lunedì, Luglio 26

Brasile, la miseria è cresciuta

0

poverta brasile

I dati dell’IPEA confermano che la percentuale di estrema povertà è passata dal 3,6% al 4%. Elezioni alle spalle, l’Istituto di Ricerca Economica Applicata (IPEA) ha comunicato che il numero di brasiliani che vivono nella miseria è cresciuto molto l’anno scorso.

L’Ipea ha aspettato la fine del secondo turno elettorale per alimentare il suo banco dati con queste informazioni, senza che tale attualizzazione venisse divulgata alla stampa. I numeri ufficiali confermano che, dopo 10 anni consecutivi di calo, il numero dei poveri in percentuale è passato dal 3,6% al 4% l’anno scorso, tra i brasiliani con rendita inferiore a 70 reais al mese. Si è verificato un aumento di 870 mila persone, perciò oggi questa fascia di popolazione passa ad 8 milioni. Nel 2004 la proporzione di persone estremamente povere era del 7,6% e tale percentuale è diminuita fino al 2012, cioè fino a quando ha raggiunto la soglia minima del 3,6%.

Secondo Ipea nel 2013 ben 10,452 milioni di brasiliani non avevano neanche il minimo per garantire le necessità caloriche basiche, circa 370mila in più dell’anno precedente. Dati confermati anche dal Fondo della Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I ricercatori associati dell’Istituto di Studi del lavoro e della Società (IETS) Andrezza Rosalem e Samuel Franco hanno calcolato un aumento del numero dei poveri dal 6,1% al 6,2% in tutto il paese nell’ultimo anno, tra i brasiliani che percepiscono circa 123reais al mese.

La ricercatrice Sonia Rocha, specialista in disuguaglianze e povertà, membro dello Iets, conferma la tendenza. In base ai suoi calcoli si è verificato un aumento della povertà e si è passati dal 4,1% del 2012 al 4,7% del 2013, escludendo il Nord rurale del Paese. E’ stato l’aumento più significativo dal 2008. Anche l’assessore della Segreteria di Piani Strategici (SAE), Rafael Osorio, ha confermato la tendenza e ha dichiarato che l’aumento di persone con “rendita zero”, cioè coloro che ricevono per lavorare solo una casa, gli alimenti, i vestiti, i trasporti e le medicine, hanno di conseguenza ridotto la rendita media di chi sta sotto la linea di povertà. Gli specialisti ritengono che il blocco nel ciclo dei miglioramenti è stato causato dallo scenario economico caratterizzato da una minore crescita e da un mercato del lavoro molto meno dinamico. La disoccupazione, passata dal 6,1% del 2012 al 6,5% dello scorso anno, ha interessato le classi meno agiate.

Mentre il reddito medio è ancora in crescita reale, il 5% dei più poveri ha subito l’impatto dell’inflazione ed è stato l’unico gruppo con un calo dei ricavi dell’ 11%, secondo Andrezza e Samuel dello Iets. «Questo dato riflette la necessità a di vivere una condizione macroeconomica diversa, tale da ridurre la miseria. Il potere economico si deteriora con l’inflazione costante. Prima c’era una tendenza al calo, adesso sta succedendo il contrario». Questo il pensiero di Flavio Comim, economista dell’Università di Rio Grande do Sul e dell’Università di Cambridge. Samuel Franco, dello Iets, vede sempre nell’impatto dell’economia più fragile la causa di un possibile esaurimento dei programmi di trasferimento della rendita.

La decisione dell’Ipea di divulgare questi dati solo adesso, cioè dopo le elezioni, è stato oggetto di critica da parte di molti specialisti del settore. Sonia Rocha, per esempio, commenta che alcuni dati erano già stati resi disponibili alla fine di settembre dall’ IBGE: «Il calendario elettorale non mi sembra una ragione valida per nascondere certi dati». Comim è convinto ci sia stata interferenza politica nella divulgazione dei dati. Secondo lui è evidente che, in base ad alcune statistiche, divulgare certi dati avrebbe danneggiato determinati partiti politici. Adrezza è convinta che all’Ipea manchi un calendario pubblico di divulgazione come quello dell’IBGE.

Dall’Ipea fanno sapere che la decisione di non divulgare i dati relativi alla miseria e alla disuguaglianza è dipesa dalla convinzione che durante le elezioni i dati non sarebbero stati percepiti e assorbiti dal pubblico con sufficiente attenzione e coscienza. Si dice che ad ottobre, il direttore delle politiche sociali dell’istituto, Herton Araujò, abbia perso il posto proprio per essersi opposto a questa decisione e che il ricercatore Marcelo Medeiros abbia chiesto l’esonero del vicecoordinatore degli Studi sulla Popolazione, lo Sviluppo e la Previdenza davanti alla decisione dell’Istituto di nascondere la ricerca.

Tra i ricercatori erano in tanti a credere che l’Ipea stesse subendo pressioni politiche esterne molto forti. Il ministro dello Sviluppo Sociale e della Lotta alla Fame (MDS), Tereza Campello, ha negato che il numero dei poveri sia aumentato nel Paese durante il 2013. La Campello parla di «statistiche fluttuanti», in cui il margine di errore è molto alto: «In ogni analisi che abbia come riferimento le diverse linee di povertà, non è possibile affermare che sia aumentata la povertà estrema. La tendenza resta quella del calo. Si stanno riducendo entrambe, la povertà e la miseria estrema». La Campello, inoltre, ha tenuto a ribattere alle accuse mosse nei confronti del governo circa il presunto interesse a nascondere i dati dell’IPea. Secondo il ministro questi dati erano disponibili sin dal 18 di settembre scorso. «E’ un’ingiustizia contro il Presidente Roussef. Non è leale, voi giornalisti e qualunque specialista avete libero accesso ai dati. E questo da più di due mesi».

In una nota l’Ipea nega di aver nascosto la ricerca e ricorda che l’anno scorso gli stessi dati sono stati resi disponibili a novembre. «Non c’è stata alcuna intenzione di nascondere i dati» ha fatto sapere Marcelo Neri, Presidente dell’Ipea. «C’è stata semmai una decisione a priori, presa autonomamente dall’Istituto, affinchè i dati venissero divulgati dopo le elezioni, anche per rispettare le limitazioni giuridiche che le elezioni avrebbero imposto». Neri e Campello hanno fatto riferimento ad alcuni indicatori economici per smentire il presunto aumento della miseria. «Quello che è successo negli ultimi due anni è stato un aumento di rendita del 5,5% all’anno. Il quadro generale del paese è quello di una nazione in sviluppo, anche se esiste ancora molta miseria. Abbiamo fatto crescere il numero delle famiglie grazia a provvedimenti come la Borsa Famiglia e abbiamo ampliato il numero dei benefici. Il tasso di disoccupazione non è aumentato»

In ogni caso, se il dato relativo all’aumento della povertà venisse confermato, quella del Brasile apparirebbe sicuramente come una situazione paradossale. Questo perché anche la classe media negli ultimi anni ha fatto registrare un’espansione record. E allora che cosa è successo? Secondo Jens Arnold, economista senior dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economic (OCDE), specializzato in Brasile, l’espansione della classe media è un fenomeno “sostenibile”. «Soprattutto in Brasile, si assiste ad un processo di riduzione delle disuguaglianze supportato da alcune tendenze positive come i miglioramenti nel processo di accesso all’educazione e la riduzione delle differenze salariali tra lavoratori qualificati e non qualificati, lasciando da parte le politiche di trasferimento di rendita che difficilmente saranno invertite».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->