sabato, Settembre 25

Brasile: ‘Non siamo la Repubblica delle banane’

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Il Prefetto di Rio de Janeiro critica il Governo federale, difende l’alternanza al potere e scommete che le Olimpiadi mostreranno un Brasile efficiente, serio e onesto.

Eduardo Paes, 45 anni di cui 22 in politica, è entrato nel 2015 con la testa al 2016 e gli occhi puntati al 2018.
Il prossimo anno, l’ultimo del suo secondo mandato presso la Prefettura di Rio de Janeiro, Paes avrà il destino segnato dal successo o dal ‘fracasso’ generato dai Giochi olimpici.
Con il Governo di Dilma che traballa insieme al suo partito, mentre il PMDB acquista forza, il nome di Paes comincia ad essere l’opzione naturale per la disputa del Palazzo di Planalto nel 2018.
Paes critica fortemente l’operato del PT e chiede pene severe per chiunque sia stato coinvolto nello scandalo Petrobras.

Ultimamente non è troppo critico nei confronti del Governo della sua alleata Dilma Roussef?
Proprio perché faccio parte del Governo ritengo opportuno fare critiche, mi sento obbligato a farle. Ma preferisco sempre parlare direttamente con il Presidente Roussef, dirle quello che penso, prima di fare dichiarazioni pubbliche.

Che cosa ha detto al Presidente?
Ribadisco la mia posizione: il dialogo in questo momento è essenziale. L’elezione di Dilma è stata definita da un margine ridotto e pericoloso di voti. Quando una vittoria si conquista in questo modo la cosa più importante è capire che dall’altro lato esiste un avversario legittimo e non un nemico pronto a cospirare contro il Governo. Avere opinioni diverse non è un crimine. Ho già consigliato al Presidmete di dare ascolto a chi non è d’accordo. Con tutto il rispetto che ho per il Ministro Miguel Rossetto sono rimasto stupito e preoccupato quando ho letto l’intervista che ha rilasciato subito dopo le proteste del 15 marzo…ha chiamato i manifestanti ‘golpisti’. E non riesco nemmeno a capire questa organizzazione politica del Governo. In questo scenario attuale il ruolo del PMDB sta diventando fondamentale perché è l’unica garanzia di stabilità. Anche il PMDB ha i suoi problemi e i suoi equivoci, certo. Ma il Governo dovrebbe ringraziarci tutti i giorni per quello che stiamo facendo.

Questo sembra tanto un discorso da candidato alla Presidenza della Repubblica…
Fai partire la sigla, allora… È chiaro che sono onorato per essere stato preso in considerazione. Il politico che fa il politico esce di scena solo se ha perso tutti i voti. Ho le mie ambizioni, ma al momento il mio focus è e resta quello di fare il Prefetto della città olimpica, di una città che oggi sta attraversando una trasformazione urbanistica radicale. Prima di qualunque cosa le olimpiadi devono essere un grande successo.

Il 2018 sarà l’anno in cui il PMDB si separerà dal PT?
Sono convinto che quello sarà il momento giusto per presentarsi autonomamente alle elezioni della Presidenza. Il partito deve prendere posizione, avere un candidato. Penso anche che, fino al 2018, quando, cioè, il PMDB presenterà il suo candidato, potrà farlo senza per forza diventare opposizione. È salutare che il Pt perda le prossime elezioni. Bisogna rriconoscerebbe ci sono stati diversi cambiamenti e sviluppi in questo periodo, ma non vedo alcun nome valido all’interno del pt, nessuno migliore di quelli che già conosciamo. E poi sta pesando tanto l’incapacità di dialogare del Pt. Alcune ale del Governo continuano ad avere le stesse opinioni, a fare le stesse cose che facevano quando stavano all’opposizione. Ci sono petisti che ancora difendono cose assurde come il controllo dei media. Queste persone usano la democrazia per distruggere la democrazia stessa.

Qual è secondo lei l’argomento più importante da affrontare oggi?
Beh, ci sono diverse riforme, come quella tributaria e della previdenza, oltre a diverse questioni altrettanto urgenti. C’è la sfida sulla qualità dell’educazione. Questo argomento deve essere considerato una priorità è con concretezza. Si possono vendere slogan per molto tempo, ma se manca l’aggancio con la realtà, lo slogan perde senso. Il marketing non è la strada giusta.

Lei sperava che il Governatore di Rio de Janeiro, Luiz Fernando Pezao, è il suo predecessore re, Sergio Cabral, apparissero nella lista degli inquisiti dello scandalo Lava Jato?
Fa male vedersi coinvolti in una situazione del genere, ma nessuno dei due è direttamente coinvolto nello scandalo. Tutto il caso mi fa pensare al l’urgenza di discutere sull’impunita di una parte della società. Senza alcuni privilegi probabilmente il Brasile sarebbe un paese migliore. Questo scandalo ha dimostrato che siamo un paese che non punisce.

Il bilancio della Coppa del Mondo è oggetto di polemica. Il lascito di questo grande evento è tuttora discutibile. Sarà così anche per le Olimpiadi?
La Coppa non è un esempio per nulla. È stato un ‘fracasso’. È servita solo a rinforzare vecchi stereotipi come quello di un Paese che sa fare grandi feste, pieno di bella gente, ma che usa denaro per lasciare elefanti bianchi nel paesaggio e costruire opere per il triplo del valore concordato. La cosa peggiore è che abbiamo perso lo stereotipo migliore, quello di essere il Paese del buon calcio. I giochi olimpici ci aiuteranno a ricostruire la nostra immagine, a mostrarci al mondo in maniera diversa.

In che maniera?
La Spagna ha usato i Giochi Olimpici a Barcellona per mostrare al mondo che sapeva essere un Paese unito; la Corea ha fatto di Seul la vetrina delle Tigri Asiatiiche; quello che voglio enfatizzare a Rio è l’idea di un Paese che, nonostante abbia un gruppo di persone incrostate al potere che assaltano la più grande imprese e tanti altri problemi, non è una repubblichetta delle banane. Ci sono settori che funzionano bene, esiste un Brasile che va bene.

Lei parla molto delle Olimpiadi e delle grandi aspettative legate all’evento. Eppure una delle promesse principali, quella del risanamento della Baia di Guanabara, non sarà rispettata…
Abbiamo perso una grande chance, è vero. Ma non è una mia responsabilità, è del Governo statale.

C’è qualche opera olimpica che non la lascia dormire?
In questo momento no. Il Velodromo era un po’ in ritardo, ma adesso siamo perfettamente in tempo. La cosa ridicola è che avevamo un ritardo di sole tre settimane e tutti ci hanno dato addosso. Abbiamo corso per evitare critiche, ma non c’è l’abbiamo fatta. I ritardi nei lavori significano lavori in più. L’imprenditore viene da te governante e ti chiama ‘capo’, succede sempre così. Poi arriva la coltellata.

Con tante economie in crisi a livello mondiale, non è facile per il Comitato Olimpico Internazionale trovare candidati per le Olimpiadi future. In Brasile verranno spesi 36 miliardi di reais. Ne è valsa la pena?
Senza i giochi non avremmo avuto denaro a sufficienza per mettere in atto lavori e opere che aspettavamo da tempo. I Giochi Olimpici sono un impulso decisivo per gli sviluppi basici, quelli necessari di una città. In questo caso si trattava di passi importanti per Rio de Janeiro. E poi non dimentichiamo che dei 36 miliardi, 24 sono stati investiti nei trasporti: parlo di quelli pubblici e della regione portuaria.

Lei ha cambiato partito ben 4 volte. Perché?
È stato un errore. Non credevo realmente in nessun partito. Oggi si, ma penso che il Brasile abbia bisogno di un modello di candidature indipendenti, non legate ai partiti. Se fosse così sarebbe un cambiamento delle relazioni tra il potere è la popolazione veramente importante.

Jose Mariano Beltrame, segretario alla Sicurezza, ha attribuito la colpa dell’aumento dell’indice di criminalità nelle favelas di Rio alle azioni poco incisive dello stato e delle prefettura in campo sociale. Ha ragione?
Beltrame è preparato, ma questa è la sua opinione. Considero un preconcetto il fatto di pensare ‘se il soggetto non ha accesso ai servizi pubblici, prende un fucile e uccide la gente’. È una visione distorta delle cose. Dobbiamo smetterla di care risposte facili e politicamente corrette a domande estremamente difficili.

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