sabato, Ottobre 23

Brasile, Schechter: impeachment come 'lotta fra cowboys'

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L’americano Peter Schechter ha dedicato una vita intera all’America Latina. 56 anni, direttore del Consiglio Atlantico Adrienne Arsht Latin America Center, ha passato gran parte della sua vita nei Paesi del Sudamerica. E’ stato consulente politico e ha gestito diverse campagne presidenziali e oggi è convinto che il Brasile possa maturare grazie all’attuale crisi politica che il Paese sta attraversando. Secondo Schechter il processo di impeachment che da pochi giorni tiene banco al tavolo del Governo non è altro che una ‘lite fra cowboys’ che serve solo a distrarre il Paese dai suoi veri problemi.

Vede la lotta alla corruzione come un ottimo esempio per l’intero Sudamerica e ritiene che una terza forza politica sia obbligata ad emergere da questa crisi. A detta sua, molti americani oggi considerano il Brasile un Paese ‘senza testa’, senza Governo.

“E’ penoso vedere come un Paese con tanti problemi come il Brasile, con tanti avvenimenti importanti registrati nel settore economico, politico e legale, la gente sia costretta ad assistere ad un film western. Quello che sta succedendo tra il Presidente della Camera dei Deputati Eduardo Cunha e il Presidente Dilma Roussef è un esempio di lotta libera fra due titani che non riescono a mettersi d’accordo sul futuro del Paese, che non trovano il modo di risolvere i problemi del Paese”.

Però Scherchter è ottimista. Prima di parlare di rischi tiene a sottolineare che alcune azioni brasiliane, soprattutto quelle giuridiche, rappresentano un vero e proprio esempio per l’America Latina.

“Il Brasile sta mostrando a tutti quanto sia importante separare e riconoscere l’autonomia dei diversi poteri di uno Stato. Oggi è in corso un grosso processo in cui sono coinvolti i ‘pezzi da 90’ del Paese, questo è qualcosa di ammirevole. Si, ai giudici si rivolgono accuse di eccessiva aggressività e accanimento nei confronti di alcuni personaggi, ma in linea generale all’estero, soprattutto negli Usa, si nutre una forte ammirazione rispetto a quello che sta accadendo in Brasile. Persone pagate dall’Esecutivo Federale stanno lavorando con grande indipendenza.
Tanto la polizia quanto il potere giudiziario stanno dimostrando di avere una grande competenza e, in base ai sondaggi che ho consultato, i brasiliani appoggiano e sostengono le indagini e l’indipendenza del potere dei giudici. Il politico che minaccia l’autonomia del giudice è un politico che mette a rischio la sua credibilità con gli elettori. Penso che i brasiliani non tollerino azioni che compromettono l’indipendenza e la capacità di agire della polizia e dei giudici”.

Per Scherchter non c’è alcun timore di una radicalizzazione del paese, nessuno all’estero pensa che il Brasile rischi l’ingovernabilità. “Il vero rischio è un altro. Essendo una potenza economica in crescita, il Paese non sta facendo nulla per conservare e prendersi cura della sua economia. Oggi ci si preoccupa di assistere alle liti tra politici, di posticipare decisioni difficili che devono essere prese quanto prima. Non c’è unità nazionale necessaria a permettere al Brasile di percorrere un cammino nuovo, diverso. Il paese in questo scenario non si sente obbligato ad occuparsi dei veri problemi nazionali. Ripeto: è troppo distratto dai problemi politici. La mia grande paura è che il Brasile faccia fatica a tornare ad essere la locomotiva economica che era fino a poco tempo fa, che perda il suo fascino economico e diplomatico. La sensazione all’estero è che il Brasile sia un paese decapitato, senza governo. C’è tanta gente che non vede nel Brasile un paese moderno. Non dimentichiamoci che negli Stati Uniti è successa la stessa cosa. Quando il processo di impeachment interessò il Presidente Bill Clinton il paese non ha ceduto completamente. I funzionari pubblici continuarono a lavorare, i pagamenti sociali non vennero interrotti. Il Brasile non sta cadendo a pezzi: esiste un problema politico ma non dobbiamo dimenticarci che il paese non si è fermato e non può fermarsi”.

Schechter conosce bene i problemi dell’America Latina intera e ritiene che i media contribuiscano molto all’immagine che la gente ha di ogni paese.

“I titoli sono i veri responsabili del panico. Le notizie sulla corruzione e l’impunità recano un grave danno all’immagine del Paese. Esiste un’onda di corruzione estesa che parte dal Sud, da Santiago del Cile, e attraversa tutta l’America del Sud fino a Città del Messico. Sembra che in Sudamerica si resti sempre impuniti. Ma il Brasile oggi rappresenta un’eccezione: è riuscito a punire chi ha commesso reati, questa è una grande conquista per un Paese del Sudamerica. Il Brasile è l’eccezione che simbolicamente è più importante per il continente. E’ chiaro che il continente sta passando un momento difficile, non c’è dubbio. Però sono molto ottimista. Il mondo ha bisogno di produrre alimenti per 8 miliardi di persone, stiamo cominciando ad assistere ad una crisi globale dell’acqua e la soluzione a questi problemi passa per l’America Latina. Ne sono certo”.

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