giovedì, Agosto 5

Brasile, la sindrome della ricchezza field_506ffbaa4a8d4

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Il politologo americano Michael Ross è convinto che la gestione della Petrobras nel governo del Pt abbia rivelato alcuni sintomi della maledizione che trasforma i Paesi esportatori di petrolio in dittature. I Paesi con grandi riserve di petrolio presentano un paradosso: se da un lato possiedono una risorsa preziosa, dall’altro l’abbondanza di risorse può portare al disprezzo verso altre forme di produzione di ricchezza.

Spesso i Paesi esportatori di petrolio sfruttano male le risorse e possiedono governi autoritari che usano il denaro facile proveniente dal settore petrolifero per ampliare il proprio potere. Il politologo ha studiato a fondo questo paradosso. Le sue riflessioni sono scritte nel libro The Oil Curse del 2012. Professore all’Università della California, Ross ritiene che il calo del prezzo del barile da 100 a meno di 70 dollari dall’inizio dell’anno possa essere una buona notizia per la democrazia.

La riduzione del valore del barile del petrolio quest’anno potrebbe scuotere i regimi dittatoriali nei Paesi esportatori?

Se i prezzi continueranno a calare per alcuni anni, immagino che verranno promosse aperture democratiche in Paesi come Iran, Russia e Venezuela. Il fenomeno sarebbe esattamente l’opposto di quello che si è verificato dal 1999 ad oggi quando i prezzi sono saliti precipitosamente insieme a vari movimenti antidemocratici. Il Venezuela con Hugo Chavez è diventato più autoritario, la Russia che aveva mostrato un’apertura nel 1991, dopo la fine dell’Unione Sovietica, è tornata ad essere uno stato con un partito unico. Paesi che già erano ricchi di petrolio, come il Bahrain e l’Arabia Saudita, hanno rafforzato le proprie monarchie. E’ stato proprio grazie al potere ottenuto attraverso questi mezzi che sono riusciti a contenere le proteste della Primavera Araba nel 2011.

Perché il denaro del petrolio tende a premiare e stimolare i regimi autoritari?

Le valute ottenute con il petrolio sono generalmente molto elevate. Questa distorsione genera due effetti diretti noti come “malattie olandesi”. Il petrolio finisce per drenare investimenti e manodopera di altri settori. Oltre a questo, si assiste ad una valorizzazione della moneta locale che influisce molto sulle importazioni. Abbigliamento, cibo e macchine prodotte internamente finiscono per costare di più e le imprese chiudono le porte. Tutto questo è successo in Olanda che finì per esportare gas naturale negli anni 70. Il risultato finale è che, con l’agricoltura e la fabbriche in ginocchio, l’economica diventa più dipendente dal petrolio. In media, quando si guarda alla partecipazione dello stato nel settore economico, nei Paesi esportatori di petrolio lo stato controlla una frazione del Pil del 50% maggiore rispetto ad altre nazioni. Questa concentrazione genera un disequilibrio di potere in base al quale i governi diventano ricchi e potenti molto più dei cittadini.

Perché si verifica questa disparità?

La maggior parte delle risorse finanziarie di petrolio passano in mano al governo perché la maggior parte dei paesi in via di sviluppo ha nazionalizzato il petrolio negli anni 60 e 70. Dato che i governanti ricevono denaro liberamente non devono dare alcun conto alla popolazione. Sono ricette molto facili da nascondere in fondo e questo stimola una corruzione incredibile e diversi abusi. I dollari extra poi aiutano a soffocare l’opposizione. E’ una situazione ben diversa da quella dei paesi con economia diversificata. In questo caso, quello cioè in cui lo stato dipende dalle imposte pagate dai cittadini e dalle imprese per finanziarsi, il governo è costretto a prestare più attenzione alle necessità della popolazione. Chi sta al potere, quindi, diventa più suscettibile all’opinione pubblica e deve essere più trasparente, responsabile ed efficiente. Un aumento sostanziale del prezzo del barile in posti del genere non genera effetti tanto dannosi.

Come si può controllare l’influenza del petrolio nel sistema politico?

Nel mio libro ho analizzato statistiche effettuate in 170 Paesi nel corso di 50 anni. Posso dire tranquillamente che gli esportatori di petrolio, o i petro-stati, hanno il 50% di chance in più di essere governati da autocrati e sono due volte più vulnerabili alle guerre civili di quelli che vivono sulla base di ricette variegate.

L’aumento del prezzo del petrolio negli ultimi anni ha sortito qualche effetto politico in Brasile?

Quando il Pt è stato eletto per la prima volta nel 2002 il prezzo del petrolio era basso. Da allora si sono susseguiti dodici anni di prezzi alti. La regola è che quando succede questo il governo ha più denaro nelle casse e quindi è in grado di comprare l’appoggio popolare. Per quello che vediamo nel mondo non importa chi ci sia al potere: quando il prezzo del petrolio cresce il partito del governo si rafforza e diventa più popolare. E’ successo in Venezuela quando Chavez è stato eletto per la prima volta nel 1998. I prezzi erano bassi e cominciarono a salire rafforzando Chavez e il suo partito. In Russia Putin è diventato presidente nel 1999. I prezzi sono saliti negli anni successivi e Putin ha raccolto sempre più consensi. Guardando le proporzioni, anche se il Brasile non possiede il petrolio del Venezuela o della Russia, i prezzi alti hanno beneficiato il PT.

Qual’è il primo effetto del calo dei prezzi nei Paesi che dipendono dal petrolio?

Probabilmente si assisterà ad un cambiamento rapido nella politica estera. Quando c’era molto denaro i governanti si mostravano meno cooperativi con altri paesi ed erano contrari alle organizzazioni internazionali. Sapevano che non c’era bisogno di obbedire alle regole, né di dimostrare di essere sicuri. In base alla loro percezione del mondo non c’era interesse ad attrarre investimenti. Adesso saranno costretti a cambiare atteggiamento.

Il petrolio meno caro farà germogliare nuove democrazie?

Questo dipenderà molto da fattori domestici come l’organizzazione dei gruppi di opposizione. Aldilà della repressione, dovranno mostrare di essere capaci capaci di trarre vantaggio dalla debolezza del partito dominante. Questo crea opportunità per la società civile e per l’opposizione politica in paesi come la Russia, Il Venezuela e l’Iran. Ma un governo debole può anche generare decadenza e caos.

Di questi tre Paesi quale preoccupa di più?

L’economia del Venezuela sta in pessima forma da anni. Senza il denaro del petrolio per alleviare il malcontento della popolazione nascerà una forte pressione contro Maduro. Nel 2015 l’opposizione avrà una posizione migliore rispetto agli ultimi 10 anni. Ma il Venezuela non mi preoccupa più di tanto perché è una nazione con tradizioni democratiche. Con il prezzo del barile basso la probabilità più alta è che la democrazia vinca. Quello che mi preoccupa di più sono i Paesi senza alcuna tradizione di libertà politica come la Russia, l’Iraq o la Libia. Se i loro governi dovessero indebolirsi non ci saranno sostituti e la società civile diventerà più fragile. La situazione potrebbe diventare più caotica.

Sulla base della necessità di proteggere le proprie risorse, il governo brasiliano ha firmato una partnership con la Francia per costruire sottomarini a propulsione nucleare. E’ una preoccupazione esagerata?

C’è una relazione importante tra le ricette relative al petrolio e la militarizzazione. I paesi ricchi di queste risorse naturali spendono molti soldi per ampliare le proprie strutture belliche. Quanto più ne creano, tanto più diventano imprudenti rispetto alle decisioni relative alle spese militari: è uno dei sintomi della maledizione del petrolio. La scoperta di risorse è usata generalmente anche per alimentare il sentimento nazionalista, il che giustificherebbe l’investimento in armi per proteggere la nuova ricchezza del Paese.

I Paesi produttori di petrolio generalmente sono abituati a sovvenzionare la benzina. E’ una buona iniziativa?

Finanziare una parte del valore del combustibile è la maniera peggiore di sprecare le ricette provenienti dal petrolio. Questa pratica aiuta a inquinare e distruggere l’ambiente e incentiva la corruzione. I suoi benefici arrivano solo alla classe media e alta, che viaggiano in macchina, ma non alla classe povera. Oltre a ciò è un modo di stimolare il cattivo uso del petrolio che passa ad essere usato per attività poco efficaci ed efficienti. Sarebbe meglio spendere lo stesso denaro in scuole professionali oppure opere di infrastruttura di cui può trarre beneficio tutta la popolazione.

Come un Paese può evitare di cadere nella maledizione del petrolio?

E’ importante avere un’impresa petrolifera altamente professionale che non sia amministrata da politici. Inoltre è necessario impedire un eccessivo intervento statale come quello che si è verificato recentemente in Brasile. Bisogna poi stimolare settori diversi dell’economia per ridurre la dipendenza dal petrolio.

I funzionari di un’impresa petrolifera statale devono essere indicati dai partiti politici come succede nella Petrobras?

Quando un individuo mette i suoi soldi in banca vuole essere seguito dal professionista più esperto e intelligente, qualcuno che sappia veramente come proteggere e far rendere il suo capitale. Questa persona non si fiderà mai di un politico il cui proposito è quello di mantenere alto il suo potere e vincere alle prossime elezioni. Lo stesso vale per un’impresa petrolifera. Deve proteggere la ricchezza dei cittadini di un paese e questa è una tariffa tecnica complessa e difficile che non può restare nelle mani dei politici che hanno anche altri interessi. Negli anni 90 l’impresa di petrolio meglio amministrata era la venezuelana PDVSA. Era una compagnia protetta dalle interferenze politiche e con i migliori professionisti ed economisti del Venezuela. Questa reputazione è poi stata distrutta da Chavez che aveva il controllo diretto dei guadagni dell’impresa.

L’intervento statale nella Petrobras è stato uno sbaglio?

Bisogna riconoscere che non esiste una formula semplice per amministrare un’impresa grande e potente come la Petrobras. Oltre ad avere amministratori competenti e con esperienza, senza connessioni politiche, bisogna possedere una buona fiscalizzazione. Le offerte devono stimolare la competizione tra le imprese. L’OCDE ha divulgato uno studio sulla corruzione e ha mostrato che di tutte le industrie del mondo quella del petrolio è la più condizionata dalla corruzione. La Petrobras presenta problemi molto simili a quelli affrontati da altri Paesi con grandi risorse di petrolio.

Il Brasile è stato contaminato dalla maledizione del petrolio?

Si, questo è un cattivo segnale.

 

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