lunedì, Giugno 14

Brasile, Dilma Rousseff al capolinea?

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È il giorno della verità per Dilma Rousseff. Questa notte il Senato di Brasilia si esprimerà sulla procedura di messa in stato d’accusa dell’attuale presidente. Il voto si terrà nonostante il neo presidente della Camera, Wladir Maranhao, due giorni fa, abbia invalidato la votazione alla Camera del 17 aprile scorso. Votazione che ha sancito il ‘sì’ all’avvio del procedimento di impeachment. Dopo un paio di giorni di incertezze si è deciso di consentire al Senato di effettuare la votazione. Alla vigilia del voto  il governo ha deciso di presentare un ricorso al tribunale supremo federale, sostenendo che il voto alla camera a favore dell’impeachment è stato influenzato dall’ex presidente dell’assemblea Eduardo Cunha.

Dilma, prima presidente donna nella storia del Brasile, è accusata di aver manipolato il bilancio federale nel 2014, proprio alla viglia delle elezioni presidenziali, per fare in modo che il deficit apparisse più basso, e avrebbe usato dei capitali provenienti da prestiti concessi dalle banche pubbliche per coprire gli ammanchi. Qualora il Senato confermasse il voto espresso dalla Camera – basta la maggioranza semplice e tutto lascia presagire che la soglia sarà raggiunta – avrà inizio il vero e proprio procedimento a carico di Rousseff che sarà sospesa dalle sue funzioni per 180 giorni, al termine dei quali il presidente del Tribunale supremo deciderà se destituire o meno la presidente. La crisi istituzionale che si è abbattuta sul Brasile negli ultimi due anni non lascia prevedere i possibili scenari. Anche perché il terremoto giudiziario che ha investito l’intera classe politica brasiliana non si arresta e ogni settimana emergono nuovi dettagli e altri inquisiti. Ad esempio, il vicepresidente della Repubblica Michel Temer, che dovrebbe sostituire Rousseff durante il periodo di sospensione, è pesantemente implicato negli scandali di corruzione che avviluppano il Paese. Il tutto mentre il Paese si prepara alle Olimpiadi, in programma a Rio de Janeiro dal 5 al 21 agosto.

Migliaia di francesi sono scesi in piazza dopo che il primo ministro Manuel Valls ha annunciato il ricorso all’articolo 49 comma 3 della costituzione per arrivare all’approvazione forzata della contestata riforma del lavoro. Ampie proteste sono scoppiate in varie città sia contro la riforma del lavoro in sé – in Italia già ribattezzata il ‘Jobs act alla francese’ – sia contro la proposta del governo di approvare la misura senza passare dal vaglio del Parlamento. A Parigi la polizia ha sparato proiettili di gomma per disperdere centinaia di persone che si erano radunate davanti al parlamento, mentre a Nantes, a Tolosa e a Grenoble si sono verificati incidenti tra manifestanti e forze di sicurezza. Una nuova mobilitazione è stata annunciata per domani 12 maggio. Alla notizia degli scontri, il dibattito sul disegno di legge, già iniziato in Parlamento, è stato immediatamente sospeso. A questo punto solo l’adozione di una mozione di censura, che corrisponde alla mozione di sfiducia italiana, potrebbe consentire al Parlamento di bloccare alla riforma ma comporterebbe anche la caduta dell’esecutivo.

Importanti riunioni oggi del Parlamento europeo a Strasburgo in materia di immigrazione e sicurezza. In mattinata sono state approvate le modifiche al regolamento operativo dell’Europol, l’Agenzia per la cooperazione nell’attività di contrasto, con l’intento di estenderne l’attività contro il terrorismo e per la sicurezza dei cittadini. Adesso Europol potrà scambiare direttamente informazioni con soggetti privati, come aziende o Ong, così da operare più rapidamente, o contattare direttamente i fornitori responsabili di un social network come Facebook per un più efficace monitoraggio di Internet. Nel pomeriggio il l’assemblea si è occupata del sistema di asilo europeo e del ripristino del funzionamento dello spazio Schengen, dopo che diversi Stati membri hanno reintrodotto controlli temporanei alle frontiere interne. Presenti i commissari Frans Timmermans e Dimitris Avramopoulos e i rappresentanti della presidenza di turno olandese del Consiglio dei ministri Ue. Fra i temi in discussione anche il referendum britannico sulla ‘Brexit’ e la situazione politica interna in Turchia, dopo che il premier Davutoglu è stato costretto a rassegnare le dimissioni dal presidente Erdogan. Per questa ragione la questione della liberalizzazione dei visti turchi è a un punto morto, dato che qualsiasi misura per la liberalizzazione dovrà essere decisa, secondo la procedura di codecisione, fra Commissione e Parlamento. E al momento molti euroeputati sono contrari.

Restando in tema di sicurezza, secondo nuovi numeri del Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca (paragonabile all’Fbi statunitense) sono 369 le segnalazioni di sospetti terroristi infiltratosi nel flusso di profughi arrivati in Germania lo scorso anno, un numero molto più alto di quanto immaginato. Secondo l’Anticrimine federale, in 40 casi sono state avviate inchieste giudiziarie. Lo stesso ente conferma che nuovi attentati di cellule terroristiche non possono essere esclusi.

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