giovedì, Agosto 5

Brasile, un partito nuovo all’orizzonte

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I due partiti politici più seguiti sulle reti sociali sono, come ci si può aspettare, quelli più importanti in Brasile, i più tradizionali: PT e PSDB. Il terzo posto in classifica, anche se ufficialmente non esiste perche aspetta di essere approvato dal Tribunale Superiore Elettorale, è occupato dal Partido Novo. Un partito nuovo, appunto, che si prepara alla disputa per le elezioni del 2016 di assessori e prefetti.

Tra gli obiettivi del nuovo soggetto politico quello di ridurre la grandezza degli stati, stimolare l’iniziativa privata, semplificare le imposte, eliminare i privilegi sociali e le discriminazioni razziali. Il fondatore e presidente del Partido Novo, Joao Dionisio Amodeo, di 52 anni, è un consigliere della banca Itaù e dell’impresa Joao Fortes Engenharia.

 

Che pensa dei partiti politici di oggi in Brasile?

Esiste una grande confusione, tanta incoerenza rispetto a quello che la destra e la sinistra rappresentano. Io credo che il dibattito migliore, quello più utile e produttivo, debba focalizzarsi sugli ideali e i valori, non sugli stereotipi.

Il Partido Novo viene da tutti identificato come “non di sinistra”. Potrebbe finire per essere associato a chi chiede il ritorno del regime militare…

No. La decisione difficile di montare un partito dimostra la nostra fiducia nelle istituzioni democratiche e nello stato di diritto. La nostra difesa delle libertà individuali si oppone direttamente a chiunque creda nell’idea di controllo militare. Oltre a questo, sin dall’inizio di questo progetto abbiamo messo in risalto che non esistono scorciatoie per costruire qualcosa di sostenibile. Il cambiamento passa attraverso la comprensione e l’accettazione di principi e valori veicolati dalla nostra società. Saranno gli individui coscienti, attraverso il loro voto, che trasformeranno il futuro di tutti.

Quali sono i valori del partito?

Uno dei principali è che nulla che sia fornito dallo stato è gratuito. Tutti i giorni i nostri leader politici sono ben felici di vendere la promessa di innumerevoli benefici, ma non ci fanno sapere come questi benefici saranno pagati o, peggio , lasciano intendere che saranno altri a pagarli. Purtroppo però questa possibilità non esiste. E’ un’illusione. Non esiste nulla di gratuito e i conti maggiori arrivano con interessi alti soprattutto per le classi più povere. Il nostro obiettivo è quello di dimostrare che la fattura di tutto ciò che si sta facendo oggi arriverà e che quanto prima riusciremo ad invertire questo processo, meno dolorose saranno le conseguenze. Quando un governo spende senza controllo, ci si accorge immediatamente che la coperta si accorcia. E’ successo proprio questo all’inizio dell’anno, quando il Ministero delle finanze ha proposto l’aumento delle imposte sulla birra per compensare gli aiuti forniti al settore elettrico. Secondo noi il governo deve spendere meno e lasciare spazio ad individui e imprese. Promuovere iniziative private è qualcosa che fa parte della politica del Partito dei Democratici, di vedute liberali… Tra i loro obiettivi non vedo quello di ridurre gli stati. A parte questo siamo fortemente a favore della “de-statalizzazione” delle imprese. Crediamo che il governo non debba far parte di alcuna compagnia, di alcun settore.

Perché parla di “de-statalizzazione” e non di “privatizzazione”?

Preferisco usare questo termine perche teoricamente le imprese sono già private. E’ naturale. Preferisco parlare di de-statalizzazione.

Qual è il suo pensiero rispetto alle differenze sociali e razziali?

In Brasile il concetto di diritti viene spesso confuso con quello dei privilegi. Le differenze che esistono nei servizi pubblici e nelle facoltà e il trattamento differenziato per le minoranze sono esempi di misure che sottraggono valore al principio costituzionale sulla base del quale siamo tutti uguali. Dividono la popolazione e creano incentivi affinchè i gruppi si organizzino per chiedere benefici. Sono contrario a dividere la società, così come a stabilire privilegi di sorta, Tutti devono essere uguali davanti alla legge.

Questo però sembrerebbe un discorso di sinistra…

Questa è la dimostrazione che è difficile definire e inquadrare il nostro partito: liberale, di destra, di sinistra. Abbiamo valori di diverso tipo.

Lei è contrario alla Borsa famiglia istituita dal Pt?

No. Dal punto di vista costi-benefici credo sia il migliore programma dello stato. Il costo è basso, 25 miliardi di reais. Il maggiore merito della Borsa Famiglia è fornire denaro a persone che decidono come usarlo, in che modo usarlo. Possono comprare cibo nei supermercati o abiti di cui necessitano, nella rete privata. Non c’è stato bisogno che il governo costruisse supermercati e comprasse alimenti. Questo modello è molto simile a quello che noi vorremmo promuovere nei settori della salute e dell’educazione, affinchè i più poveri ricevano aiuti finanziari, cioè un voucher attraverso il quale scegliere la scuola migliore per i propri figli e l’ospedale in cui andare a curarsi. Non c’è bisogno che il governo crei collegi, cliniche, né che contatti insegnanti nuovi o medici. L’unico problema della Borsa famiglia è quello di non avere un programma definito. Alla fine: esiste per sottrarre le persone alla povertà o per lasciarle lì? Per quanto mi riguarda, l’obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre il numero di chi ne ha bisogno.

Quindi qual è stato secondo lei lo scopo della Borsa Famiglia?

La mia impressione è lo scopo sia stato quello di mantenere il popolo nella povertà. Lo dico perché il governo gioisce sempre quando viene a sapere che il numero delle persone che sfruttano il provvedimento cresce.
Il Partido Novo ancora non è stato registrato al Tribunale Superiore Elettorale. Ha paura che una futura eventuale riforma politica possa creare una clausola che impedisca al Novo di andare avanti?
Non è una mia preoccupazione. Certo ci dispiacerebbe se una norma venisse creata per impedire l’alternanza di potere.

Molti si preoccupano per la proliferazione eccessiva dei partiti…

Il problema del Brasile non è l’aumento del numero dei partiti. Per un gruppo che ancora sta ingranando, che non funziona come gli altri al 100%, è stato difficile creare un partito dal nulla. Abbiamo raccolto 1 milione di firme in 17 stati brasiliani per averne la metà approvate dai municipi elettorali. Il fatto è che molti partiti sono approvati perché sono incentivati dallo stato stesso, attraverso fondi specifici. Questo è un esempio di come non si devono gestire le imposte. Il cittadino non dovrebbe pagare per un gruppo per il quale non sente fiducia. Il finanziamento di ogni partito dovrebbe arrivare dai suoi stessi elettori, da chi lo appoggia.

Ma se i candidati del Novo dovessero vincere le elezioni riceverebbero i fondi in qualche modo, no?

In questo caso li useremo per organizzare campagne contro l’esistenza di questi fondi.

Il governo del Pt ha parlato molto della possibilità di realizzare un referendum popolare sulla riforma politica, anche se il contenuto non è stato ancora definito. Lei è a favore di questo tipo di pratica?

Negli stati di federazioni, plebisciti e referendum potrebbe essere un’alternativa valida per questioni oggetto di forti polemiche e di difficile soluzione, come l’aborto. Tuttavia, quando questo impeto si verifica immediatamente dopo una campagna elettorale in cui davvero poche idee sono state mostrate e valorizzate, la proposta sembra più una manovra del governo per realizzare misure di proprio esclusivo interesse, senza la reale partecipazione delle istituzioni democratiche.

Qual è la posizione del Novo rispetto all’aborto e alla legalizzazione delle droghe?

Sono argomenti importanti, ma non sono prioritari nella nostra agenda. La nostra attenzione è rivolta al miglioramento dello stato e ai servizi della salute, educazione e sicurezza.

Ma qual è la sua opinione su questi temi?

Sono a favore dell’aborto nelle situazioni prevista dalla legge, come nel caso di vittime di stupri e rischi di vita per le madri. Sulle droghe sono contro la criminalizzazione che considero una forma inefficiente e costosa per combatterne il consumo.

 

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