domenica, Giugno 20

Brasile, il politologo Coutinho: "E' tutto un grande controsenso" "Invee di protestare per chiedere più autonomia, vogliono più Stato"

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Il politologo portoghese Joao Pereira Coutinho è di fatto un conservatore; ma non uno di quelli che storcono il naso quando si parla di matrimoni gay o legalizzazione della marijuana. “Questi temi mi annoiano” dice. Ha 38 anni, si nutre della tradizione britannica che giudica con salutare scetticismo qualunque politico che voglia governare  la società in maniera utopica. Le sue critiche sono indirizzate a cio che lui stesso chiama Statobabà, che in Portogallo si traduce in un organismo esageratamente statale in grado di consigliare gli abitanti persino su come vestirsi. Per lui il Brasile è una realtà molto símile. E ci spiega perchè.

 

Come reagiscono i brasiliani quando lei si presenta come un conservatore?

Alcuni pensano che io sia un dinosauro, che sia appena uscito da un Museo di storia naturale. Altri mi immaginano come un vecchietto del bengala che fuma tutti i giorni alle 5 del pomeriggio in punto. E’ strano. In Brasile la parola “conservatore” è spesso interpretata come un insulto. Molti qui si definiscono comunisti e questo è considerato normale. Il comunismo ha fatto 100milioni di morti ma si pensa spesso che è stato solo qualcosa appartenente al passato e quindi va bene tutto. Ma quando qualcuno come me si definisce un conservatore, allora deve essere rinchiuso in un manicomio. Ma aldilà di questa resistenza, molti brasiliani che si definiscono progressisti o di sinistra sono in verità conservatori. Alcuni hanno letto il mio libro “Le idee conservatrici” e poi mi hanno cercato per dirmi che non sapevano più se sentirsi progressisti o no. Si sono stupiti perché si sono detti d’accordo su diversi punti. Il merito del mio libro è stato quello di insinuare dubbi, creare problemi. Molti di loro hanno compreso bene le mie idee e sono rimasti spiazzati. Non so se avranno bisogno di una visita dalla psicanalista  o se andranno in depressione. Io spero di si. Perché queste cose fanno sempre bene, Aiutano a riflettere.

Che cos’è un conservatore?

E’ qualcuno che che considera imperfetta la natura umana. Come ha detto quel calciatore brasiliano “siamo tutti macachi”. Si parte da qui. E poi da qui in poi credere che un politico, che è un macaco come noi, possa esercitare un potere superiore sulla vita di tutti è un controsenso. Un politico non è qualcuno capace più degli altri di condurre la società verso una realtà che lui considera ideale. Questa è una credenza primitiva. Un conservatore autentico non vede le cose in questo modo e non si fida chi sta al governo perché sa perfettamente che quell’individuo può cadere in errore come tutti gli altri. Il potere deve essere limitato. Lo Stato deve garantire solo le condizioni minime per una società civilizzata e i cittadini devono riconoscergli scopi della propria vita per conto loro, sbagliando e correggendosi. Gli inglesi usano un’espressione per questo: vivi e lascia vivere.

In Brasile cosa sta succedendo?

Le manifestazioni di giugno dell’anno scorso, prima della Coppa del Mondo, erano state positive: avevano mostrato il malcontento popolare, la voglia di cambiare autonomamente le cose. Con l’aumento della classe media le persone non si accontentano più del minimo necessario per vivere e cominciano a chiedere un governo onesto, salute di qualità e una buona educazione. Ma l’ottimismo che avevo nutrito durante le proteste si è già esaurito.

Perchè?

Perché i brasiliani, invece di protestare per chiedere maggiore autonomia rispetto al governo, esigono più Stato, maggiore potere. I politici hanno capito perfettamente e hanno risposto così: “Ci prenderemo cura di voi, bambini”. I brasiliani hanno qualcosa di paradossale.  Quando chiedi loro un’opinione sui politici le risposte oscillano tra “sono corrotti” oppure “totalmente corrotti”. Nonostante questo sono convinti che lo Stato deve essere più presente nella vita delle persone. I brasiliani, quindi sono convinti da un lato che i politici siano tutti corrotti e dall’altro che abbiano bisogno di maggiore potere per influenzare la vita di tutti i cittadini.

Questa contraddizione trova riscontri certi?

Le statistiche di opinione mostrano che la popolazione brasiliana chiede che lo Stato controlli la Giustizia (80%), il sistema di previdenza (72%), la salute (71%) e l’educazione (69%). Più della metà vorrebbe che le banche fossero statali. L’opinione diffusa in Brasile è che il governo venga esercitato da entità celestiale non dagli stessi politici che i brasiliani definiscono corrotti.

Alcuni mesi fa il Presidente Dilma Roussef , candidata alla rielezione, ha detto che non si può esigere virtù dall’umanità perché lei stessa non è virtuosa. Ma ha detto anche che  ci sono uomini e donne virtuosi e per questo anche le istituzioni devono esserlo… che cosa rivela questo su Dilma?

L’idea che esistano persone e istituzioni perfette è tipica di chi si ama molto. E’ un sentimento che predomina verso la fine dell’adolescenza. Uno dei grandi problemi attuali è che alcuni soffrono di adolescenza tardiva.  Sono convinti che il mondo sia sbagliato e che debba sottomettersi, per questo, ai propri capricci. Un tiranno non è altro che un bambino che non accetta un “no” come risposta. Non sto dicendo che Dilma sia un dittatore. Sto dicendo che coloro che si credono perfetti presentano problemi nello sviluppo. Non mettono in dubbio le proprie certezze e per questo costituiscono un pericolo molto alto per la società.

Come vede i partiti brasiliani?

Ho letto gli statuti di vari partiti. Non ne vedo alcuno che possa dirsi di destra. Nè il PSB, nè i Democratici, nè il Partito Progressista. Tutti hanno una visione patrimoniale della società che non separa ciò che è pubblico da ciò che è privato. Pensano che lo stato sia l’Agente della società, il pastore, il Salvatore, colui che porta alla redenzione. Usano termini come “disuguaglianza” e “ridistribuzione di rendita più equa” che sono geneticamente termini di sinistra. L’ossessione per questi termini è indicativa. Sembra come se solo un certo tipo di linguaggio fosse concesso.

Che cosa pensa delle performance politica di Marina Silva, candidata alla Presidenza, nelle statistiche?

All’inizio pensavo che il fenomeno si fosse scatenato per ragioni emozionali. Dopo la morte di Campos era prevedibile uno slittamento di voti a favore della Silva. In politica la parte emozionale è molto potente, uno degli esempi maggiori si trova a Washington: Barack Obama è stato eletto non perché fosse migliore rispetto al repubblicano McCain ma perché c’era una colpa dei tempi della schiavitù e della segregazione razziale che doveva essere espiata.

Ma ho capito subito dopo che la parte emozionale non spiega tutto quello che sta succedendo in Brasile. La gente è stufa del PT e si preoccupa, in maniera giustificata, della situazione anemica dell’economia. Tutto questo sta avendo peso sulle intenzioni di voto. 

 

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