lunedì, Ottobre 25

Brasile, la partita tra PT e PSDB Il politologo Marcus Andrè Melo spiega il rentrotterra dello scontro per la Presidenza della 7° economia mondiale

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neves Rousseff Brasile

Rio de Janeiro – Domenica 26 ottobre, quasi 142 milioni di elettori eleggeranno il Presidente del Brasile per i prossimi quattro anni.  Le elezioni si svolgono in un contesto di stagnazione economica e diffusa malcontento che, dal 2013, è esploso in una serie di proteste che, in parte, hanno colto la politica di sorpresa, dopo un decennio di progresso economico e sociale. In campagna elettorale tutte le forze politiche hanno parlato diCambiamento‘ e il Governo che entrerà in carica 1 ° gennaio 2015 sarà chiamato avviare una nuova fase di riforme e sviluppo sociale, economico e politico. Il nuovo Governo dovrà affrontare le richieste di rinnovamento del sistema politico e attuare riforme per rendere l’economia più competitiva e in grado di generare la crescita necessaria per continuare a migliorare la condizione di una ancora grande fascia di popolazione in difficoltà.

La popolazione è cresciuta da circa 145 milioni di persone nel 1990 agli attuali oltre 203 milioni, e continua ad essere un Paese giovane, ma molto meno che in passato, mentre l’età media nel 1991 era di 26,5 anni, nel 2010 era aumentata a 32,2 anni.

L’economia brasiliana ha subito grandi cambiamenti. Gli anni ‘90 sono stati  ancora caratterizzati da tassi di crescita volatili, iperinflazione, grande debito estero, e poi una graduale stabilizzazione accompagnata dall’aumento dei tassi di crescita, soprattutto dal 2004 in poi, con rapida  crescita delle esportazioni e surplus commerciali. L’economia del Brasile ha recuperato in fretta  dopo la crisi finanziaria ed economica internazionale nel 2008, confermando il suo  status di vivace economia emergente, e però, ora l’economia è in stagnazione.

Probabilmente l’aspetto più noto della trasformazione del Brasile negli ultimi  decenni è stato il miglioramento delle condizioni sociali e la riduzione della povertà. In particolare, nell’ultimo decennio, la stabilità macroeconomica,  la crescita, la creazione di nuovi posti di lavoro, l’aumento della spesa sociale, l’introduzione di programmi sociali e di  ridistribuzione delle risorse finanziarie, hanno ridotto i tassi di povertà in maniera evidente.

Politicamente, il Brasile è diventato più stabile. Il Presidente Collor de Mello, che nel 1990 divenne il primo Presidente eletto direttamente in 26 anni, è stato messo sotto accusa  per corruzione, dopo soli due anni di mandato. Tuttavia, nei quasi 20 anni da quando il Presidente Fernando Henrique Cardoso, nel 1995, è stato eletto Presidente,  il Brasile ha avuto solo tre diversi Presidenti.  Malgrado il Brasile abbia un sistema partitico frammentato, con un gran numero di partiti politici rappresentati nel Congresso e una disciplina di partito tradizionalmente bassa, e  alleanze politiche eterogenee il Paese si è dimostrato stabile. Dal 1995 tutti i Presidenti sono stati espressione dei due principali partiti politici: il PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), che domenica candida Aecio Neves, e il PT (Partido dos Trabalhadores),  che potrebbe trovare la conferma di Dilma Rousseff.

Sviluppo economico, sociale e progresso democratico hanno coinciso con l’ascesa del Paese sullo scenario internazionale. Oggi il Brasile è la settima economia del mondo, si prevede diventi la quarta nel 2040 (dopo Cina, Stati Uniti e  India) ed è diventato, a livello globale, un modello di come lo sviluppo sociale può andare di pari passo con la crescita economica anche molto accentuata, una sorta, di ‘volto amico’nel nuovo mondo multipolare, come sostiene il report ‘Brazil: Promises of More Change – But in Which Direction?’ del Parlamento europeo.

L’ondata di proteste e manifestazioni che hanno colpito il Paese nel 2013 e ancora nei primi mesi di quest’anno, ha portato alla luce il malcontento di una fascia decisamente ampia di popolazione (servizi sociali, sanità, istruzione tra i motivi principali della protesta), insieme alla denuncia di una diffusa corruzione. Proteste emerse in parallelo ad un rallentamento economico. In contrasto ai tassi di crescita sostenuti registrati quasi tutti gli anni a partire dalla metà degli anni ‘90, la crescita economica del Paese dal l 2012 è iniziata a rallentare. Oggi preoccupa la crescita, la perdita di competitività, la domanda particolarmente debole su importanti mercati di esportazione  (il Paese è diventato eccessivamente dipendente dalle esportazioni).

L’attuale stagnazione potrebbe minare seriamente lo status internazionale del Paese. Il 72% dei brasiliani  sembrano essere insoddisfatti della situazione del Paese -erano il 55% prima dell’inizio delle proteste del 2013; secondo il 66%, poi, l’economia sta andando progressivamente peggio. Tra i motivi dello scontento, alla base anche delle manifestazioni di protesta, gli alti livelli di criminalità, l’assistenza sanitaria carente, la corruzione  e la bassa qualità del sistema educativo.

Durante il primo turno elettorale il Presidente e candidato alla rielezione Dilma Roussef ha mantenuto la sua leadership in tutti gli Stati del nordest del Brasile, fatta eccezione per il Pernambuco. Nel Piauì Dilma ha ottenuto il 70% dei voti, il suo risultato migliore. Secondo il politologo pernambucano Marcus Andrè Melo, nonostante questo non è possibile definire il nordest una regione vicina al Partito dei lavoratori (PT). Professore all’Università federale del Pernambuco, Melo osserva che nelle aree economicamente meno sviluppate del Paese non esiste alcun tipo di attaccamento al partito, non c’è fedeltà e rispetto di simboli politici. Quello che esiste è un comportamento di generale adesione nei confronti di qualunque tipo di Governo vigente, dovuto alla dipendenza che la popolazione brasilianadi trinceaconserva rispetto alle politiche pubbliche. “Qualunquismo” è l’espressione che usa Melo per descrivere questo fenomeno. Ciò significa, anche, che l’elettore non è chiuso alle nuove proposte che potenzialmente massimizzano il suo benessere.

 

Melo, lei come si spiega il comportamento degli elettori che, al primo turno, in base alle statistiche sulle intenzioni voto, sembravano aver scelto Marina Silva come leader?

Ciò che ha segnato queste elezioni è stata la decomposizione vera e propria dell’immagine di Marina Silva fatta attraverso un politica di marketing molto aggressiva promossa dal Pt. Questa strategia di marketing ha scatenato la parte volatile dell’elettorato. Sono gli indecisi, quelli neutrali ad essere più propensi ai cambiamenti. Dopo la morte di Eduardo Campos quest’elettorato ha scelto Marina Silva. Quando gli attacchi del Pt, che minavano la credibilità dell’ex senatrice, sono aumentati il gruppo si è diviso e una parte si è spostata verso Aecio Neves; l’altra parte verso Dilma. Ma è proprio questo il fatto curioso: il marketing del Pt ha favorito soprattutto il candidato tucano. Abbiamo visto che, volatili a parte, l’elettorato di Marina è rimasto basicamente lo stesso del 2010. Questi elettori sposano una combinazione di valori che i politologi chiamano ‘post-materialisti’. Sono giovani preoccupati per l’ambiente, con nuovi valori relativi al consumo e che non trovano politici capaci di rappresentarli. A causare la perplessità nell’elettore di Marina, per esempio, è il modello di coalizione del Brasile che consente ai partiti di estrema destra e di estrema sinistra di allearsi senza nessun ostacolo. E’ un tipo di elettore che non voto in base al portafoglio. E’ insoddisfatto dei servizi pubblici, dei modelli politici e della loro rappresentatività. Questo elettore rappresenta un malessere istituzionale molto evidente nelle proteste dello scorso anno.

Quale altro gruppo si distingue nell’elettorato brasiliano?

Il gruppo più numeroso, non solo in Brasile, è quello degli ‘ignoranti razionali’. Il termine è nato con l’economista americano Anthony Downs che lo utilizzò nel suo ‘Una teoria Economica della Democrazia‘. Downs descrive l’elettore medio che, per mezzo del voto,tenta in tutti i modi di massimizzare il suo benessere. Il suo voto è coerente e razionale. Ma lui non capisce gli indicatori economici, non sa come le politiche si relazionano le une alle altre e come si spiegano a medio e lungo termine. Lui sente solo che le cose vanno male quando la crisi attinge il lavoro o la rendita. Questo elettore vede il fatto suo e decide se vuole o meno cambiare il suo status quo. Non ha un’ideologia politica. Aldilà del fatto che il mercato di lavoro non è lo stesso di due o tre anni fa in Brasile, la disoccupazione comunque non è aumentata. E, anche se l’inflazione è molto alta, non possiamo dire che stia condizionando di molto la rendita. Questo spiega, in parte, la rinnovata preferenza di buona parte dell’elettorato rispetto a Dilma.

Perciò di cosa ha bisogno questo tipo di elettore per ampliare il suo orizzonte politico?

A questo elettore serve educazione. Molto più che informazione. L’educazione è fondamentale per renderlo più cosciente e per ampliare l’orizzonte temporale dei suoi calcoli politici. Senza educazione non riesce a capire la sostenibilità delle politiche pubbliche e dispone di meno sussidi per valutare un governo. L’educazione migliora il dibattito pubblico che si è mostrato cosi poco efficace ed efficiente in Brasile.

Esiste un momento specifico in cui l’ignorante razionale, come lo definisce lei, comincia a pensare a lungo termine?

Ci sono studi che hanno fatto questa analisi ma nessuno è mai riuscito a trovare una spiegazione particolare. Quello che stiamo vedendo è un movimento continuo di ricerca per migliorare il proprio benessere. Quando si è inseriti in un processo di mobilità sociale ci si aspetta che le persone chiedano sempre di più. Le aspettative aumentano. Quando una determinata fascia sociale percepisce che la capacità di andare avanti ristagna o non è sufficiente per soddisfare le sue ambizioni si verifica un movimento di insoddisfazione molto grande, come quello che abbiamo visto nelle proteste dell’anno scorso. Questo succede quando un individuo si rende conto che le sue domande vanno oltre rispetto alla velocità di trasformazione che la società può sostenere. Questo sta alla base della grande frustrazione che, se non venisse razionalizzata, potrebbe esplodere nelle strade di nuovo.

Il voto del brasiliano è fondamentalmente condizionato dall’economia, quindi?

In buona parte, si. All’ultimo minuto l’elettore vota sempre per il cambiamento o il mantenimento di un Governo guardando alla reale soddisfazione che questo Governo può garantirgli. E’ una percezione molto individualista della politica, per il povero e per il ricco. Quando l’elettore decide per il cambiamento la credibilità del nuovo candidato scelto è l’aspetto più rilevante. Questo spiega il motivo per cui la strategia del Pt è stata quella di distruggere la credibilità di Marina Silva usando informazioni completamente irrilevanti. Questo ha pregiudicato la fiducia nella candidata e ha fatto in modo che gli elettori neutrali o indecisi desistessero dall’intento di votarla.

Tanto Marina quanto Aecio hanno fatto riferimento ad episodi di corruzione nella Petrobras per attaccare Dilma. Fino a che punto può funzionare questa strategia?

Gli attacchi hanno colpito più i partiti, il PT, rispetto a Dilma stessa. Oltre a questo è necessario ricordare che ne Aecio né Marina sono stati così incisivi negli attacchi alla Roussef rispetto alla corruzione del suo governo. Non sono riusciti mai ad essere così aggressivi come Dilma è stata con Marina, per esempio. Questo è dovuto anche al fatto che i candidati dell’opposizione hanno avuto molto meno tempo in tv rispetto a quello concesso a Dilma. L’informazione che è passata è stata quella di un PT corrotto, ma senza Dilma. La riduzione dei posti destinati al PT al Senato e alla Camera può essere il risultato di questa associazione del partito alla corruzione. Con tanti scandali in cui è coinvolto il PT sarebbe stato molto strano per la nostra democrazia se non ci fosse stata qualche conseguenza in strada. Ma c’è stata.

La mappa elettorale brasiliana mostra un Paese diviso in regioni tucane e petiste. I partiti sono padroni di alcune aree del Paese?

Quando si paragona il voto concentrato del Pt nel nordest e nel nord con quello del PSDB nel sudest, molti analisti politici dimenticano una cosa fondamentale che io chiamo ‘qualunquismo’. Questa espressione viene dall’italiano ‘qualunque’ ed è associata ad un certo cinismo comune nel Sud dell’Italia nel secolo passato e che consiste nel votare il governatore che sta al potere, chiunque sia. Non possiamo dire che sia un fenomeno di adesione al Pt nelle trincee del Brasile. Non c’è stata una ‘marcia del nordest’ tale per cui si è assistito ad una presa di coscienza di classe. Quello che si osserva è che nelle aree meno sviluppate del Paese e più dipendenti dalle politiche di inclusione sociale, si vota spesso per chi già si trova a governare.

Qualunque Governo sia al potere?

Da quando il Pt governa queste aree dipendono molto dal trasferimento del debito . Per questo i prefetti e i deputati di queste zone hanno molto interesse ad appoggiare chi governa. E’ questo quello che l’elettore vede. La sua fedeltà non è legata la partito. Lui punta al candidato che può favorirlo. Questo succede soprattutto nel Piaui e nella periferia di San Paolo.

Cosa spiega la chiara preferenza della maggioranza degli elettori di San Paolo per il PSDB?

Il mio prossimo libro analizza i due valori primordiali della politica attuale: l’inclusione e la stabilità economica. Nel Piaui la preoccupazione è l’inclusione. Nel sudest ci sono più imprese, il settore privato è molto forte. Le questioni macroeconomiche in questo scenario acquisiscono peso e valore e il PSDB ha una reputazione in questo settore. Non sto dicendo che tutti gli elettori del PSDB sono degli ottimi conoscitori dei conti pubblici. Bisogna pensare alla classe ‘C’, non solo a quella paulista, come un tutt’uno. Questa classe sociale ha tratto beneficio dall’espansione del credito economico dal 2002 al 2009, per lei la questione fondamentale sono i servizi.

Quindi la classe ‘C’ è soddisfatta?

Ha avuto finalmente accesso ai piani di salute privati. Però questi piani sono molto carenti e quindi la classe ‘C’ è insoddisfatta. Con l’educazione è successa la stessa cosa. La classe C ha comprato una macchina e adesso resta immobile nel traffico. Adesso comincia a capire che l’economia va male. Chi lavora nelle costruzioni per esempio percepisce che la quantità di lavori registrati nel 2014 è molto meno degli anni passati. In tutte le imprese i funzionari si stanno accorgendo che i progetti sono diminuiti o sono in ritardo.

Quindi come vive l’elettore questa situazione contraddittori: da un lato è stanco dell’attuale gestione politica, dall’altro ha paura di perdere le sue conquiste? Come può risolvere questa situazione?

La classe ‘C’ ha avuto accesso a diversi benefici. È più informata di quegli elettori che appartengono alle trincee del Brasile e sa che l’inflazione è alta e che le cose non vanno bene. Questo la fa oscillare tra il Governo e l’opposizione. IL PSDB ci guadagna perché ha più credibilità quando si tratta di stabilità economica rispetto al PT.

Esiste una scelta certa per questi elettori?

E’difficile. Ma potrebbe essere più semplice se i partiti avessero un aspetto diverso nella società. In molti Paesi europei partiti politici fanno da intermediari tra chi forma le opinioni e la popolazione. C’è un’identificazione partitica forte in Inghilterra, Francia e Germania. I partiti funzionano come riferimenti per gli ‘ignoranti razionali’, aiutano ad educare. In Brasile questa identificazione è minima. C’è anche ogni volta un avversario partitico in più. Non esistono dibattiti politici, ma solo accuse reciproche e uso spropositato di bugie.

 

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