domenica, Ottobre 24

Brasile, l'acqua non è sufficiente Intervista a Carlos Nobre, climatologo presso l’Istituto Nazionale di Ricerche Speciali (INPE)

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Carlos Nobre


Rio de Janeiro
– Durante il suo lungo percorso come climatologo presso l’Istituto Nazionale di Ricerche Speciali (INPE) il paulista Carlos Nobre si è sempre distinto per essere colui che interpreta i fenomeni in maniera globale, non solo dal punto di vista prettamente attinente alle sue competenze, molto aldilà dei metodi meteorologici.
Attualmente lavora al Ministero della Scienza e della Tecnologia ed è membro del Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dell’Onu, ragion per cui dice di aver vinto il Nobel per la Pace del 2007.
I cambiamenti climatici sono una minaccia per la sicurezza mondiale“, dice Nobre, “perché portano cattivi raccolti, migrazioni di massa e guerre“.

 

 Nobre, il serbatoio di Cantareira, che rifornisce 8 milioni di abitanti del Sudest, oggi registra una capacità del 4%. A Rio de Janeiro il problema sta interessando la regione montuosa. Quando finirà questa secca?

Non possiamo fare alcuna previsione. Quello che posso dire è che purtroppo i mesi di settembre e ottobre sono i più secchi della media storica. Dato che sono mesi transitori per la stagione delle piogge, direi che questo non è un buon segno. Ma non vuol dire che novembre avrà lo stesso profilo. Per il 2015 non ci sono elementi scientifici sufficienti per dire se l’anno sarà arido o no. Se lo fosse sarebbe devastante per il Brasile. Sappiamo cosa è successo, ma non conosciamo la causa. Ci sono anni in cui è possibile comprendere il perché di un fenomeno. Ma se manca questo tipo di informazione non sappiamo se la siccità tornerà o meno. Dato che gli ultimi due anni sono stati molto aridi a Nordest, l’anno scorso abbiamo creato un gruppo di lavoro con alcuni climatologi brasiliani per migliorare le previsioni meteorologiche. Né nei venti, né nella temperatura, tantomeno nella pressione dell’Atlantico e del Pacifico abbiamo visto alcun segnale che potesse far prevedere la siccità del sudest. Anche dopo che la secca si è stabilizzata, tornando a studiare i modelli computazionali, abbiamo verificato che nessuno di questi modelli dava indizi rispetto a quello che stava succedendo.
Le previsioni del Sudest sono sempre state più complicate. Mentre nel nordest il clima dipende molto dagli oceani Atlantico e Pacifico, per il sudest la logica è caotica. E’ quasi impossibile decifrare segnali precursori e disegnare un possibile scenario.

Cosa sappiamo, quindi, rispetto alla secca del Sudest oggi?
Generalmente la stagione invernale è caratterizzata da poca pioggia nell’area compresa fra il Paranà, Bahia e il sud dell’Amazzonia. In questo periodo un sistema di alta pressione atmosferica che viene dall’oceano impedisce che le correnti fredde portino l’umidità del Sud. In maniera molto atipica questo quadro si è presentato durante l’estate, da gennaio a marzo.
Questo sistema secco e di alta pressione è rimasto fermo lì, bloccando le nuvole e provocando la secca. Una delle conseguenze di questa situazione è stato un mese di febbraio molto caldo. Quando questo sistema si è raffreddato, ad aprile, il tempo delle piogge era già finito.

Si può dare la colpa al riscaldamento globale?
Il pianeta è più caldo e c’è più vapore d’acqua nell’atmosfera. E’ un fatto. Quindi la probabilità che si formino nuvole, tempeste e ventilazioni aumenta. Negli anni in cui non piove abbastanza si verifica lo scenario opposto. Si passa quindi da un estremo all’altro. In Amazzonia si verifica un’alternanza di secche e alluvioni dal 2005, quando c’è stata la maggiore siccità mai verificatasi fino a quel momento. Nel 2010 poi il quadro è stato peggiore. Ma nel 2009 la regione ha vissuto un’alluvione record. Poi quel record è stato battuto nel 2012 per eccesso di pioggia e di nuovo nel 2014. In dieci anni l’Amazzonia ha registrato i suoi due più intensi periodi di secca e le sue tre peggiori alluvioni. Secondo l’IPCC dell’Onu questa variabilità maggiore tra gli estremi è frutto del riscaldamento globale. Rispetto a quello che sta succedendo a San Paolo e nella regione Cantareira preferisco avere più cautela.

Perché?
Perché ci sono altre implicazioni. Negli anni passati a San Paolo si sono registrate piogge molto intense che hanno causato alluvioni tre volte più frequenti della media. La temperatura media della città è tra i 2 e i 4 gradi più alta rispetto all’ inizio del secolo passato. La causa più probabile di questa alterazione nel microclima di San Paolo è l’urbanizzazione. Avendo sostituito l’asfalto e il cemento alla vegetazione San Paolo si è trasformata in un’isola di calore. L’aumento del 30% nella media annuale delle piogge nella città in questo periodo è dovuta all’aumento della temperatura. Sono nato e vissuto a San Paolo fino a 17 anni. Mi ricordo dell’inondazione del Mercato Municipale causata dall’esondazione del fiume Tamanduatei. E’ stato un evento raro. Attualmente sta succedendo due volte all’anno. Bisogna capire se il regime di pioggia alterato nell’ area urbana di San Paolo ha qualche relazione con la siccità della regione Cantareira.

Sono in molti a credere che il Brasile sia il Paese meno esposto ai disastri naturali è così?
In base ad un’antica credenza si pensava che il Brasile fosse un paese benedetto e protetto da Dio. Mai un uragano, un terremoto. Ma era una credenza, non aveva alcuna base scientifica di supporto. Il Brasile è sempre stato un paese caratterizzato da forti piogge interne, torrenziali, da slittamenti di terreno e secche durature nel nordest.
La tragedia nella regione montuosa di Rio de Janeiro del 2011 ha spento questa antica credenza. La morte di oltre 900 persone ha generato un cambiamento di paradigma. Oggi non ci sono dubbi rispetto al fatto che il Brasile sia un paese propenso ai disastri naturali e che è necessario promuovere una politica pubblica capace di diminuire la vulnerabilità della popolazione e delle attività economiche.

La secca del sudest sta contribuendo a distruggere questo antico mito?
Le carenze che si stanno verificando stanno facendo morire un altro grande mito: quello secondo cui il Brasile è un paese ricco d’acqua. Dicevano che il paese aveva una delle maggiori disponibilità idriche del mondo, anche con un Nord est così squilibrato e secco. Ma non è vero. In generale è giusto dire che in Brasile c’è molta acqua, si, ma è concentrata in Amazzonia, non è distribuita ugualmente su tutto il territorio. La secca del Sudest, quindi, serve come lezione.
E’ bene che tutti sappiano che l’acqua è un bene carente in molte aree del Brasile.

Come può essere controllata? Esiste una soluzione?
Potrebbe servire talvolta una valorizzazione economica dell’acqua che oggi costa molto poco. Per essere cosi economica, l’acqua è stata sempre sprecata e non c’è mai stato alcun incentivo per elevare l’efficienza del suo utilizzo. Un aumento del prezzo cambierebbe questo comportamento.
Sarebbe necessario anche ridimensionare i serbatoi di acqua e investire di più in quest’area. Non si sa quanto tempo questo quadro avverso di secca durerà, ma con certezza assoluta si ripeteranno con più frequenza. Sarà necessario conservare l’eccesso di acqua per disporre le riserve per l’anno successivo.
Non vedo uno scenario apocalittico all’orizzonte, con carenza di acqua eccessiva e cibo, ma di certo seguiranno altri anni di secca. Forse due o tre in sequenza. Forse di più. Quindi dobbiamo prepararci. Tra le soluzioni più ovvie quella di aumentare i serbatoi, trovare altri fonti di acqua, incentivare il riuso e sprecarne meno. In Israele e in Germania il liquame viene trattato e l’acqua pulita viene rimandata ai serbatoi.

Oltre a questi ci sono altri esempi che il Brasile potrebbe prendere come riferimento?
Un buon caso è quello di New York. Il sistema della città capta acqua per il consumo umano a più di 200 km di distanza, nelle montagne a nordest della città, al confine con il Canada. Teoricamente gli americani non hanno bisogno di parlarne. Ma si stanno rendendo conto che l’aumento della temperatura d’estate significherà maggiore evaporazione delle fonti. Quindi stanno cominciando a fare oggi quello che sarà necessario solo tra 50 anni.

La tecnologia ha fatto in modo che l’agricoltura brasiliana soffra meno con questa secca?
Le piantagioni irrigate sono state meno coinvolte, ma la maggior parte dell’agricoltura dipende dalla pioggia. Guardando i numeri nazionali l’impatto non sembra così forte. Dato che il Brasile è molto esteso e ha un’agricoltura molto diversificata in tutte le regioni, esiste sempre una compensazione. Non esiste un fenomeno unico che riguardi l’intero territorio. Nel Sud e nel Nordest, per esempio, la secca non è stata molto pronunciata. Se si considera solo il Sudest l’effetto appare immenso. La produzione di canna che dipende molto dalla pioggia estiva ha registrato molte perdite.

In che modo, quindi, i prodotti rurali possono essere protetti in futuro?
E’ necessario ripensare l’agricoltura in modo che rispetti i capricci del clima. Prima di piantare sarà opportuno studiare che cosa succederà in quella determinata area da quel momento in poi. Inoltre sarà necessario coinvolgere le specie più resistenti alla secca e all’alta temperatura. In questo modo potremo evitare che le onde di calore distruggano interi raccolti. L’Embrapa ha già uno storico consistente in materia e continua a lavorare sulle nuove specie. Normalmente rinforzare una pianta significa ridurre la sua produttività. Diminuisce la sua energia per aumentare la sua resistenza e alla fine la pianta finisce per produrre poco e crescere meno. La buona notizia è che l’agricoltore è molto più attento a questo tipo di cambiamenti più di quanto lo siano altri settori della società. Lui lo sente dentro. Quest’area si sta già adattando.

I brasiliani imparano a scuola a classificare le regioni del Brasile in base al clima. Questa mappa è superata?
Non ci sono dubbi sul fatto che il clima sta cambiando e che i libri hanno bisogno di revisioni. Quello che sta succedendo è una tropicalizzazione delle regioni considerate “subtropicali”, che di fatto stanno perdendo il “sub”.
Invece di 4 stagioni adesso ne hanno 2: l’estate, più calda e secca, e l’inverno, piovoso e freddo. Le statistiche mostrano che nelle regioni considerate subtropicali come lo stato di San Paolo, parte del centro-ovest e il sud, i mesi più caldi dell’anno erano gennaio e febbraio. Nel futuro saranno ottobre e novembre.

Questi ultimi giorni per Rio de Janeiro e San Paolo sono stati particolarmente caldi. E’ questo l’effetto della tropicalizzazione?
Esattamente. Molte volte i record della temperatura nel sudest vengono registrati in ottobre e novembre. Questo è il momento in cui stiamo uscendo dall’inverno ed entrando nella primavera. Questi giorni, che sono molto secchi, ritardano l’inizio della stagione delle piogge. La tendenza è che questa sia la regola per il futuro.

 

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