venerdì, ottobre 19

Brasile: occhio perché ad avanzare è la ‘Nuova Destra’ Non solo il Brasile ma tutta l’America Latina si sta spostando a destra? Vediamo cosa sta accadendo con Idelber Avelar, docente presso la Tulane University di New Orleans

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In Brasile è passata ormai quasi una settimana dal voto e il ballottaggio si avvicina. La domanda che molti si stanno facendo è: assisteremo ad una svolta definitiva verso destra? Jair Bolsonaro vincerà il 28 Ottobre? Una cosa è certa: qualcosa in America Latina sta cambiando. La sinistra pare stia cedendo il passo ad una destra sempre più forte di consensi. Qualche caso a parte, chiaramente: in Messico, ad esempio, salirà ufficialmente alla presidenza il 1 Dicembre Andres Manuel Lopez Obrador in un inversione di tendenza per il Paese rispetto agli ultimi anni. Ma questo sembra, a ben vedere, uno fra tanti.

E’ finita, dunque, l’epoca di Lula, di Nestor Kirchner, di Evo Morales e Rafael Correa?

Certo, qualcosa sta accadendo. Il Venezuela è in una complessa crisi politica ed economica; in Bolivia il quarto mandato presidenziale di Morales si è rivelato un sogno infranto; la Colombia ha svoltato a destra, stessa cosa per l’Argentina che ha eletto Mauricio Macri come Presidente, respingendo la vecchia forza dominante nel Paese. Un anno fa circa, anche il Cile ha svoltato a destra con l’elezione di Sebastián Piñera ed ora sembra essere arrivato il turno del Brasile, dopo l’uscita di scena del super amato Lula e di Dilma Rousseff.

Da qualche anno, insomma, la tendenza sembra chiara: i governi di sinistra stanno cedendo -malvolentieri, ovviamente, e velocemente- il posto a quelli di destra. Un cambiamento non da poco che arriva dopo le dittature militari, quando le tre principali economie del continente erano nelle mani di leader di destra. Venezuela, Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay, Ecuador e Bolivia, Nicaragua e Città del Messico, ovvero, i tre quarti della popolazione latino americana (circa 350 milioni di persone), erano sotto il dominio di sinistra. Cosi come è arrivata, però, l’ondata di sinistra, -la famosa Pink Tide, la Marea Rossa, sembra essersi dileguata.

Ed ora sarà la volta di Bolsonaro? Quello che molti descrivono come una minaccia ed pericolo, ha guadagnato al primo turno il 46% dei voti, un’enormità considerato che i candidati erano più di dieci e che il suo attuale sfidante, Fernando Haddad, ha raggiunto il 29%. Non soffermiamoci sulle solite cose che vengono evidenziate: frasi, opposizioni inferocite, manifestazioni di piazza, accoltellamenti e via dicendo. Ad onor del vero e della situazione, qui, è fondamentale capire bene questo personaggio, comprendere le fondamenta di questo consenso, il perché dei cittadini scesi in piazza a festeggiare nella notte post-elettorale con indosso magliette fresche di stampa. Qui non è solo una questione di armi, di populismo, di pugno duro, di conservatori.

Non stiamo parlando di un’avanzata della destra canonica. Stiamo parlando dell’avanzata di un’altra destra. Quella che si è scrollata di dosso la vecchia polvere, vestendo abiti nuovi; quella che ha fatto propri dei cavalli di battaglia inusuali. Se la sinistra non capirà che si trova dinanzi ad una forza diversa, vincere e riguadagnare il terreno perso, diventerà un’utopia.

Abbiamo parlato di Brasile, di America Latina e di questa avanzata con Idelber Avelar, docente di letteratura latinoamericana presso la Tulane University di New Orleans.

Cosa sta cambiando in America Latina? Qual è la mappa politica? Quali sono le cause e le variabili da considerare?

L’America Latina sta concludendo il ciclo dei governi di centro-sinistra inaugurato da Chávez, in Venezuela, nel 1998, e Lula, in Brasile, nel 2002. Quei due regimi, insieme alle amministrazioni di Kirchner in Argentina, erano paradigmatici della chiamata pink wave: un periodo di intensa crescita e una certa riduzione della povertà alimentata dal boom delle materie prime e dal flusso di cassa proveniente dalla Cina. Quell’onda si è attenuata e questi governi sono tutti crollati in un modo o nell’altro: sono diventati dittature, come nel caso del Venezuela, o sono stati espulsi da procedimenti di impeachment, come in Brasile, o per vie di elezioni perse, come nel caso dell’Argentina. La Bolivia e l’Uruguay rimangono esperienze relativamente di successo, in particolare il secondo. Questo declino è osservabile in molti paesi dell’America Latina con l’eccezione del Messico, che solo ora, sta iniziando a dare alla sinistra la possibilità di governare. Le cause della rovina dell’onda rosa riguardano l’assenza di riforme che potrebbero rendere lo Stato migliore, un modo di governo basato sulla cooptazione dei movimenti sociali e gli intrecci di queste amministrazioni con la corruzione o i limiti del sistema politico. Ci sono fattori che sono strettamente nazionali, ma questa è l’immagine generale, continentale.

Quindi, il Brasile sta affrontando una tendenza ‘populista’? La sinistra è spacciata?

La sinistra ha preso un duro pestaggio, ma non è morta. Il candidato che affronta Jair Bolsonaro nel ballottaggio, Fernando Haddad, è inconfondibilmente a sinistra del centro, e il suo partito, il Partito dei Lavoratori, ha ancora più sostenitori tra gli elettori, al 21%, rispetto a tutti i partiti che sono in seconda posizione, tutti in bilico al 4% o al 5%. Nonostante sia stato incarcerato, Lula è ancora il politico più popolare nel Paese, con almeno il 30% di supporto incondizionato. Il punto oggi in Brasile è che lui è anche odiato intensamente da un altro 50% della popolazione, quindi l’ondata anti-PT rimane molto forte. Bolsonaro è il favorito nel ballottaggio presidenziale e il PT ha subito gravi sconfitte, in particolare nella corsa al Senato di Minas Gerais, dove erano disponibili due posti e l’ex presidente Rousseff è arrivato quarto, anche correndo contro una schiera di giornalisti e giuristi sconosciuti.

Lei ha scritto che «il diritto fisiologico che ha capitanato prima l’impeachment ha perso: Magno Malta, Romero Jucá, Edison Lobão, Garibaldi Alves, Eunicio Oliveira, Cássio Cunha Lima sono stati tutti spazzati via»? Mi può spiegare questo passaggio? Che cosa sta succedendo?

L’impeachment della Rousseff era guidato dalla vecchia ala destra fisiologica e oligarchica congregata attorno al MDB (Brazilian Democratic Movement), un partito di capi locali che negozia il suo sostegno a un dato Governo sulla base di tangenti e ricatti. In tale veste, il MDB è anche il garante, il sostenitore del patto oligarchico che chiamiamo ‘democrazia brasiliana’. Questa coalizione oligarchica è vissuta in un unico e singolare panico negli ultimi anni, a causa della gigantesca indagine sulla corruzione nota come Lava Jato. Ancor più del Partito dei Lavoratori, anche quella destra è stata sconfitta nelle elezioni del 2018. Magno Malta, Romero Jucá, Edison Lobão, Garibaldi Alves, Eunício Oliveira, Cássio Cunha Lima hanno tutti perso il loro seggio in parlamento e, quindi, il criterio per essere giudicati solo dalla Corte Suprema se incriminati. Con la loro sconfitta elettorale, ora sono, come Lula, alla portata dei giudici regolari.

In un altro passaggio, ha scritto che la si trova «in ampi settori della popolazione…in chiese evangeliche, nel militarismo e nei gruppi di Whatsapp». Insomma, qual è la ‘nova direita’ (la ‘nuova destra’)?

A differenza della vecchia ala destra oligarchica congregata attorno al MDB, la nuova destra che ha vinto le elezioni brasiliane è altamente ideologica. Condivide l’intenso odio del Partito dei Lavoratori, l’approccio conservatore sociale ai diritti LGBT e riproduttivi e l’approccio punitivo alla sicurezza pubblica. Sono indiscutibilmente radicati in ampi settori della popolazione, articolati attraverso gruppi su Whatsapp, e hanno trovato in Jair Bolsonaro l’espressione della loro voce. È un’ampia coalizione di chiese evangeliche, ufficiali militari, sceriffi, proprietari terrieri e settori della classe media. Indipendentemente da ciò che accadrà nel ballottaggio presidenziale, non se ne andranno presto.

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