venerdì, Settembre 17

Brasile, pronti alla Coppa. O quasi Parliamo con il Colonnello Frederico Borges Caldas ma vediamo a che punto è il Paese a 24 ore dal via

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Frederico Borges Caldas Brasile Mondiale

A poche ore dal calcio d’inizio del Mondiali di Calcio 2014, più di uno in Brasile comincia a sentirsi sotto pressione. Il Colonnello Frederico Borges Caldas è uno di questi. Coordina 38 unità di polizia pacificatrice (UPP) distribuite su un totale di 265 favelas di Rio de Janeiro. Ha 50 anni, da 30 lavora in questo settore, la sicurezza di questo Mondiale dipende anche da lui, dal modo in cui sceglierà di gestire le favelas vicine ai centri di maggiore transito turistico E sa già che non sarà facile garantire l’incolumità di turisti e tifosi stranieri senza disturbare l’equilibrio già precario delle comunità. Questo perché le UPP ancora oggi, a 5 anni dalla nascita della prima, non sono ancora riuscite ad integrarsi nelle favelas; le unità di polizia pacificatrice sono percepite da molti come nemici del popolo, pedine mosse dal governo per “ripulire” le comunità. Perciò se fino a ieri poliziotti hanno fatto fatica a farsi accettare, adesso è ancora peggio.

Da domani, ci spiega il Colonnello, in ogni favelas saranno distribuiti quasi 500 militari in più al giorno. 500 poliziotti in divisa dotati di mitra, fucile a pompa e giubbotto antiproiettile schierati al confine fra favela e punti turistici, intorno al Maracanà, nei pressi di Ipanema e Copacabana. Se servirà a tranquillizzare i turisti in circolazione lo sapremo nel corso del Mondiale, di certo chi abita nelle favelas non gradirà il neonato cinturone di sicurezza. “Ma è necessario – continua il Colonnello Borges Caldas – dobbiamo garantire un Mondiale pacifico e sicuro. Sappiamo che qui si nascondono molti dei protagonisti delle manifestazioni che si sono verificate in Brasile e a Rio negli ultimi mesi. Dobbiamo monitorare i movimenti delle favelas per prevenire eventuali proteste”.

Già, le proteste. Le stesse che hanno paralizzato il Paese dalla Confederation Cup dello scorso anno fino ad oggi, la vigilia dei Mondiali. In piazza ci sono professori, funzionari pubblici, indios, studenti e senzatetto che protestano contro la Coppa e a favore dei propri diritti. Perché il denaro impiegato per la costruzione dei Mondiali, dicono, sarebbe dovuto servire ad altro. A finanziare istruzione e salute, per esempio, garantire condizioni di lavoro più dignitose e una casa a chi non ce l’ha. Invece circa 8 miliardi di euro sono serviti solo a costruire infrastrutture e stadi per la Coppa del Mondo 2014. O meglio 8 miliardi sono stati già stanziati, ma le infrastrutture sono ancora incomplete.

La partita di apertura del Mondiale si giocherà a San Paolo, nello stadio Arena Corinthias che non ha superato l’evento/test dello scorso primo giugno; i lavori probabilmente andranno avanti fino a poco prima del fischio di inizio. Vale lo stesso per l’Arena da Baixada, stadio del Paranà, dove fino a qualche giorno fa mancavano persino i posti a sedere. Secondo gli esperti della Fifa, poi, l’erba dello stadio Arena Pantana di Cuiabà non è a norma e potrebbe creare problemi già a partire dalla seconda partita: il campo potrebbe risultare danneggiato e mettere a rischio l’incolumità dei giocatori. Per preservarlo era necessario utilizzare una struttura di illuminazione specifica per il trattamento dell’erba. Ma non è stato fatto. Preoccupa anche il Maracanà di Rio de Janeiro: dalla Confederation Cup ad oggi nello stadio si sono giocate oltre 90 partite, ma il manto erboso non è mai stato riformato. Nella struttura Manè Garrincha di Brasilia il tappeto erboso è stato installato a blocchi, anche se la Fifa aveva chiesto di piantare i semi. E questo vale solo per gli stadi.

Riguardo alle infrastrutture pubbliche le cose non vanno meglio. Parte del tetto dell’aeroporto di Manaus è crollato meno di una settimana fa a causa della pioggia, i lavori di recupero sono in corso. Stando ai dati diffusi dal sito “Portal da Transparencia – Copa 2014” solo il 47% delle opere di riforma previste per l’aeroporto di Confins, nel Minas Gerais, sono state concluse. La struttura si prepara ad accogliere milioni di passeggeri brasiliani e stranieri diretti allo stadio di Belo Horizonte per assistere a 6 partite di Coppa. Per l’aeroporto di Porto Alegre erano previsti la ristrutturazione e l’ampliamento del terminal passeggeri entro dicembre 2013, poi entro maggio 2014. Oggi sono ancora in corso. A Fortaleza la più grande opera di mobilità pubblica prevista per agevolare il flusso turistico durante i Mondiali non è ancora pronta. Il 50% è ancora tutto da costruire.

Il primo giugno il Presidente Dilma Roussef ha inaugurato la nuova area di imbarchi internazionali del terminal 2 dell’aeroporto Galeao. La ristrutturazione dei terminal 1 e 2 è costata quasi 120 milioni di euro, ma i lavori non si sono conclusi. Ai giornalisti è stato impedito di accedere all’area in costruzione. Il BRT Transcarioca, cioè la corsia stradale esclusiva per gli autobus durante i Mondiali, avrebbe dovuto attivare sette linee e consentire il flusso di passeggeri dall’aeroporto internazionale a diversi punti della città. Peccato che adesso e fino alla fine della Coppa solo due linee saranno in funzione.

Questo, in sintesi, è lo sfondo della Coppa del Mondo, questo è il Brasile che accoglie uno degli eventi sportivi più attesi e seguiti di sempre. E nonostante l’evidenza, Il Presidente Roussef non smette di ripetere che il Paese è pronto e che tutto andrà come deve andare. Due giorni fa ha registrato un appello radiotelevisivo per rassicurare i brasiliani e turisti stranieri: «treino è treino, jogo è jogo», ha detto. Letteralmente: l’allenamento è una cosa, la partita è un’altra. Dilma ha voluto dire che adesso, ora che la coppa ha inizio, sono i pessimisti ad entrare da perdenti. Chi fino ad oggi ha protestato contro la Coppa criticando l’inefficienza degli aeroporti, la precarietà di alcuni stadi.

«Abbiamo raddoppiato la capacità degli aeroporti e costruito stadi perfettamente a norma. Non mancherà energia elettrica né durante il Mondiale né dopo». La partita più importante, d’altronde, la gioca lei. E’ opinione comune che la sua rielezione dipenda non solo dalla vittoria dei verdeoro, ma soprattutto dall’idea che il Mondo si sarà fatto di questo Paese. E allora, a prescindere dall’evidenza, bisogna trasmettere positività ed equilibrio, determinazione e sicurezza. «La nazionale brasiliana rappresenta l’intero Paese, sta al primo posto nella scala degli interessi del governo – ha continuato il Presidente – i nostri giocatori meritano strutture sportive moderne. Per questo le abbiamo costruite». Poi si rivolge direttamente alla nazionale: «Il Brasile vi ringrazia per quello che avete fatto per il popolo e per il Paese». Se il popolo è d’accordo lo sapremo tra qualche ora. Il fischio di inizio della Coppa del Mondo mostrerà a tutti se per il popolo brasiliano vale più lo sport. O la voglia di riscatto.

 

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