venerdì, Settembre 24

Brasile, un Paese appeso all’impeachment

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Rio de JaneiroCi mancava solo l’impeachment, diciamolo. Perché la crisi economica, il crescente malcontento popolare, le mancanze nel settore della sicurezza pubblica, della scuola e della salute non erano sufficienti a rappresentare il Brasile attuale. Il Presidente della Camera Eduardo Cunha, alleato di governo della Rousseff, ha deciso di accogliere la richiesta di impeachment presentata mesi fa dal fondatore del partito di Dilma, il PT, Helio Bicudo. ‘Indignata’ la Rousseff: «Non ho commesso alcun atto illecito, non ho conti all’estero. Non sono una ladra», ha detto. E per dimostrarlo al mondo intero il suo partito ha annunciato di ricorrere al Supremo Tribunale Federale. L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva si è detto anche lui ‘indignato’ per il sì del presidente della Camera Eduardo Cunha alla richiesta di impeachment. E accusa Cunha di aver «anteposto interessi personali a quelli del Paese». «La cosa migliore sarebbe che questa pazzia combinata da Cunha non avesse seguito. Ma bisogna deciderlo presto» ha detto l’ex-capo di Stato

La richiesta di impeachment si basa sulle cosiddette ‘pedalate fiscali’ di cui la Corte dei Conti brasiliana ha accusato il governo lo scorso 8 ottobre. Per i giudici Dilma avrebbe truccato i bilanci dello stato per un totale di 106 miliardi di reais usando il denaro fornito dalle banche statali. A questo punto, però, viene da chiedersi perché Cunha, alleato di governo, abbia accettato di voltare le spalle al PT. Per vendetta, pensano in molti. E non è un’ipotesi da sottovalutare poiché la testa di Cunha è appesa alla decisione che prenderà nei prossimi giorni il Consiglio di Etica della Camera.

Nel corso dell’inchiesta sul caso Petrobras, infatti, è venuto fuori che il Presidente della Camera possiede quattro conti milionari mai dichiarati in Svizzera. «Frutto di investimenti africani nel settore delle carni in scatola» si è affrettato a precisare Cunha, anche se a crederci sono rimasti in pochi. A questo punto Pt, governo e Cunha arrivano a un accordo: il Pt promette a Cunha di sospendere il processo nei suoi confronti a patto che il Presidente della Camera blocchi la richiesta di impeachment. Però qualcosa va storto. O meglio, qualcuno va storto. Il cassiere di Lula, José Carlos Bumlai, il capo del governo e del PT al Senato, Delcidio do Amaral, e il miliardario André Esteves finiscono in manette e il figlio di Lula è indagato per aver intascato illecitamente diversi milioni di reais come ‘retribuzione’ per una legge ad hoc che avvantaggia il settore auto. Il presunto accordo si rompe. Il PT di Rui Falcao prende le distanze da Cunha e annuncia un processo per farlo decadere da presidente della Camera e da deputato per la vicenda dei conti svizzeri. Il giorno dopo Cunha accetta la richiesta di impeachment. Senza dubbio un colpo basso per il capo di stato, ma non troppo basso da farle male.

Gli alleati di governo sono certi di poter contare su almeno 200 voti contro l’ impeachment  e per affossare la richiesta ne bastano 171. In ogni caso la richiesta è stata accolta perciò il processo andrà avanti. Il Presidente della Camera riunirà una Commissione Speciale e la Rousseff avrà a disposizione ben dieci sessioni plenarie per presentare la sua difesa. Al termine delle sessioni la Commissione ne avrà a disposizione altre cinque per dare parere contrario o favorevole all’apertura del processo.

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