venerdì, Ottobre 22

Brasile, il futuro è più lontano field_506ffbaa4a8d4

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Nel 2003 la banca americana Goldman Sachs ha previsto l’economia brasiliana come la quinta maggiore al mondo nel 2049. I numeri oggi fanno registrare un ritardo di cinque anni.

La breve carriera professionale di Flavia de Oliveira, 28 anni di San Paolo, la dice lunga sul recente percorso del Brasile.
Nel 2009, mentre studia presso la facoltà di amministrazione di impresa, non ha difficoltà a trovare lavoro in un’agenzia di consulenza specializzata nel commercio estero, la Sandler & Travis.
I posti sono tanti e Flavia decide di dare le dimissioni per intraprendere un percorso di interscambio culturale in Olanda. Prima di partire respinge un’offerta di stage presso l’impresa tecnologica IBM.
Sembra che le opportunità non manchino e infatti al suo rientro, nel 2010, ottiene uno stage presso l’industria chimica Dystar dove poi viene assunta dopo essersi definitivamente formata.
Come tanti brasiliani emersi all’interno della classe media negli ultimi 10 anni, Flavia è la prima della sua famiglia a concludere un corso specializzato.
Ha deciso di andare oltre e per questo si iscrive ad un corso post-laurea presso la Fondazione Vargas, una delle principali scuole del Brasile.
“Credevo che una scuola migliore mi aiutasse a progredire, crescere” ci dice Flavia. Per questo l’anno scorso si dimette per cercare una posizione diversa all’interno di un’impresa più grande. E’ in quel momento che Flavia si rende conto che le cose sono cambiate: il mondo del lavoro è molto diverso da quello che conosceva, i posti sono diminuiti.
Dopo 6 mesi di ricerche sceglie quindi di accettare un lavoro in un’impresa più piccola dove arriva a guadagnare lo stesso stipendio del suo primo impiego.
Ho perso le opportunità migliori, quelle degli anni in cui il mercato era caldo”. La sensazione di aver lasciato indietro tempi migliori riassume il momento che sta vivendo un paese la cui traiettoria di espansione era ammirevole fino a poco tempo fa, ma che oggi sta perdendo direzione e forza.
Nell’ottobre del 2003 la Goldman Sachs produce un relazione intitolata «Sognando con i Paesi del Brics: il cammino fino al 2050». La relazione rivela progetti ottimisti per il futuro di Brasile, Russia, India e Cina. Ci si aspetta che in poco più di 30 anni i 4 paesi rispondano al 60% del Pil insieme alle 10 maggiori economie del mondo.
Il Brasile, stando alla relazione, avrebbe il potenziale per diventare la quinta maggiore potenza del mondo prima del 2050. Fino a quel momento le previsioni mostrano che la rendita pro capite del brasiliani potrebbe crescere 10 volte di più arrivando quasi a 27mila dollari.
Peccato che le previsioni abbiano fallito, il quadro economico attuale è molto diverso da quello ambito dalla relazione.
Fino 4 anni fa il paese stava seguendo il destino tracciato, poi qualcosa è andato storto.
L’espansione del 7,5% del 2010 è scesa a meno della metà nel 2011. In base alle stime del mercato per il prossimo anno la crescita media annuale nella prima metà dei prossimi 10 anni sarà dell’1,4%, quasi un terzo rispetto al 4,1% previsto da Goldman Sachs.
Ciò significa che il sogno brasiliano è in ritardo di almeno 5 anni.
Per l’economista americano Jim O’Neill, creatore dell’acronimo Brics ed economista della Goldman Sachs, quando la relazione è stata pubblicata l’ottimismo non era infondato.
Il Brasile aveva adottato la politica delle mete di inflazione che aveva dato fiducia agli analisti. Il Paese inoltre aveva un potenziale immenso per crescere grazie all’esportazione di commodities i cui prezzi stavano salendo.Il ciclo di crescita è durato meno di quanto sperato. Questo soprattutto a causa della difficoltà che ha avuto il paese stesso ad aumentare la sua produttività. “Per questo le previsioni erano esagerate”, ci spiega l’economista Joao Manoel Pinho de Mello, della business school Insper.
E’ autore di uno studio che compara l’evoluzione della produttività del Brasile e di altri paesi emergenti rispetto agli Stati Uniti dal 1994 al 2003. In base a questa comparazione la produttività brasiliana è calata del 20% rispetto a quella americana.
L’economista americano Nicholas Lardy non è molto ottimista rispetto al futuro dell’economia brasiliana e ritiene che all’interno dei Brics solo India e Cina presentino segnali di espansione notevoli.
Lardy ritiene che la nuova banca di Sviluppo creata dai Brics possa rappresentare una fonte di finanziamento in più per le opere di infrastrutture necessarie ai paesi, ma la sua creazione non è sufficiente a dare coerenza economica e politica a questo gruppo.
Per i brasiliani” dice Lardy “la vera questione consiste nel sapere che cosa succederà con i cinesi. L’importanza di Russia, India e Africa del Sud è distante anni luce. Come grande esportatore di commodities verso la Cina, il Brasile già sta vivendo alcune difficoltà. Un esempio: dal 2000 al 2007 la produzione di acciaio nelle siderurgie cinesi è cresciuta in media del 27% all’anno. Poi il ritmo di espansione è sceso al 6% e si attesterò intorno al 3% nel 2014. Le stime indicano per il prossimo anno un ulteriore calo fino al 2% nella produzione dell’acciaio. Se questo dovesse succedere, sarebbe la prima ritrazione in decenni. E sarebbe una tragedia per il Brasile che ha nel minerale di ferro uno dei suoi principali prodotti di esportazione”.

 

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