sabato, Ottobre 16

Brasile, la terza ondata delle UPP field_506ffbaa4a8d4

0

6 anni dopo l’occupazione del Morro di Dona Marta, nel quartiere di Botafogo a Rio de Janeiro, da parte della polizia pacificatrice della città, il programma UPP si prepara ad una ristrutturazione inedita. Josè Mariano Beltrame è stato confermato segretario della Sicurezza Pubblica per la seconda volta consecutiva, sarà sempre lui quindi a farsi carico delle 38 unità di polizia distribuite in oltre 264 favelas. Però Beltrame ha voglia di ristrutturare l’assetto tradizionale e per questo sta facendo la radiografia di ogni singola comunità.

L’analisi avviene attraverso un questionario elaborato dalla segreteria di sicurezza e dagli esperti del settore. Tra questi c’è anche Ignacio Cano, sociologo e coordinatore del Laboratorio di Analisi della Violenza presso l’Università Statale di Rio de Janeiro. La ricerca viene approfondita anche dai comandanti delle unità di polizia pacificatrice principali e con molta probabilità a dicembre verrà stilato un bilancio complessivo. Sulla base dei risultati verrà stilato un programma specifico finalizzato a debilitare il traffico di sostanze stupefacenti indebolendo i criminali. Tra le possibilità al vaglio degli esperti c’è quella di dividere il territorio di Rocinha in 3 settori, ognuno dei quali assegnato ad altrettante unità gestite da diversi comandanti.

Oggi, nella maggiore favela della zona sud di Rio de Janeiro, con 110 mila abitanti c’è solo una UPP. La zona è ha vissuto innumerevoli episodi di violenza, tra questi centinaia di sparatorie. Dividendo il territorio i poliziotti avrebbero modo di gestire meglio le diverse aree.

Segretario Beltrame, qual è l’idea che ha in mente?

I trafficanti hanno capito come la polizia lavora, conoscono le nostre mosse, le prevengono. Negli anni sono riusciti ad eludere controlli e divieti proprio studiandoci da vicino, hanno ampliato molto la rete tentacolare della droga. Adesso viene la parte più difficile: dobbiamo perfezionare il nostro lavoro, consolidare la nostra forza.

Beltrame comanda il programma di pacificazione da ben 8 anni, sta facendo pressione sul governo statale affinchè instauri un consiglio ad hoc, inedito, che amministri le politiche pubbliche delle favelas. Attualmente gran parte delle critiche mosse contro il programma delle Upp riguarda lo sviluppo limitato delle questioni sociali, come l’incremento delle infrastrutture e il miglioramento dei servizi degli organi ufficiali e dei concessionari. Ed è di questo che al momento Beltrame sta discutendo con il governatore di Rio de Janeiro Luiz Fernando Pezao. L’organo di cui si parla dovrebbe essere formato dal capo del governo statale, dal prefetto Eduardo Paes e dai segretari delle aree principali. L’idea è che i tecnici delle segreterie lavorino quotidianamente dentro le comunità e che periodicamente si organizzino riunioni per esporre i problemi riscontrati in ciascuna favela. Ogni segreteria, quindi, dovrebbe presentare le proprie soluzioni.

In che modo funzionerebbe il lavoro, segretario Beltrame?

L’ideale sarebbe creare delle piattaforme online. E’ coraggioso e ambizioso come progetto… però in questo modo tutta la popolazione avrebbe modo di seguire il programma, gli sviluppi, ciò che succede quotidianamente. La centralizzazione delle informazioni sul portale, poi, consentirebbe di distribuire le risorse pubbliche in maniera più ugualitaria.

Le disuguaglianze all’interno delle favelas sono tante e molto marcate. Mentre comunità come Rocinha dispongono di infrastrutture migliori, altre come Manguinhos vivono una situazione miserabile. Il consiglio pensato e voluto da Beltrame potrebbe anche occuparsi di promuovere partnership con imprese private. “Avendo come figure principali di riferimento il governatore e il prefetto – mi dice il segretario Beltrame – questo organo avrebbe tutto il peso e il valore specifico di cui ha bisogno per funzionare al meglio“.

La proposta di Beltrame arriva proprio in un momento difficile per alcune favelas e per lo stesso programma di pacificazione. Ad ottobre di quest’anno un’escalation di sparatorie nella zona di Mangueira si è conclusa con la morte di un poliziotto e decine di veicoli incendiati. Si sono verificati attacchi nel Morro dos Macacos, a Vila Isabel, nel Complexo di Alemao e nella finora tranquilla Tanajaras, a Copacabana. Al governo sembra piacere la proposta di Beltrame: integrare lo staff già operativo sul territorio non può che migliorare l’efficienza del programma. Fino a febbraio del 2015 più di 2000 poliziotti saranno incorporati alle UPP. Oltre a questo, tra gli obiettivi che Beltrame si pone di raggiungere c’è anche quello che riguarda il rinforzo dell’addestramento dei militari al fine di migliorare il pattugliamento e rendere più rapidi e agevoli gli spostamenti.

Proprio questo è considerato il punto più vulnerabile per chi lavora nelle UPP. Il poliziotto dell’unità pacificatrice, che è costretto a pattugliare la favela a stretto contatto con i suoi abitanti, si espone fortemente al mirino dei criminali che approfittano della confusione quotidiana tipica della comunità per nascondersi e sfuggire al controllo. Dopo tutta la violenza registrata a Rio de Janeiro, culminata in indici di criminalità superiori a quelli delle zone di guerra, la città è riuscita in questi ultimi 12 anni a ridurre il suo tasso di omicidi al 63%. Nel lungo percorso che ha portato a questo risultato, Rio ha attraversato diversi momenti difficili come l’invasione del Complexo di Alemao, nel 2010. Per questo non bisogna perdere molto tempo quando si parla di sicurezza pubblica. “Integrare gli sforzi e investire con costanza – dice Beltrame – è l’unico cammino utile alla città, affinchè diventi realmente, una volta per tutte, una vera metropoli civile“.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->