giovedì, Maggio 13

Brasile, Rousseff e Neves al ballottaggio Trovato ad Hong Kong punto d’incontro tra manifestanti e governo

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Dilma Rousseff  sicurezza

I risultati ufficiali delle elezioni presidenziali in Brasile sono arrivati al 99,6% delle schede conteggiate lasciando per ultime solo le provincie più periferiche. Dilma Rousseff ha fatto schizzare al 41,5% i votanti di sinistra rischiando più volte di vincere l’ambito seggio ma il 33,6%  del conservatore  Aecio Neves costringe entrambi i partiti Pt (Partito dei Lavoratori) e il Psdb (Partito socialdemocratico brasiliano) per la quarta volta al ballottaggio il prossimo 26 ottobre. L’ecologista evangelica Marina Silva, che fino a pochi giorni fa i sondaggi indicavano come sicura sfidante di Dilma al secondo turno, è invece arrivata terza, come quattro anni fa. Anche se stavolta ha raccolto due milioni di voti in più del 2010: oltre 22 milioni. Un numero  importante che costringerà le maggiori coalizioni a considerare il suo punto di vista. Nelle fila del Partito Socialista brasiliano anche il senatore ex calciatore Romario considerato tra i più forti della storia del calcio, a lui il posto nella Camera Alta grazie ai suoi 4 milioni e mezzo di voti.

Dilma, nonostante il ballottaggio richiesto, ha già dedicato questa prima vittoria a colui che la presentò all’elettorato quando ancora non era conosciuta: Luiz Inacio Lula da Silva. “Senza il presidente Lula non sarei arrivata fin dove sono”. La risposta di Rousseff arriva già come una provocazione «non vogliono il ritorno di ciò che possiamo chiamare fantasmi del passato» ha riferito.

Nonostante il fuso orario quasi in contemporanea si è concluso lo spoglio anche in Bulgaria. Il partito conservatore Gerb con il 32,67% ha confermato la sua vittoria elettorale e si è lasciato dietro il Partito socialista (Bsp) al quale va il 15,41% e il Partito della minoranza turca Dps con il 14,83% dei voti. La Commissione elettorale avrà il compito di distribuire i 240 seggi del parlamento unicamerale di Sofia tra le altre coalizioni minori che hanno superato la soglia di sbarramento del 4%: il Blocco riformista (centrodestra) con l’8,88%, il Fronte patriottico (nazionalisti) con il 7,29%, Bulgaria senza censura (centrodestra) con il 5,7%, Ataka (ultranazionalisti) con il 4,52% e Abv (centrosinistra) con il 4,15%. Il presidente Rossen Plevneliev darà nei prossimo giorni l’incarico di formare un nuovo governo al leader del Gerb, Boyko Borissov.

Mentre le preoccupazioni per l’86enne Re Thailandese Bhumibol Adulyadej crescono a causa dell’operazione alla cistifellea che lo ha coinvolto ieri, si cerca già a una continuità di una Lesa Maestà che rischia di esser messa in discussione nello stato thailandese a causa di attivisti che già in svariate occasioni hanno tentato di alleggerire la più severa legge di protezione della monarchia al mondo.

Nel vicino Kashmir proseguono intanto gli scontri  tra indiani e pakistani. Questi ultimi avrebbero infatti presentato una protesta ufficiale contro l’India per l’uccisione di quattro civili e il ferimento di altri tre lungo il confine conteso nella regione himalayana. Le autorità pachistane hanno sottolineato che la violazione del cessate il fuoco è successa nel giorno di Eid al-Adha «senza il minimo rispetto per questa sacra festività». Si tratterebbe, secondo il governo pachistano, della sesta violazione dal primo Ottobre della tregua siglata nel 2003 tra i due eserciti.

L’Asia ha fatto parlare di sé negli ultimi dieci giorni anche per la “Umbrella Revolution” che ha portato oggi la calma nelle vie del centro di Hong Kong. Avrebbero infatti riaperto le scuole e le attività; i dipendenti del palazzo dell’esecutivo sarebbero tornati a lavoro e solo qualche centinaia di manifestanti manterrebbe le strade occupate nella speranza che non si spenga del tutto la protesta. Le richieste non sono state in nessun modo ascoltate da Leung di cui ne sono state richieste le dimissioni dal popolo. Il sottosegretario agli Affari costituzionali, Lau Kong Wa ha comunque dichiarato che sono disposti ad accettare di incontrare gli studenti: «Abbiamo convenuto su tre principi – ha detto Lau – il primo è che vi sarà più di un incontro, il secondo è che governo e studenti si troveranno su un piano di parità, il terzo è che, se si troverà un consenso, il governo eseguirà le decisioni».

Scontri di altra portata e che rasentano la guerriglia sono quelli che si stanno susseguendo in Libia da quando il gruppo islamico Anshar al-Sharia e Khalifa Haftar, ossia i soldati dell’esercito libico fedeli al generale libico in congedo, stanno contendendosi i territori attorno all’aeroporto di Bengasi. La battaglia ha raggiunto una portata che ha trasformato il terreno in molto fertile per l’attecchire dell’Isis. Il gruppo islamista Ansar al-Sharia ha infatti proclamato un emirato islamico nella città di Derna, nella Libia orientale come appendice del califfato tra Siria ed Iraq giurando fedeltà ad al-Baghdadi.

I confini dell’Is si estendono anche verso nord. Starebbero sventolando quest’oggi bandiere nere di miliziani islamici a Kobane, ad appena cinque km dal confine con la Turchia dove da giorni starebbero avvenendo importanti scontri tra le forze dello Stato Islamico e i peshmerga curdi dell’Ypg (Unità di Difesa del Popolo), il braccio armato del Comitato Supremo Curdo del Kurdistan siriano. Nella notte, per bloccare l’avanzata, sarebbero stati proprio affiliati all’Ypg ad aver catturato e ucciso venti jihadisti mentre tentavano di penetrare dai quartieri orientali col favore delle tenebre a Kobane. Una bandiera nera con la shahada, la professione di fede islamica rappresentante dei miliziani del califfato, è stata avvistata anche sul monte Arafat, vicino alla Mecca in Arabia Saudita, mentre centinaia di migliaia di fedeli musulmani espletavano i riti del Pellegrinaggio.

Sono stati pubblicati oggi alcuni estratti di una lettera scritta da un prigioniero dell’Is, inviata ai genitori da Peter Kassig in cui sostiene di “aver paura di morire” ma che comunque ha cercato“di alleviare la sofferenza e aiutare chi ha bisogno”. Ora però preferisce farsi chiamare Abdul Rahman. Secondo le sue righe e stando a quanto dichiarato dai genitori Peter avrebbe condiviso la cella in Siria –dove sarebbe andato da soldato- con un altro prigioniero molto devoto all’Islam fino a convincerlo alla conversione. Kassig avrebbe visto da vicino l’orrore della guerra, in quanto da soldato era stato inviato in Iraq tra l’aprile e il luglio del 2007. Ma una volta congedato dall’esercito per motivi sanitari, nel 2012 aveva deciso di fondare un’organizzazione di aiuto alle vittime dei conflitti armati. E’ sparito in Siria da un anno e si troverebbe nelle mani dell’Is ma da musulmano. 

 

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