giovedì, ottobre 18

Brett Kavanaugh confermato: un altro successo per Trump? E' il secondo giudice ad essere stato nominato dall’attuale Presidente

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La conferma di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema da parte del Senato degli Stati Uniti rappresenta un successo importante per Donald Trump, successo che acquista un valore ancora maggiore dopo lo scandalo finanziario che ha colpito il Presidente negli scorsi giorni. Dopo Neil Gorsuch, confermato alla Corte nell’aprile dello scorso anno, Kavanaugh è il secondo dei nove giudici che la compongono ad essere stato nominato dall’attuale amministrazione e con il suo arrivo rafforza notevolmente l’inclinazione a destra dell’organo. Oggi, cinque giudici della Corte sono di nomina repubblicana (oltre a Gorsuch e Kavanaugh, il Cheif Justice John Roberts, nominato da George W. Bush, il decano, Clarence Thomas, nominato da George H.W. Bush, e Samuel Alito, anch’egli nominato da George W. Bush) contro quattro di nomina democratica (Ruth Ginsburg e Stephen Breyer, nominati da Bill Clinton, e Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, nominate da Barack Obama). Tuttavia, anche se sul piano formale nulla appare cambiato (prima di Gorsuche e Kavanaugh i loro scranni erano occupati da Antonin Scalia e Anthony Kennedy, entrambi nominati da Ronald Reagan), l’approccio dei nuovi giudici è molto più rigido su varie questioni, specie rispetto alle posizioni ‘anomale’ sinora tenute dal Chief Justice Kennedy.

Considerato un ‘originalista’ (fautore, cioè, di un approccio interpretativo che mira a privilegiare le possibilità che più si avvicinano all’‘obiettivo’ del testo costituzionale, al suo ‘ragionevole’ significato originario o all’intenzione storica dei padri costituenti), Kavanaugh si colloca nel filone che è già di Gorsuch e Thomas, e che era stato, a suo tempo, di Antonin Scalia. Sul piano giurisprudenziale, le sue posizioni sono considerate, all’interno della Corte, meno conservatrici solo rispetto a quelle del ‘falco’ Clarence Thomas. Il fatto che le pronunce di Kavanaugh, quando sottoposte al giudizio della Corte, siano state confermate nella stragrande maggioranza dei casi è visto come un’altra prova del suo peso e della sua possibile influenza futura. Infine, il fatto che sia il secondo giudice più giovane fra quelli che compongono la Corte, è visto come segno del peso duraturo che la sua nomina potrà avere. Al momento, Kavanaugh e Gorsuch nati rispettivamente nel 1965 e nel 1967, sono, infatti, i due giudici più giovani di un gruppo conservatore già relativamente giovane (61 anni d’età media conto gli oltre 71 dei quattro giudici di nomina democratica) e che potrebbe ulteriormente rafforzarsi nel caso in cui l’ormai ottantacinquenne giudice Ginsburg dovesse rinunciare allo scranno nei prossimi due anni.

In passato, la possibilità che la Ginsburg o l’ottantenne Stephen Brayer rassegnassero le dimissioni per consentire a un Presidente democratico di procedere alla loro sostituzione era stata più volte ventilata, anche se né in un caso né nell’altro si era arrivati a passi concreti. Oggi, proprio il rischio che i loro seggi possano rendersi vacanti rappresenta il principale timore del partito dell’asinello. Esponenti della corrente ‘liberal’ della Corte, la Ginsburg e Brayer costituiscono i maggiori contrappesi – sia in termini di filosofia giuridica, sia di pronunce concrete – a un nuovo rafforzamento del blocco conservatore; un elemento centrale se tiene conto del ruolo che le pronunce di Corte Suprema hanno nel vincolare le decisioni delle corti inferiori e di come – attraverso il meccanismo di controllo di conformità costituzionale – la Corte stessa possa influenzare pesantemente la produzione legislativa. Non a caso, già in passato, a cambiamenti nella composizione della Corte Suprema hanno corrisposto importanti cambiante in campo legislativo; ad esempio, nel caso dell’uscita di scena dei giudici Sutherland e Van Devanter (1937-38), che ha svolto un ruolo centrale nel permettere l’adozione su larga scala delle politiche del New Deal, sino allora osteggiata dalla maggioranza conservatrice con il sostegno del giudice Owen J. Roberts.

Donald Trump ha, dunque, in mano le chiavi della Corte Suprema? E’ un’affermazione forse eccessiva. Nominati a vita, i giudici che compongono l’organo hanno dimostrato in più occasioni la loro autonomia dal potere politico che li ha nominati. Su vari punti, il Chief Justice Roberts si è pronunciato in modo difforme dai principi conservatori, tanto da essere considerato, oggi, il vero arbitro nella competizione in atto fra le due correnti della Corte. Indubbiamente, il voto del Senato che ha portato Kavanaugh sullo scranno già occupato dal giudice Anthony Kennedy è l’ennesima conferma della polarizzazione che caratterizza, oggi, la scena politica statunitense. Le ragioni che hanno spinto l’aula del Senato a votare a favore del discusso candidato presidenziale sono, tuttavia, diverse e in molti casi sembrano avere a che fare più con una valutazione degli interessi a lungo termine del partito che con il consolidamento di una ‘linea trumpiana’ dentro al GOP. In questo senso, le ragioni che hanno portato alla conferma di Kavanaugh appaiono molto banali: un GOP in difficoltà vede all’orizzonte la possibilità di garantirsi una solida – e duratura – maggioranza alla Corte Suprema. Un’occasione troppo ghiotta per lasciarla sfuggire, al di là delle divergenze che pure continuano a travagliare i rapporti fra la Casa Bianca e Capitol Hill.

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