giovedì, Settembre 23

Brasile, la ripresa passa dalla classe media

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SlideSlideIl Brasile uscirà dalla recessione – la peggiore recessione della sua storia moderna, che ha fatto registrare una contrazione dell’8% dal 2014)-  nel 2017, con una crescita economica dello 0,2 per cento e dell’1,7 nel 2018. Lo ha stimato il Fondo Monetario Internazionale (FMI/IMF). L’Organismo nel suo Rapporto ’Prospettive Economiche Globali’ ha stabilito che la situazione nel Paese latinoamericano sta migliorando a causa di minori incertezze economiche, oltre che a un alleggerimento della politica monetaria e dell’avanzamento dei programmi di riforma. Un primo passo, ma è stimato che il Brasile dovrà crescere di circa il 3% all’anno solo per mantenere la situazione attuale. La Banca Centrale brasiliana, più ottimista rispetto al FMI, prevede un tasso di crescita del 0,5% nel 2017 e del 2,5% nel 2018.

Sebbene le indagini in corso sulla corruzione in Brasile portino a un’incertezza politica, il Governo ha ribadito la sua intenzione di svolgere riforme che possono portare ad una migliore situazione fiscale,  ha dichiarato il rappresentante del FMI Oya Celsun. Perciò, le stime per il 2018 sono state migliorate rispetto al passato, quando l’FMI riteneva che l’economia del Paese sud americano avrebbe raggiunto l’1,5 per cento l’anno prossimo.  

Il raggiungimento di questi obiettivi di ripresa della crescita, oltre che da ulteriori duri tagli alla spesa da parte del Governo del Presidente Michel Temer, dal percorso di riforme liberiste che sta mettendo in atto, passa anche, secondo gli analisti del think tank Atlantic Council, dal rafforzamento della classe media. Un rafforzamento che deve procedere di pari passo rispetto alla lotta alla corruzione, che costa al Paese dal 3% al 5% del prodotto interno lordo (PIL), e che resta uno dei problemi fondamentali che rendono prigioniera l’economia del Brasile. Alimentata dal sistema elettorale e da un insieme di regole del mercato alle quali nel corso degli ultimi anni si è messo mano conducendo un programma di riforme che è stato apprezzato a livello internazionale, il Paese ha più di tredici milioni di disoccupati, quasi quattro milioni di persone che erano entrate a far parte della classe media sono ancora in condizioni di povertà. Il taglio della spesa e le riforme, secondo gli economisti, devono andare di pari passo con il forte sostegno alla classe media. Il percorso programmatico tracciato dall’Atlantic Council si concentra su tre grandi aree: standard più moderni e flessibili del mercato del lavoro; qualità dell’istruzione; maggiore accesso al credito e all’assicurazione privata.

L’integrazione commerciale ed economica con ‘il resto del mondo’, per Ricardo Sennes, l’autore del report, deve essere un obiettivo prioritario per il Paese. La ricetta della globalizzazione, messa in discussione nello stesso Occidente che l’ha perseguita per decenni, è qui offerta come soluzione per ‘spingere l’intera regione [dell’America Latina’ verso una nuova direzione; l’unica in grado di ‘salvare’ la nuova classe media brasiliana.

La mole di tasse e gabelle che imprese – e dunque anche i lavoratori da loro assunti – devono sostenere peserebbe come un macigno sulla loro capacità di dare lavoro e quindi prosperità. Stando al report «le compagnie brasiliane spendono una stima di circa il 120% del salario pagato ai loro dipendenti in tasse, contributi e imposte. Ai costi si aggiungono lunghi processi di assunzione dati dalla burocrazia […] il Brasile deve allentare le regolamentazioni sui contratti di impiego». Queste riforme potrebbero alimentare il mercato interno e portare a un aumento dei redditi medi. La legge sul lavoro già implementata da Temer, che permetterebbe a imprese e sindacati di giungere ad accordi anche non contemplati dalla legge, andrebbe ‘bilanciata’ con politiche di rafforzamento della previdenza privata da cui le fasce a rischio dovrebbero dipendere: «Questi nuovi modelli vanno da sistemi di assicurazione e sicurezza sociale privati a fondi pensione privati. La classe media deve essere trattata come un investitore, il cui accesso al credito è di fondamentale importanza per investire nel futuro». Il mercato degli investimenti è un altro settore problematico dell’economia brasiliana: secondo Sennes quattro banche avrebbero il controllo di circa l’80% dell’intero mercato.

Altro settore chiave è quello dell’istruzione. Seppure il report ammette l’importante miglioramento del settore scolastico nazionale, la qualità oggettiva dell’istruzione in Brasile resta bassa, con un ampio divario tra scuole pubbliche e private: «Nel 2015, il 44% degli studenti brasiliani erano considerati ‘low achiever’ secondo gli standard OECD stabiliti con i test PISA. Solo il 14% degli argentini e il 23% dei cileni rientrava in quella stessa categoria». L’importanza dell’istruzione è assoluta, in quanto permetterebbe quella flessibilità utile ai lavorati per la «transizione tra diversi lavori. Sarà necessario adattarsi velocemente a nuove carriere e al nuovo mercato del lavoro, e questo sarà possibile solo se i brasiliani otterranno un vasto set di skill in campo tecnologico e linguistico».

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