sabato, Aprile 17

Brasile, proteste contro il governo Rousseff

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Rio de Janeiro – I numeri devono far riflettere. Bene e a lungo. Perché di partecipazioni così ampie in Brasile non se ne vedono tutti i giorni. Questo il governo Rousseff lo ha capito ed è per questo che ultimamente nei corridoi del Planalto si respira un’aria più tesa del solito.

Il popolo brasiliano è sceso in piazza, un’altra volta, per chiedere l’impeachment del presidente Dilma Rousseff e manifestare il proprio sostegno al giudice Sergio Moro, titolare in prima istanza della più grande inchiesta anticorruzione della storia di questo Paese, l’Operazione Lavajato. Un’inchiesta che coinvolge, per il momento indirettamente, l’ex Presidente Lula e di conseguenza anche il Presidente Dilma Roussef.

A Brasilia secondo la Polizia Militare circa 100 mila persone hanno occupato la piazza di fronte alla sede del Congresso. In base alle stime degli organizzatori della protesta, a Rio de Janeiro i manifestanti sarebbero stati più di un milione. 1 milione e 400 mila persone a San Paolo, secondo la Polizia militare. Il maggior numero di manifestanti dalle proteste del 2015. I brasiliani anti-Rousseff si sono riuniti anche all’estero, a Washington a New York e a Lisbona.

Il Planalto ha monitorato le proteste con attenzione e definito ‘considerevolmente espressivo’ il numero di persone in piazza. Talmente espressivo che il Presidente Rousseff si è sentita in dovere di commentare le manifestazioni attraverso una nota. «La libertà di manifestare è propria delle democrazie e deve essere rispettata da tutti» si legge. «Il carattere pacifico delle proteste avvenute in questa domenica dimostra la maturità di un Paese che sa convivere con opinioni divergenti e garantire il rispetto delle leggi e delle istituzioni».

Il nuovo leader del governo al Senato, Humberto Costa, si è detto convinto che le manifestazioni non saranno determinanti per l’avvio de processo di impeachment. «Esiste una forte resistenza da parte di chi si oppone al processo» ha detto. Costa, che ha assunto l’incarico in un momento storico delicato per la gestione del partito del governo (PT), si troverà ad affrontare diversi «errori di conduzione politica» commessi da una parte del governo.

A Rio de Janeiro il popolo ha rifiutato la partecipazione di qualunque politico. La moltitudine ha reagito urlando ‘Sem partito’, cioè ‘senza partito’, quando gli organizzatori hanno invitato i parlamentari presenti a presentarsi e parlare ai manifestanti. «Il movimento VEM PRA RUA difende una causa, non un partito» hanno sottolineato gli organizzatori della protesta a Rio, “ma è importante fare pressione sui politici affinchè votino a favore dell’impeachment  al Congresso”. “Nè a destra, nè a sinistra. Andiamo avanti. Questo è il messaggio che vogliamo far passare”: così Tatiana Gomes, designer carioca in piazza contro Dilma.

Insieme a Tatiana anche il militare Ricardo Bastos ha detto la sua: “Non sono a favore dell’intervento militare, come qualcuno tra di noi. Sono a favore delle istituzioni che lavorano. Sono contrario alla mancanza di rispetto nei confronti della Giustizia”. Chiaro il riferimento al Presidente Rousseff che si è schierata a favore di Lula, poche ore dopo la richiesta di carcerazione preventiva avanzata dal Pubblico Ministero di San Paolo nei confronti dell’ ex Presidente. “C’è ancora qualcuno che definisce elitaria questa manifestazione” ha ironizzato il medico Mario Perela. “La metropolitana era piena di gente proveniente dalla periferia e diretta alla manifestazione. Cercano in tutti i modi di dequalificare il nostro movimento. La nostra è una causa comune e prescinde dalle classi sociali”.

A San Paolo il sindaco Geraldo Alckmin e il senatore Aecio Neves sono stati aggrediti dai manifestanti. Entrambi avrebbero dovuto tenere un discorso a sostegno delle proteste, ma sono stati allontanati in fretta. Tra la folla diversi i cartelli con scritto ‘Fuori Aecio, fuori Alckmin’. A San Paolo come a Rio de Janeiro è stato il giudice Sergio Moro il personaggio più acclamato e omaggiato. Numerosi gli striscioni ‘siamo tutti Sergio Moro’. “Solo lui può salvare il Brasile, è il migliore” ha detto la fisioterapista Juliana Senoni, in piazza insieme agli altri. Doverosa la reazione di Moro che in una nota ha ritenuto necessario che «le autorità politiche e i partiti ascoltino la voce del popolo» e si impegnino a combattere la corruzione «eseguendo tagli, senza eccezioni, anche all’interno dei propri gruppi».

 

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