lunedì, ottobre 22

Brasile, i mercati hanno scelto Bolsonaro e il neo-liberalismo Ecco perché i mercati hanno scelto Bolsonaro che secondo Standard & Poor è un rischio, potrebbe portare a incongruenze o ritardi nell'attuazione delle misure promesse

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«I mercati sono ottimisti su Bolsonaro», farà «decollare il mercato», a dirlo è l’analista finanziario André Perfeito, della società di consulenza Spinelli CVMC, che già prima dell’ultimo sondaggio dell’istituto Accade, che ha visto schizzare il candidato dell’ultra-destra del Brasile al 31% -10 punti in più rispetto al commento della sinistra Fernando Haddadaveva previsto questa che è evidentemente, a pochi giorni dal voto presidenziale del 7 ottobre, una quasi investitura da parte della business community brasiliana.

La Borsa ieri ha fatto segnare una chiusura in forte rialzo: l’indice Ibovespa è cresciuto del 3,78%, dopo due sedute in calo. Rafforzato anche il Real rispetto al Dollaro.

In una campagna elettorale che sta dividendo in modo radicale il Paese latinoamericano, con il caso Lula come esempio clamoroso. Jair Bolsonaro , secondo gli osservatori locali, ha conquistato il mondo dell’economia e della finanza brasiliano grazie al suo consigliere economico già indicato come suo super-Ministro dell’economia, Paulo Guedes, economista ultra-liberale della scuola di Chicago, che ha offerto una vision a Bolsonaro  -per sua stessa ammissione poco ferrato in materia di economia- che punta sulle privatizzazioni, in particolare delle aziende pubbliche, e riforme coraggiose magari azzardate per far ripartire l’economia dopo 2 anni di recessione che hanno lasciato sul terreno 13milioni di disoccupati. Non è un caso che ieri a volare in borsa siano stati proprio i titoli delle compagnie pubbliche, Petrobras è balzata del 6,74% e la compagnia elettrica Electrobras del 9,02%. Il settore bancario anche reagito positivamente. ll futuro Ministro dell’Economia punta sulle privatizzazioni per ridurre il grande debito (77,3% del PIL) e sull’introduzione di un sistema pensionistico a capitalizzazione. Guedes promette che venderà tutte le società statali per ottenere 1 trilione di reais e zero disavanzi pubblici in un anno. La proposta è considerata illusoria dagli analisti e dagli economisti, considerando tutti i conflitti legali e la necessità di approvazione da parte del Congresso  -che per Bolsonaro già si sa che sarà un problema e dovrà governare con maggioranze variabili. Poco credibile anche il ricavato che lo Stato avrebbe dalla vendita delle compagine statali, il valore di mercato delle principali società quotate in borsa è di circa 430 miliardi di reais, secondo gli analisti.

Il mondo economico, che sembrava inizialmente guardare con interesse i candidati centristi, visto l’andamento della campagna hanno puntato su Bolsonaro, secondo alcuni conservatori consideratoil male minore’ tra tutti i possibili presidenti. Ma secondo Andrés Perfeito, i mercati hanno scommesso sulla sconfitta di Haddad, che ha sostituito l’ex Presidente Luiz Inácio Lula da Silva come candidato della sinistra, ma «non hanno ancora valutato il prezzo una vittoria di Bolsonaro».
Il prezzo è, tanto per cominciare, l’incertezza, il salto nel buio sul modello americano Donald Trump.

Secondo gli analisti, che stanno facendo proiezioni di come sarebbe l’economia brasiliana nel caso di vittoria di Bolsonaro o nel caso di vittoria di Haddad, entrambi cercheranno di adottare misure di aggiustamento fiscale e di fare una sorta di riforma delle pensioni. «Ognuno avrà le sue difficoltà, ma è possibile che i governi non siano così diversi, almeno nel primo anno», sostiene Evandro Buccini, capo economista della società di servizi finanziari Rio Bravo.
Il rischio, nel caso di Haddad, è che ceda alla pressione populista. La popolarità e il vantaggio di Bolsonaro su Haddad è dato dal suo approccio anti-establishment e anticonvenzionale alla politica, sulla sua capacità di cavalcare il malcontento, la rabbia e la frustrazione dei brasiliani che sono stufi della diffusa corruzione del regime attuale, e si sentono morsicare dalla recessione, dopo anni di boom economico. Così è ben comprensibile che Haddad possa cedere alla tentazione del populismo che sta facendo marciare a gonfie vele Bolsonaro e che, anche in caso di non vittoria, sarà il sentiment che per molti anni Haddad si troverà a dover fronteggiare.  
Nel caso di Bolsonaro, la domanda è quali saranno le sue priorità quando sarà eletto e se l’agenda proposta da Paulo Guedes sarà messa in pratica e fino a che punto per davvero, propaganda populista a parte.
In un rapporto pubblicato ieri, l’agenzia di rating Standard & Poor sostiene che  Bolsonaro rappresenta un rischio maggiore per l’economia di Haddad. La ragione è che Bolsonaro è un outsider, che potrebbe portare a incongruenze o ritardi nell’attuazione delle misure.

Gran parte del mercato finanziario, tuttavia, la pensa in modo molto diverso, se si guarda a quanto accaduto ieri. La spiegazione è che per una parte significativa di investitori, se Bolsonaro mantiene le promesse che in fatto di economia ha fatto, ci sarà un miglioramento significativo per l’economia e la percezione del rischio Paese.

Dal punto di vista politico la prospettiva è quella dello spostamento sulla linea Trump del Brasile, più o meno quanto accaduto in Messico pochi mesi fa,  per la prima volta da trent’anni a questa parte il Paese sarebbe governato da un esponente dell’ultradestra, definito, appunto,  il Donald Trump brasiliano.
Ex capitano dell’Esercito, accusato di omofobia, razzismo, misoginia, convinto sostenitore che in Brasile non ci sia mai stata dittatura, difende senza mezzi termini la dittatura militare del 1964-85 e si presenta come l’outsider alle prese con un establishment dominato dalla corruzione e dagli scandali. Dalla sua Bolsonaro ha due vantaggi: non è fra gli indagati, ed è stato vittima di un fallito attentato che ne ha ulteriormente accresciuto la popolarità.
Bolsonaro esprime quella che secondo alcuni osservatori è lo spostamento a destra di  una parte significativa delle elite brasiliana, che avrebbe abbandonato la socialdemocrazia per scegliere il fascismo e il populismo. Una tendenza che si sta da anni affermando in America Latina, dopo anni di successi della sinistra, sotto attacco a causa di taluni errori compiuti durante il percorso e, soprattutto, per effetto di manovre oscure, torbide, sostiene in un intervento Agostino Spataro, già membro delle Commissioni Affari Esteri e Difesa della Camera dei Deputati, autorevole pensatore della sinistra italiana, che arriva ipotizzare un nuovo piano Condor, «azioni mirate al superamento dell’anomalia ossia al recuperodell’America latina, delle sue immense risorse naturali agli interessi delle oligarchie economiche e finanziarie Usa ed europee».
Per realizzare tale ‘recupero’, prosegue Spataro, «sono state reclutate, mobilitate forze diverse, interne e internazionali: dalle grandi banche d’affari alle istituzioni finanziarie, dai grandi gruppi mediatici editoriali a governi servili, da personaggi più o meno oscuri della politica, della letteratura, a settori delle gerarchie e dei movimenti religiosi.

Si procede con una intelligenza tattica degna di miglior causa, afferma Spataro «Da un lato ‘golpiparlamentari per rovesciare i governi eletti democraticamente», il caso Dilma Rousseff rientrerebbe in questa casistica, «e dall’altro lato magistrati, un po’ troppo zelanti, che, di fatto, sembrano voler favorire una sorta divia giudiziaria al neo-liberismo’ mediante processi e arresti di personalità politiche avversarie che mirano a decapitare la leadership dei partiti e dei movimenti progressisti», il riferimento alla vicenda  Lula da Silva appare evidente. Via giudiziaria che in questo caso avrebbe prodotto Bolsonaro, il quale è sicuramente il prodotto di una esasperazione della popolazione dopo tutti gli scandali causati dalla corruzione. «Ormai é chiaro che in America Latina multinazionali e oligarchie nazionali vanno dritte al sodo: non vogliono il dialogo con le parti sociali, ma lo scontro per riappropriarsi del potere politico e delle risorse strategiche latinoamericane: idrocarburi, acqua, terre e produzioni alimentari, litio, rame, ecc.». In questa ottica quanto accaduto in borsa ieri sarebbe l’investitura di Bolsonaro da parte delle oligarchie che controllano i mercati, il colpo decisivo per farlo volare al ballottaggio del 28 ottobre o, addirittura, farlo vincere al primo turno.

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