venerdì, ottobre 19

Brasile: tutti contro Bolsonaro? Brasile: al ballottaggio andranno Bolsonaro e Haddad. O la sinistra cambierà strategia oppure sarà vittoria netta per il candidato di destra

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Il Brasile ha votato: Jair Bolsonaro e Fernando Haddad sono i due candidati che si sfideranno al ballottaggio del 28 Ottobre. Chi sarà il Presidente per i prossimi quattro anni? Per saperlo, i brasiliani dovranno attendere ancora un po’, ma qualcuno crede già di avere la risposta.

Il candidato del PSL Bolsonaro ha collezionato quasi 50 milioni di voti, arrivando al 46%, contro i i 30 milioni di voti di Fernando Haddad (PL) stazionatosi al 29.3%. Al terzo posto, Ciro Gomes (PDT), con  poco più di 13 milioni di preferenze ottenute (12.5%). I risultati, quindi, hanno dato ragione ai sondaggi che hanno preceduto la giornata elettorale di ieri, sondaggi che già riflettevano il binomio pur se sottovalutando il divario, effettivamente, enorme. Tanto enorme che lo stesso Jair, per qualche istante, pare sia stato sicuro di farcela al primo turno. I risultati hanno mostrato inaspettatamente cospicue vittorie del Congresso da parte dei delegati di Bolsonaro, tra cui l’ex capo della polizia militare Olimpio Gomes, nonché, il suo direttore della campagna a San Paolo eletto al Senato.

I seguaci di Bolsonaro si sono radunati ieri sera fuori dalla sua casa sulla spiaggia, nella parte Ovest di Rio de Janeiro, per celebrare il risultato con fuochi d’artificio e barbecue fumanti. Molti di loro indossavano magliette con l’immagine di Bolsonaro e lo slogan ‘É melhor Jair se acostumando!’, una frase che si traduce approssimativamente con ‘È meglio abituarsi a Jair!’

Il Partito Social Liberale rappresentato dallo stesso, un tempo insignificante, è destinato, pare, a diventare la più grande forza del Congresso in seguito a quello che gli analisti hanno descritto come un «cambiamento sismico nella politica brasiliana». Un cambiamento che produrrà inevitabilmente dei cospicui effetti in quella che rimane la maggiore economia dell’America Latina. Se vi state chiedendo se sarà così e, soprattutto, come si è arrivati fin qui, la risposta è dietro l’angolo.

Dopo la conferma dell’esito, Bolsonaro ha affermato di voler unire il popolo, lavorando per mettere insieme i «frammenti» scaturiti dal precedente Governo di sinistra. Il Brasile non può «fare un altro passo a sinistra» perché, secondo lui, sarebbe già «sull’orlo del caos». Il candidato del PSL continua a giocare su quello che resta l’argomento principale della sua campagna elettorale che, finora, sta rivelando effetti decisamente positivi. Ha saputo cavalcare un’ondata di rabbia crescente contro il Partito dei Lavoratori di Lula -e di Fernando Haddad-, un partito che gli stessi sostenitori hanno a lungo incolpato per la recessione prolungata, l’aumento del crimine violento e, in ultimo -ma non per importanza- una corruzione diffusa.

Al concetto di unità si è rifatto anche Haddad: «Vogliamo unire le persone che danno attenzione a chi è più povero in questo Paese molto iniquo» ma le sue argomentazioni rischiano di restare nell’ombra. Haddad ha invitato i brasiliani a unirsi dietro di lui, avvertendo che la Costituzione del 1988 che ha sostenuto la giovane democrazia del Brasile sarebbe minacciata. Ha affermato, inoltre, di aver già parlato con altri tre candidati per unire le forze contro l’ala destra. «Il rischio in queste elezioni rimane molto alto. Vogliamo unire tutti i democratici in Brasile».

Ma cosa si prospetta ora? Dalle percentuali ottenute, si prospetta una facile ascesa alla presidenza di Jair Bolsonaro o le cose non stanno proprio così come appaiono?

Le strade dinanzi, secondo i più, sembrano essere essenzialmente due: o Haddad cambierà qualcosa -o qualcuno– nella sua strategia per recuperare consensi e giocare essenzialmente ad armi pari, o Bolsonaro sbaraglierà il suo avversario -con più o meno difficoltà-.

Brian Winter, redattore di ‘Americas Quarterly‘, ha affermato che l’evidente enorme supporto per Bolsonaro in parecchie aree del Paese era già un segnale di come potesse andare questo primo turno. «Questa idea che Bolsonaro può salvare il Paese e renderlo sicuro per le persone che camminano nelle strade di notte … è un’idea che sembra aver comprato la maggior parte dei brasiliani». I suoi 7 milioni di follower su Facebook la dicono lunga.

E Fernando? Winter ne è certo: Haddad, per ovviare a questa lacuna avrà dinanzi a sé non pochi ostacoli. Sta di fatto che, ora, la responsabilità più grande sembra averla il candidato del PT. Chi spera, infatti, che Haddad possa ancora vincere, crede anche che per farlo debba, come precisato su, cambiare qualcosa. Pare che un ruolo chiave nel convincimento popolare lo abbia anche avuto il prescelto potenziale Ministro delle Finanze di Jair: Paulo Guedes. Secondo gli esperti, ad esempio, se Haddad non dovesse scegliere un ministro ugualmente capace di attrarre i mercati, non potrà competere con la scelta dell’opposto.

Dovrebbe, a più grandi linee, garantire di poter impedire al Brasile di approdare verso quel tipo di Governo autoritario che Bolsonaro ha spesso promesso. E per garantire una simile alternativa, ci vuole ben altro di qualche attacco o di una parola urlata a gran voce.

Una delle opzioni potrebbe essere una coalizione. Ne ha parlato anche Heloisa Starling, storica brasiliano, che ha posto l’accento sulla necessità per Haddad di mettere insieme «una grande coalizione democratica» per evitare la «tirannia». «Non può essere solo una coalizione di sinistra – deve includere tutti coloro che sono pronti a difendere la democrazia, chiunque essi siano». E già ieri sera ci sono stati segnali da parte della controparte di Bolsonaro: «sono sempre stato dalla parte della libertà e della democrazia. Non ho intenzione di rinunciare ai miei valori». Lo ha  scritto Fernando su Twitter affermando di aver già parlato con tre dei candidati sconfitti ed aver aperto il dialogo.

Ed a proposito di coalizione, si pensa subito a Ciro Gomes, arrivato terzo con il 12,5% dei voti e, quindi, con il bagaglio di voti più interessante da portare dentro. Gomes, che ancora non si è espresso in merito, ha comunque affermato di non sostenere Bolsonaro: «Non lui, sicuramente!». Ha anche aggiunto di essere angosciato per la direzione che sta prendendo il suo Paese. «Una cosa che posso dirvi adesso [è che spero] di continuare a fare ciò che ho fatto per tutta la mia vita: lottare per la democrazia contro il fascismo», ha detto ai giornalisti. Che Gomes possa effettivamente considerarsi dentro, insomma, sembra essere qualcosa di probabile.

Ma come afferma Winter, rimane difficile credere che una tale alleanza sarebbe di per sé sufficiente; questa unione, infatti, rappresenterebbe un’unione nell’unica e solita direzione in cui la sinistra va e che non mira a garantire ciò di cui la popolazione ha probabilmente più bisogno. In altre, parole, nelle debolezze -persistenti- dei partiti di sinistra, rischia di ritrovare ancor più forza proprio il messaggio di Bolsonaro. Un messaggio che, a suo modo e per quanto discutibile sia, è comunque un messaggio che funge da traino, da attrattiva.

Haddad «farà appello per la democrazia», ​​prevede Winter. Ma il punto è proprio questo: siamo certi che la democrazia non abbia preso un’accezione quasi negativa in un Paese come il Brasile? E se fosse questo l’inverosimile problema? Se fosse questa l’incomprensione all’origine di tutti i problemi di consenso del PT?

La democrazia è diventata un «sinonimo di debolezza, caos e clemenza con i criminali e penso che gli appelli per la democrazia finiranno per rimanere inascoltati», commenta Winter. Gli oppositori di Bolsonaro, finora, hanno fondato i propri attacchi sulla sua figura, sul suo essere autoritario, sessista e quant’altro, senza focalizzarsi sul come abbattere quella strategia forte e d’impatto.  «La maggior parte delle persone che appoggiano Bolsonaro sanno esattamente di cosa si tratta a questo punto, proprio come la maggior parte degli elettori di Trump erano ben consapevoli del tipo di uomo che stavano eleggendo». La violenza, la mancanza di sicurezza, la corruzione: tutto ciò ha portato i brasiliani a covare un risentimento verso la vecchia classe politica, e conseguentemente, a cercare altrove l’alternativa. E’ facile scorgere il parallelo con quello che è accaduto negli Stati Uniti, da noi in Italia e in molti altri paesi.

Bolsonaro ha saputo rappresentare -finora- quella alternativa di cui i brasiliani hanno bisogno.  E se le sue promesse di «prosperità, libertà e famiglia» hanno colto visibilmente nel segno, la direzione di Haddad e della sinistra -«la via del Venezuela», come dice il rivale- sta fallendo e rischia una caduta in picchiata al secondo turno.

Dobbiamo quindi concludere che la strada di Bolsonaro verso la presidenza è in pianura? Forse no, ma ad un unica e chiarissima condizione.

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