sabato, Maggio 8

Brasile, la disuguaglianze sociali sono ovunque Numeri ancora forti ma la situazione è in miglioramento

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Icaraì, quartiere di Rio de Janeiro, registra il più alto indice di disuguaglianze sociali, seguono Leblon e Ipanema. Le disuguaglianze in Brasile non appaiono solamente tra comuni e stati differenti, ma anche e soprattutto in aree molto vicine tra loro, all’interno della stessa regione metropolitana: lo rileva uno studio promosso dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) e dall’Istituto di Ricerca Economica Applicata (IPEA) sulla base dell’Indice di Sviluppo Umano Municipale (IDHM).

Il calcolo è stato fatto sulla base di tre indicatori: educazione, rendita e longevità. Nella città di Rio de Janeiro, la regione di Praia de Iacaraì registra il maggiore indice di Sviluppo Umano (0,962), sopra i quartieri tradizionali della città, Leblon e Ipanema. Questo indice varia da zero a uno: quanto mai è prossimo all’1, migliore è la condizione di vita. Il peggiore IDH di Rio si registra nel comune di Japerì, nell’area della Baixada Fluminense, a meno di 90 km da Icaraì, con varie località con l’indice più basso della regione (0,591) come Colinas, Santo Antonio, Santa Armelia e il Complesso Penitenziario di Japeri.

Lo studio mostra un calo riguardo alla percentuale di disuguaglianze sociali tra 16 delle principali regioni metropolitane del Brasile nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010, così come nella distanza che separa i quartieri ricchi da quelli poveri della stessa zona. In ogni caso la regione metropolitano di Recife è quella che registra le maggiori differenze tra le aree con migliore e peggiore tenore di vita. Il quartiere nobile di Espinheiro ostenta un indice pari allo 0,955, mentre nell’area rurale Ipojuca/Nossa Senhora do O e Camela l’indice di sviluppo Umano è dello 0,523. Alla lista si aggiungono Manaus, Natal, Curitiba. Rio de Janeiro occupa la nona posizione nel ranking delle disuguaglianze all’interno delle metropoli. La differenza è minore nelle regioni metropolitane di Guiabà e Mato Grosso.

“Le disuguaglianze si ripercuotono in tutti i livelli: educazione, spazio, sanità e infrastrutture. E questo dipende anche dal fatto che i maggiori investimenti pubblici si fanno nelle regioni più ricche”. La pensa così Flavio Comin, professore della Università federale di rio grande do Sul. Nel 2010, all’interno di una stessa regione metropolitana, il reddito pro capite poteva variare fino a 47 volte tra un quartiere e un altro, come a Manaus. La percentuale della popolazione di 18 anni che sapeva leggere e scrivere oscillava tra il 21 e il 95%, come a Curitiba. Considerando il periodo incluso tra il 2000 e il 2010, San Paolo ha continuato ad essere la regione con il più alto indice di sviluppo umano (0,794), ma l’intervallo che la separava da Manaus (IDH pari allo 0, 720)è diminuito quasi della metà. La metropoli paulista possiede le cinque località con l’Indice più alto di tutto il Brasile.

Tutte le 16 regioni metropolitane prese in considerazione hanno raggiunto il livello di alto sviluppo umano che prima era riservato solo alla capitale paulista e ai comuni vicini. Lo studio raccoglie gli indicatori di 9.825 Unita di Sviluppo Umano (UDHs). Aree che possono corrispondere ad un quartiere o semplicemente ad un limitato numero di strade, così come ad un comune intero, come nel caso delle piccole città. Per il Ministro Capo della Segreteria che si occupa di Affari Strategici della Presidenza della Repubblica, Marcelo Neri, lo studio in oggetto mostra dei passi avanti considerevoli, come per esempio la riduzione della disuguaglianza non solo tra le 16 regioni prese in esame, ma anche al loro interno, tra i quartieri e i comuni che ne fanno parte. “L’atlante mostra che ci sono grandi disparità” ci dice Marcelo Neri, “ma mostra anche che queste disparità col tempo si stanno riducendo. Il Brasile ha subito e continua a subire una trasformazione profonda”.

Nella regione metropolitana di Rio de Janeiro, Icaraì occupava il primo posto della lista dei migliori indici di sviluppo della città nel 2000. Secondo la professoressa di Economia brasiliana dell’Università Federale Fluminense, Hildete Pereira, questo si deve al fatto che in quel quartiere si concentra un gran numero di persone di classe medio/alta. Dove indice di alfabetizzazione è altrettanto alto e, di conseguenza, anche la rendita è elevata. “Diversamente da quartieri di classe alta di Rio de Janeiro, Icaraì non ha favela nelle vicinanze” ci spiega Pereira, “Nel caso di Japerì, invece la situazione è omogenea”.

Nella regione del Complesso penitenziario di Japerì la mancanza di servizi igienico-sanitari di base è la principale lamentela della popolazione, a seguire c’è quella dovuta all’assenza di pavimentazione. Nel quartiere sono tante le fogne a cielo aperto ei problemi per gli abitanti si moltiplicano nei giorni di pioggia. Nell’ultima settimana circa 10 serpenti lunghi 50 centimetri sono stati trovati dentro il cortile di casa di Maria Gracas de Souza. “Conviviamo da anni, ormai, con le malattie della pelle” ci dice Maria Graca. “Sono ferite che tendono ad aumentare se non ce ne prendiamo cura”. Maria Graca ha 41 anni e sei figli. Per capire in che modo affrontare e ridurre queste disuguaglianze, abbiamo chiesto un parere all’economista francese Thomas Piketty in visita all’Università di San Paolo. “La diminuzione della disuguaglianza di rendita dipende dalle politiche di valorizzazione del salario minimo e dalle politiche inclusive. La diffusione dell’educazione di qualità è il meccanismo più importante per arrivare a diminuire le disparità di rendita”. Piketty ritiene che l’uso adeguato del denaro con questa tassazione sia fondamentale soprattutto per l’educazione. Questo non significa creare scuole elitarie, ma offrire una buona educazione in forma generale. “Se guardiamo alla breve storia della tassazione, ci accorgiamo che è necessario creare tassazioni progressive di rendita, fortificare i movimenti del lavoratori e investire nell’educazione”.

 

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