venerdì, Luglio 30

Brasile, la battaglia dell’impeachment

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Dopo le manifestazioni di venerdì scorso in difesa del mandato del Presidente del Brasile, Dilma Rousseff, il governo decide di esporsi contro quello che definisce il ‘golpe’ in corso contro la presidenza stessa. La richiesta di impeachment, avanzata dal procuratore di giustizia in pensione Helio Bicudo insieme agli avvocati Miguel Reale e Janaina Paschoal, pende sulla testa del capo di stato ormai da diversi mesi e punta a punire la Rousseff per le numerose irregolarità registrate nel bilancio dello Stato del 2014. Accompagnata da 5 ministri e da diversi giuristi vicini al governo, il Presidente ha ribadito che la richiesta di impeachment non si fonda su basi giuridicamente corrette e che non vi è ‘alcuna ipotesi di rinuncia’ da parte sua rispetto al mandato. «Non ho commesso alcun crimine previsto dalla Costituzione e dalle leggi» così Dilma Roussef. «Nessun crimine che possa giustificare un’interruzione del mandato. Condannare qualcuno per un crimine che non è stato commesso e la più grande violenza che può essere fatta contro chiunque. E’ un’ingiustizia brutale. E’ illegale. Sono già stata vittima di questa ingiustizia una volta, durante la dittatura, e lotterò per non esserlo di nuovo adesso, in piena democrazia».

Con toni accesi Dilma Rousseff e il Ministro Josè Eduardo Cardozo hanno risposto alle richieste urlate dal popolo nelle ultime manifestazioni contro il governo: non ci sarà alcun golpe! Secondo il Presidente esiste una congiura di elementi finalizzata a sottrarle il diritto di governare, uno di questi è il processo di impeachment:«In assenza di crimine di responsabilità comprovato, l’allontanamento del Presidente diventa un crimine contro la Democrazia» ha specificato la Roussef: «In questo caso restano poche parole da dire: è in corso un golpe contro la democrazia»

Il capo di Stato ha voluto spendere due parole anche per il suo amico, supporter, riferimento di un’intera vita politica, ex Presidente del Brasile, Ignacio Lula da Silva, al centro di una serie di inchieste tra cui ‘Lava Jato’. Senza citare mai il giudice Sergio Moro, l’interprete principale dell’inchiesta Lava Jato, La Rousseff ha condannato la decisione dei giudici di divulgare le conversazioni tra il Presidente stesso e Lula, servite solo ad incendiare ulteriormente la crisi attuale. A darle una spalla Il Ministro Teori Zavascki che ha imposto il sigillo alle registrazioni, ritenendo illegale la divulgazione delle stesse: «La giustizia brasiliana si è indebolita da quando sono state divulgate. Queste registrazioni non aggiungono nulla all’oggetto delle indagini. Quando succede una cosa del genere, si vede nitidamente il tentativo di oltrepassare la frontiera che separa lo stato democratico di diritto da uno stato di eccezione». La Rousseff ha poi sottolineato l’esistenza di una rottura istituzionale voluta e foraggiata dalla bassa politica. Dura la reazione del Presidente del partito PSDB Aecio Neves che ha definito Dilma troppo ‘vittima’: «Quello che vedo è una vera e propria oscillazione. Il Presidente della Repubblica ha messo da parte l’arroganza con cui ha agito negli ultimi sei anni, tanto da trasferire all’opposizione le sue responsabilità, per collocarsi in una posizione di vittimismo».

E’ Intervenuto anche il leader del PPS, Rubens Bueno, che ha assicurato alla Rousseff che non esiste alcun tipo di golpe contro il governo, ma solo un processo di impeachment che segue i parametri imposti dalla Costituzione: «Da questo punto di vista ha ragione il Presidente Rousseff: non ci sarà alcun golpe, ma solo un impeachment! Dilma ha commesso un crimine di responsabilità, per questo deve rispondere davanti alla giustizia. Installando la commissione di impeachment, stiamo solo seguendo quello che ha imposto il Supremo Tribunale Federale rispetto al rito del processo. Approveremo in commissione l’ammissibilità del processo. Sono certo che una grande maggioranza all’interno del Planalto voterà per il sì».

Ma ad oggi molti hanno ritrattato la loro posizione e la Rousseff si trova sempre più isolata, dato che nella serata ieri PMDB (partito del movimento democratico brasiliano) le ha voltato le spalle chiedendo ai suoi 7 sette ministri in carica di dimettersi. Il partito in questione è molto importante all’interno degli equilibri del Governo Brasiliano e consta di  69 seggi alla Camera (su 513), e 18 seggi al Senato (su 81), era stato da sempre un fedele alleato del partito della presidentessa e di Lula ovvero il PT (partito dei lavoratori). Così anche lo stesso vicepresidente Michel Temer, membro del PMDB, abbandona la presidentessa Rousseff e si prepara in caso del confermato impeachment parlamentare a subentrare al suo posto nella guida del paese.

 

 

 

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