mercoledì, Settembre 22

Brasile, se anche l'export si ferma field_506ffb1d3dbe2

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brasile export

Aspettando l’inversione di tendenza, il Brasile continua a fare i conti con una serie di squilibri economici piuttosto preoccupanti. I principali prodotti industriali brasiliani di esportazione negli ultimi anni hanno perso valore sul mercato estero. Questa condizione ha presentato al Paese un conto da pagare piuttosto alto: le vendite all’estero, incluse quelle dei prodotti più pregiati dell’industria brasiliana, hanno subito un calo vertiginoso già a partire dal 2011. A scoprire le carte è stato uno studio condotto dalla CnI, la Confederazione Nazionale dell’Industria brasiliana. In base alla ricerca, dei 25 prodotti realizzati dall’industria manifatturiera e considerati rilevanti sul mercato di esportazione del Brasile, appena 2 hanno mantenuto il peso e il valore di sempre e ben 16 hanno hanno perso il volume di vendita.

L’analisi del CNI ha preso in considerazione il numero di Paesi cui tali prodotti sono destinati dal 2004 ad oggi: ha calcolato la differenza tra l’anno in cui il Brasile ha registrato il maggior numero di esportazioni e l’anno scorso. Solamente il settore delle calzature e quello di alcuni apparecchi elettronici non hanno subito alcun tipo di riduzione; gli altri 23 prodotti sotto analisi, come aerei e automobili, hanno perso peso e attrattiva.

Le cose vanno peggio per camion e autobus che, in sette anni, hanno smesso di essere venduti in ben 20 paesi. Lo studio ha analizzato il percorso del 98% delle esportazioni di ogni singolo prodotto, escludendo valori con poca rilevanza economica per evitare di sovrastimare i mercati.

«L’industria sta perdendo in volume e valore e adesso è venuto fuori il peggio; ha perso anche in termini di destinazioni. Una volta eravamo competitivi, la manifattura era il nostro punto di forza, il nostro plus, dovevamo prenderci cura di questo privilegio». Così la pensa Carlos Abijaodi, direttore dello sviluppo industriale del CNI. La perdita di mercati può essere compensata in alcuni casi con l’aumento della vendita ai Paesi che restano nella lista dei clienti. Ma questo non è successo perché gli ordini dei Paesi rimasti in lista non sono stati sufficienti a compensare i mancati ordini dei Paesi che avevano interrotto i rapporti commerciali. Per questo i settori industriali relativi a ciascun prodotto hanno fatturato meno.

Per quanto riguarda l’esportazione totale delle manifatture l’anno scorso ha raggiunto i livelli del 2008, l’anno della crisi finanziaria globale: il 2013 si è chiuso con 4 milioni di dollari in meno nelle esportazioni. Secondo l’industria, la situazione riflette la perdita di competitività dei prodotti brasiliani e la lentezza delle imprese a risvegliare il mercato di vendita all’estero.

La crisi finanziaria ha condizionato l’economia di quasi tutti i Paesi del mondo: con meno richieste sulla piazza, la competizione è aumentata e i prezzi sono scesi. L’industria brasiliana si è riscattata sul mercato domestico che, stimolato dall’aumento del credito promosso dal governo, è tornato a dare impulso alla produzione brasiliana. Quando le vendite interne non erano sufficienti a supportare una crescita robusta le imprese si sono rese conto che all’estero la competizione diventava più che mai complicata.

Nel caso delle automobili, per esempio, il calo ebbe inizio poco prima della crisi nel 2006, ma peggiorò negli anni successivi. Il Brasile cessò di vendere a Paesi come Australia, Svezia, Germania, Francia, Portogallo, Corea del Sud e Grecia. Alla fine dei conti nel 2013 sono stati esportati 12.500 camion in meno rispetto al 2006, secondo l’Associazione Nazionale dei Fabbricanti di Veicoli (anfavea). Una volta perso il mercato diventa difficile recuperarlo.

Ma c’è un altro fattore a condizionare l’economia attuale del Brasile ed è il cosiddetto fattore A. A come Argentina. Quanto maggiore è la dipendenza di un mercato, maggiore è il rischio che un problema interno al Paese di destinazione pregiudichi gli esportatori. Oltre alla crisi si possono verificare aumenti di tariffa sulle importazioni o possono essere introdotte esigenze sanitarie che bloccano parte degli imbarchi. La crisi economica Argentina lo dimostra.

Poiché il mondo intero chiudeva le porte al prodotto brasiliano, il settore dei veicoli cominciò ad incrementare la sua dipendenza dal mercato vicino. La partecipazione dell’Argentina alla compravendita di camion e’ passata dal 36% del 2006 al 58% dello scorso anno. Approfittando della facilità tariffaria di questo mercato e della prossimità geografica, anche altre industrie hanno seguito lo stesso percorso, soprattutto il settore auto. Nel caso delle autovetture la partecipazione argentina nelle esportazioni brasiliane e’ passata dal 28% del 2005 all’88% del 2013. A ruota altri 7 settori scelsero di percorrere la stessa strada, ma quando l’Argentina ha affrontato la nuova e più recente crisi finanziaria, l’effetto sulla bilancia commerciale brasiliana e’ stato immediato. Fino a luglio 2014, comparando lo stesso periodo dello scorso anno, le vendite in Argentina sono calate del 22%.

 

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