesso partito, Julio César Grauert, fu colpito da alcuni proiettili e lasciato ferito in mezzo a una strada mentre partecipava ad attività clandestine contro la dittatura. Secondo diversi politici e storici, Grauert sarebbe diventato un importante leader con una militanza politica radicale a favore delle classi più umili.

Il secondo colpo di Stato, quello del giugno 1973, è stato un incubo e ha prodotto ferite molto gravi, molte delle quali sono ancora aperte; ancora oggi si chiede giustizia per le violazioni dei diritti umani che si verificarono ai danni di centinaia di prigionieri, torturati, assassinati, e ‘desaparecidos’. Una legge approvata dai due partiti tradizionali dopo il ritorno alla democrazia ha reso impossibile processare i responsabili.
A sostegno di questa legge, è stata addotta la ragione che, qualora i militari citati in giudizio non si fossero presentati, ne sarebbe derivato un delitto di oltraggio alla corte, capace di minare la stabilità della democrazia solo da poco riacquisita.

La questione in realtà è più complessa. L’Uruguay era entrato in un periodo di crisi verso la fine del decennio del 1950. Gli anni della seconda guerra mondiale e del conflitto in Corea avevano rappresentato per il Paese un periodo di ‘vacche grasse’. L’Uruguay esportava i suoi prodotti di prima necessità, molto richiesti, in Europa e in diversi altri Paesi: fondamentalmente si trattava di carne, lana e cuoio.

Il crollo della domanda e dei prezzi di quei prodotti condusse, verso la fine degli anni Sessanta, a una crisi caratterizzata da gravissime tensioni sociali, con le mobilitazioni di operai e studenti che furono represse dalla Polizia. In tali scontri, nell’agosto 1968, è morto il primo martire studentesco in Uruguay, Líber Arce, un giovane militante comunista che frequentava la facoltà di Odontoiatria presso la Universidad de la República.

Al Governo c’era il Presidente Jorge Pacheco Areco che, secondo i suoi detrattori, applicava le ricette recessive imposte dal Fondo Monetario Internazionale.

Alcuni anni prima, nel 1962, sulla scia del trionfo della Rivoluzione Cubana, vari settori, appartenenti soprattutto alla classe media, si erano organizzati in quello che in seguito è divenuto il movimento dei Tupamaros, che negli anni avrebbe acceso la guerriglia urbana affrontando il Governo di Pacheco, eletto democraticamente, ma che, secondo storici e molti politici, sarebbe poi sfociato in un vero e proprio ‘regime’ con costanti violazioni della costituzione e delle leggi, totale mancanza di trasparenza sulle decisioni del Parlamento e un crescente uso della repressione. I Tupamaros volevano far cadere il Governo e formare un ‘Governo popolare’ seguendo le orme dell’allora giovane Rivoluzione Cubana. Oggi i Tupamaros sono una parte importante del Governo. Il Presidente José Mujica è stato uno dei loro principali dirigenti, ma ciò non significa che i due governi del Frente Amplio siano orientati verso la sinistra radicale. I Tupamaros subiscono ancora pesanti critiche, per il fatto di essersi ‘sollevati con le armi’ contro un Governo democratico e per aver cercato di abbatterlo.

A quel tempo il Governo aveva due fronti aperti: uno contro il cosiddetto movimento popolare, formato dai Sindacati e dalle corporazioni operaie e studentesche, oltre che da partiti politici, fondamentalmente di sinistra, il quale opponeva resistenza alle politiche economiche che danneggiavano i livelli di vita di ampi settori popolari, nonché della classe media.

L’altro fronte era rappresentato dai Tupamaros e da altri gruppi simili di minore importanza, che cominciarono col denunciare pubblicamente i casi di corruzione, per passare poi ad assaltare banche e aziende e, per finanziarsi, a sequestrare personalità di rilievo della politica nazionale e internazionale, imprenditori, ambasciatori, nonché ad eseguire azioni violente tra cui il sequestro e l’omicidio di Dan Mitrione, un agente dei servizi segreti statunitensi che addestrava la Polizia locale insegnando metodi di tortura.

I Tupamaros arrestati, però, evadevano spesso dalle carceri, così il Presidente Pacheco, nel dicembre 1971, decise di ordinare alle Forze Armate la loro repressione. Nel febbraio di quello stesso anno, nel bel mezzo di un clima molto violento sotto un punto di vista sociale e politico, era stato fondato il Frente Amplio, formato dai partiti storici della sinistra, come il partito Comunista, quello Socialista e quello Trotskista, ma anche dalla Democrazia Cristiana e da eminenti dirigenti, senatori e deputati dei due partiti tradizionali. Fin dall’inizio le redini le reggeva il generale a riposo Líber Seregni, proveniente dal Partito Colorado e che aveva rinunciato al massimo grado dell’Esercito dopo essersi trovato in disaccordo con le politiche repressive del Presidente Pacheco.

Il 26 marzo 1971 la nuovissima forza politica organizzò il suo primo atto di massa, dimostrando che ‘l’unione fa la forza’, e che lo scenario politico era cambiato, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Alle elezioni di ottobre 1971 parteciparono il Frente Amplio appena costituito e un Partido Nacional con la tutta forza di un nuovo leader, Wilson Ferreira Aldunate, uno dei politici di maggior peso durante gli anni del Governo Pacheco (e poi della resistenza alla dittatura). Ferreira Aldunate aveva promosso la sua azione politica di opposizione in tutto il mondo, accanto a dirigenti della sinistra, anch’essi esiliati.

L’altro candidato forte era Juan María Bordaberry, il ‘delfino’ di Jorge Pacheco Areco, che cercò di essere rieletto alle elezioni nazionali passando per una riforma costituzionale; ma non ebbe successo e così la costituzione in vigore -che impediva la rielezione per due mandati consecutivi- non fu modificata. In seguito alla vittoria elettorale del Partido Colorado, Bordaberry, dirigente dell’imprenditoria rurale e già parlamentare del Partido Nacional, assunse la presidenza, il 1º marzo 1972.

Le tensioni sociali e il confronto con i guerriglieri intanto aumentavano. Il 14 aprile di quell’anno i Tupamaros uccisero diverse persone, civili e militari, accusate di far parte di uno ‘squadrone della morte’, responsabile dell’omicidio di militanti guerriglieri.

La risposta a questa azione di Tupamaros fu la dichiarazione di uno ‘stato di guerra interna’ e la definitiva sospensione delle garanzie individuali, già sospese dal precedente Governo, con una votazione parlamentare congiunta di ‘bianchi e rossi’. In quei giorni le forze armate uccisero brutalmente otto militanti del Partito comunista, all’interno di una delle sedi del partito – che a quel tempo era legale, e rappresentato in Parlamento.

Nel mese di ottobre 1972 i militari dissero di aver ‘smantellato’ i Tupamaros e totalmente distrutto il loro Esercito, incarcerando i loro leader. Durante questi mesi sulle effettive circostanze dei fatti circolava ben poca informazione, ma sembra si siano svolti dei negoziati tra leader Tupamaros e alti ufficiali militari.

Settori delle forze armate, in quegli stessi mesi, indagavano su alcuni imprenditori che i Tupamaros definivano corrotti e si iniziò a parlare di una possibile ‘peruvizzazione’ delle Forze Armate. A quel tempo in Perù si stava sviluppando il processo ‘nazionalista e progressista’ del generale Juan Velasco Alvarado, che portò al rovesciamento del Governo del Presidente Fernando Belaiinde, democraticamente eletto. Una situazione simile riguardava anche il Governo del generale Juan José Torres, in Bolivia.

Nel febbraio 1973, l’Esercito e Aviazione non riconobbero l’elezione di un Ministro della Difesa imposto dal Presidente Bordaberry, accusandolo di volerli ‘politicizzare’ e si diedero a occupare luoghi pubblici e mezzi di comunicazione emettendo regolari comunicati, in quello che è stato definito come un chiaro tentativo di golpe. L’Esercito non aderì alla rivolta e occupò la città vecchia di Montevideo, offrendo al Presidente la propria fedeltà alle istituzioni democratiche.

Bordaberry invitò i cittadini a esprimergli chiaramente il loro sostegno, ma nessuna folla si raccolse a Piazza Indipendenza, davanti al Palazzo del Governo. Né tantomeno si fece vivo alcun politico dei partiti tradizionali. La solitudine di Bordaberry era molto evidente. Il Parlamento non si riunì per discutere di quello che stava accadendo e non fu rilasciata alcuna dichiarazione.

Diversi settori del Frente Amplio, nel frattempo, si erano lasciati sedurre dai piani dei militari ribelli, in particolare da quelli contenuti nei ‘comunicati 4 e 7’, dove si segnalava che l’esercito non era il ‘braccio armato dell’oligarchia’, che bisognava dare ‘terra a chi lavora’ e altre enunciazioni tipicamente e storicamente di sinistra. Questo condusse il giornale del Partito comunista a scrivere editoriali che guardavano in modo favorevole all’azione dei militari. Questo è un tema rimasto irrisolto, nel Frente Amplio, e su quella reazione non è mai stato sollevato un dibattito aperto, finora.
Alcuni dicono, anche da sinistra, che i comunicati erano un’operazione di intelligence delle forze armate volta a ‘intorpidire’ il ‘movimento popolare’. Bordaberry negoziò con i militari e restò in carica, superando la crisi istituzionale. La tensione proseguì, rendendo necessario per il parlamento mettere fuori legge molti partiti tradizionali e di sinistra, accusati dai comandanti militari ribelli di essere ‘i capi politici’ di Tupamaros.

Il Parlamento la interpretò come una pressione per abbattere la democrazia, e rifiutò di ‘consegnare’ i politici ai leader militari. Il 27 giugno 1973, appena quattro mesi dopo il suo accordo con i militari conosciuto come ‘il patto di Boiso Lanza’. Il Presidente Bordaberry fece un colpo di Stato con i militari. Sciolto il Parlamento, iniziò una feroce repressione, non contro i Tupamaros, già imprigionati e neutralizzati, ma contro lavoratori, studenti attivisti e sostenitori.

La central única de trabajadores (CNT, il sindacato centrale di sinistra) quella stessa notte rilanciò lo sciopero generale, proclamato senza scadenza, che durava già da diversi anni. Negli anni Sessanta, un ‘tintinnare di sciabole’ e la possibilità di un colpo di stato avevano convinto il sindacato a decidere il ‘blocco e l’occupazione delle fabbriche e dei luoghi di lavoro’, come modo per isolare la dittatura e prevenire il suo consolidamento.

Lo sciopero generale durò 15 giorni. I militari cacciavano i lavoratori che cercavano di occupare i loro posti di lavoro. La resistenza popolare alla dittatura fu seguita da tutto il mondo, con gesti di solidarietà espressi da partiti e sindacati di diversi paesi. Il 9 luglio, il movimento popolare che sosteneva lo sciopero generale chiamò una grande manifestazione nel centro di Montevideo, dove molte migliaia di partecipanti furono uccisi, picchiati, bersagliati con gas lacrimogeni e migliaia di loro furono arrestati. Tra loro c’era anche il leader del Fronte Ampio, generale Liber Seregni, fu arrestato per uscire di prigione mesi più tardi ed essere nuovamente arrestato e poi tenuto in prigione fino quasi alla fine della dittatura.

Gli undici anni di dittatura furono anni di lotte clandestine, resistenza e mobilitazioni, in patria e all’estero. Wilson Ferreira Aldunate, leader del Partido Nacional, lasciò il Paese e con suo figlio, il senatore Juan Raúl Ferreira, creò Convergencia Democrática un gruppo integrato anche da dirigenti del Frente Amplio, andati in esilio subito dopo il golpe. Riuscirono a far conoscere al mondo ciò che stava accadendo nel piccolo stato dell’Uruguay, incontrandosi con presidenti, capi di Stato, parlamentari e membri di tutti i settori sociali.

Si svilupparono grandi campagne di solidarietà e sostegno alla lotta contro la dittatura.

Il lungo braccio della dittatura uruguaiana, partecipe del piano Condor (responsabile delle dittature del Cono Sud), portò al sequestro, alla scomparsa e all’uccisione di decine di uruguaiani, soprattutto residenti in Argentina. In quel paese furono uccisi gli ex parlamentari Zelmar Michelini, leader del Frente Amplio, Héctor Gutiérrez Ruiz, ex Presidente della Camera dei Deputati appartenente al Partito Nazionale, e due militanti di sinistra. Non furono i soli. Ci furono sequestri di bambini, attivisti, trasporti illegali dall’Argentina all’Uruguay nei ‘Voli della morte’. La maggior parte dei morti sono stati uccisi e sepolti in aree militari e restano, ad oggi, desaparecidos.

Tra il 1985 e il 2005, per 20 anni, i partiti tradizionali governarono tramite accordi o coalizioni che coinvolgevano anche i Ministeri e le altre agenzie statali.


 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->