domenica, Settembre 19

Brasile: Dibattito Politico Soppiantato da Guerra Culturale Il prepotente riemergere della destra nel Paese alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2018, ne discutiamo con Alessandro Hirata, docente di giurisprudenza dell’Università di San Paolo

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Quanto la sfiducia nella leadership politica ha influito su questa nuova tendenza politica sociale nel Paese?

La sfiducia nei politici generale è, a mio parere, decisiva per questa nuova tendenza politica. Il Governo di sinistra è finito, e adesso si trova in una situazione abbastanza difficile, dove pecca di una grande impopolarità.

Come si spiega questa tendenza di destra, conservatrice che opta al ritorno ad una Governo militare in Brasile, dopo che la sinistra nei suoi anni di Governo ha garantito comunque una crescita per la classe media brasiliana?

Il Governo di sinistra in Brasile è stato molto importante per le fasce più povere della popolazione. La classe media brasiliana è abbastanza conservatrice e la sfiducia nella sinistra ha incentivato questa tendenza di destra. Lo stesso è successo anche negli Stati Uniti e in altri Paesi.

Gli scandali di corruzione che ruolo hanno avuto e stanno avendo sulle dinamiche sociali?

Gli enormi scandali di corruzione hanno influenzato assai le dinamiche sociali. La grande sfiducia nei politici è ovviamente un riflesso degli scandali.

Si può, quindi, asserire che il Brasile sta diventando un Paese più incline alla destra? O parlare di destra e sinistra in Brasile oggi è fuorviante? E se non c’è più nè destra, nè sinistra, allora le correnti politiche brasiliane come si dovrebbero definire?

È praticamente impossibile classificare i politici brasiliani come destra o sinistra. Chiamarli cosi è abbastanza arbitrario. Nel periodo attuale, poi, è ancor più difficile assegnare un’etichetta o classificare la leadership politica, vista la sua attuale ed evidente debolezza.

Quali sono stati i principali ostacoli per la transizione democratica nel Paese? Quali, invece, quelli attuali?

La transizione democratica è stato un processo difficile in virtù della debolezza delle istituzioni democratiche brasiliane. Se la debolezza delle istituzioni brasiliane era un ostacolo nel periodo di transizione, oggi invece uno dei principali ostacoli per la democrazia in Brasile, secondo me, è rappresentato dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni e nella classe politica.

Il politologo Octavio Amorim Neto definisce l’attuale clima sociale brasiliano come pieno di rabbia, risentimento e repressione. Si sente di sposare anche lei questa descrizione? Perchè?

A mio parere, la descrizione presentata dall’esperto Neto dev’essere considerata come veritiera, però nel contesto del web e dei social. Quest’ultimi, infatti, in Brasile possiedono un enorme potere, in quanto ad oggi rappresentano uno spazio dove tutti possono discutere ed esprimersi. Credo che le ultime tendenze registrate sul web siano un estremismo e un fanatismo virtuale, che non ha un totale riflesso, però, nel mondo reale.

Secondo, invece, Fernando Schuler in Brasile oggi le guerre culturali hanno sostituito il dibattito politico e il loro campo di battaglia sembra essere proprio internet. Come si sente di commentare quanto detto da Schuler?

E’ esattamente questo l’attuale scenario brasiliano. Il dibattito politico è stato soppiantato da una guerra culturale.

Le tensioni sociali e politiche in che modo influiranno sulle elezioni presidenziali nel 2018?

E’ difficile da definire. A mio parere quelle del 2018 saranno elezioni abbastanza difficili da prevedere, le definirei quasi imprevedibili. Si può, comunque, asserire che oggi in Brasile la sfiducia nella leadership politica è enorme e potrà risultare come fattore decisivo per l’emergere di nuovi candidati.

Com’è possibile che Lula, nonostante le accuse di corruzione, possa forse concorrere alla elezioni ed essere uno dei candidati favoriti a governare il Paese?

Non è, affatto, una semplice domanda. Lula è una figura molto particolare, la quale – a mio modo di vedere – polarizza le persone, ha infatti ammiratori appassionati, ma anche dei fortissimi critici. Credo che, forse, la mancanza di alternative concrete e l’attuale situazione economica del Paese possano in qualche modo dar forza alla sua candidatura.

 

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