sabato, Maggio 8

Crisi idrica e rischio blackout alla vigilia dei Mondiali

0

brasile crisi idrica

San Paolo A pochi giorni dal calcio di inizio della Coppa del Mondo di calcio, buona parte del Brasile vive la peggiore crisi idrica della sua storia. La regione più colpita da questo periodo di secca è lo stato di São Paulo, il più popoloso del paese e motore economico brasiliano e dove avrà luogo la cerimonia di inaugurazione del Mundial.

In questi giorni, il più importante sistema idrico di São Paulo, il Sistema Cantareira, responsabile per la raccolta e la distribuzione dell’acqua per circa 9 milioni di persone, ha raggiunto il livello più basso mai registrato nella storia: 9%. E l’acqua continua a defluire inesorabilmente. A metà maggio il livello registrato era di circa il 15%. Una situazione drammatica proprio all’inizio della stagione secca, che si protrae fino al mese di novembre. Un periodo in cui le precipitazioni atmosferiche sono ai minimi termini. Il rischio concreto è che possa mancare l’acqua per il consumo della popolazione proprio durante la Coppa del Mondo, quando milioni di turisti affluiranno in Brasile. La maggior parte dei quali passerà dall’aeroporto di São Paulo, la principale porta d’ingresso per gli stranieri.

Per cercare di ovviare al problema, il governo paulistano ha costruito a tempo di record delle pompe idrauliche capaci di inserire nel sistema anche la parte d’acqua chiamata “volume morto”, ossia quella porzione che resta sul terreno al di sotto del livello minimo del sistema di captazione. Allo stesso tempo, le società pubbliche che gestiscono la distribuzione idrica hanno avuto l’ordine di aumentare il prezzo della bolletta del 30% per gli utenti che incrementano i consumi, dando chiari segnali che il razionamento è un’ipotesi molto probabile, che potrà concretizzarsi nelle prossime settimane.

Ovviamente si tratta di un palliativo, che invece di risolvere il problema ne ha creati altri tre. Il primo è che l’acqua del volume morto presenta un livello di impurità molto alto, essendo mischiata a fanghiglia e a residui che normalmente non vengono inseriti nel sistema idrico. Motivo per cui la popolazione, già preoccupata per la carenza di acqua, inizia a mostrare un’angoscia per la propria salute. In secondo luogo l’aumento delle bollette ha provocato non poca irritazione, sia perché il Brasile soffre già di un’inflazione superiore al 6,5% – quando la meta fissata dalla Banca Centrale è del 4,5% – e sia perché il metodo di calcolo usa come base la media dei consumi del 2013. Ossia, nel caso in cui una famiglia abbia nel frattempo aumentato il numero dei suoi componenti, potrebbe trovarsi sorprese sgradite e molto salate nella bolletta dell’acqua. In terzo luogo, perché ha mostrato che nel Paese dei ritardi cronici nella costruzione di infrastrutture, quando vi è una situazione di necessità ed urgenza è possibile realizzare opere pubbliche a tempo di record. Fattore che ha sdegnato profondamente i brasiliani, quotidianamente alle prese con i tempi biblici della pubblica amministrazione.

Il tutto, ovviamente, senza risolvere il problema principale, ossia il rifornimento idrico. Perché pur immettendo nel sistema il 9% di acqua del volume morto, non si è trovata la soluzione per l’assenza del restante 91%. Altro punto critico, conseguenza diretta della mancanza d’acqua, è relativo alla fornitura di energia elettrica. Il Brasile dipende per circa due terzi del suo fabbisogno da centrali idroelettriche. Il bassissimo livello d’acqua nelle dighe provoca una immediata riduzione della produzione energetica. Per questo motivo, da oltre tre mesi il governo federale ha dato ordine di attivare le centrali termoelettriche, per evitare possibili blackout in vaste aree del Paese.

Tuttavia, anche in questo caso, il tentativo di risoluzione di un problema ne genera altri due. Il primo è che le centrali termiche consumano combustibili fossili, aumentando l’inquinamento atmosferico – che in megalopoli come São Paulo o Rio de Janeiro è già un problema permanente – e incrementando le importazioni di idrocarburi, con conseguente effetto negativo sulla bilancia commerciale brasiliana, che da anni ha perso il suo tradizionale corposo surplus con l’estero.

Il tutto, ovviamente, con il costo dell’energia elettrica schizzato alle stelle. In poche settimane il prezzo è raddoppiato, da 476 reais per megawatt-ora (MWh) (circa 158 euro) a 822,83 reais (circa 275 euro). Ancor più grave, la maniera in cui il governo del Partido dos Trabalhadores (PT) della presidente Dilma Rousseff ha deciso di intervenire, provocando una vera e propria crisi nel settore elettrico. In vista delle elezioni presidenziali di ottobre-novembre, Brasilia ha in pratica obbligato gli operatori pubblici e privati a comprare l’energia al prezzo fissato dal mercato, rivendendola agli utenti finali senza alterazioni in bolletta. L’ordine è contenere l’inflazione, unico fattore che terrorizza i presidenti brasiliani da sempre. Ma, ovviamente, i conti delle aziende elettriche sono piombati immediatamente in un profondo rosso, che rischia di dissestare un intero settore economico.

E anche in questo caso, il problema non è affatto superato, poiché con l’inizio del Mondiali ci si aspetta un naturale aumento del consumo energetico in tutto il Paese. Le centrali termiche potrebbero non riuscire a fornire tutta l’energia necessaria e, senz’acqua nelle idroelettriche, il razionamento energetico potrebbe essere inevitabile.

Le cause di questo potenziale disastro sono diverse: un’anomalia climatica senza precedenti, la mancanza di pianificazione nella realizzazione di infrastrutture e una cultura popolare equivoca. La regione sud-est del Brasile è in balia di una siccità senza precedenti. Un periodo di precipitazioni atmosferiche scarsissime che va avanti da quasi due anni, aggravatosi negli ultimi mesi. Addirittura il prezzo internazionale del caffè sta subendo forti rialzi a causa di questo fenomeno. Per trovare un caso simile è necessari tornare al periodo 1953-1956, un triennio di secca violentissima che ha falcidiato il Brasile. Ma il livello dell’acqua registrato nel 2013-2014 è stato del 30% più basso rispetto al minimo registrato in quel periodo. Una situazione disperata.

Il secondo punto è la cronica incapacità brasiliana di pianificare progetti infrastrutturali di lungo periodo e prendere decisioni adeguate ad anticipare eventi del genere. Il Brasile è attraversato da un’infinità di corsi d’acqua, e detiene il 12% di tutta l’acqua potabile della terra. Sarebbe sufficiente realizzare strutture di raccolta e reti idriche alternative per superare momenti di crisi come questo. E la storia recente ha già allertato sulle terribili conseguenze portate da periodi prolungati di secca. Tra il giugno e il settembre 2001, il Brasile attraversò la cosiddetta “crisi del blackout”, provocata anche in quel caso da scarsità di piogge e bassi livelli di acqua nelle centrali idroelettriche. Ci fu una campagna di razionamento volontario che evitò il disastro, ma apparentemente la classe politica sembra non aver compreso la dimensione del problema. A 13 anni di distanza, la storia si ripete.

E, in ultima analisi, una delle cause della situazione attuale è una popolazione abituata alla cultura dell’abbondanza. Il concetto di scarsità idrica non fa parte della forma mentis del brasiliano medio. Per questo motivo è assolutamente comune incontrare a tutte le ore del giorno donne delle pulizie e portieri di palazzi che “puliscono” il marciapiede davanti casa, innaffiandolo per ore con una pompa dell’acqua a tutta pressione senza alcuna remora. Altro esempio, i tempi infiniti che i brasiliani passano sotto la doccia, complice anche il clima tropicale, ma che inesorabilmente incidono sulle riserve idriche nazionali. Se moltiplichiamo comportamenti del genere, considerati assolutamente normali dalla maggior parte della popolazione, per 200 milioni di brasiliani, è facile comprendere la dimensione del problema. Tanto è vero che le campagne di sensibilizzazione lanciate dal governo federale e dai vari stati criticano direttamente queste due condotte.

In conclusione, dopo anni di “telenovelas” sulle carenze nella preparazione degli stadi e delle infrastrutture logistiche per la Coppa del Mondo, il Brasile si appresta a diventare la vetrina del calcio mondiale con l’assai probabile prospettiva di razionamenti di acqua e di luce. Se questo dovesse accadere, con milioni di stranieri ospiti di hotel, case e “pousadas”, l’immagine del Paese potrebbe uscirne profondamente danneggiata, dando l’impressione che il Brasile continua ad essere il paese del futuro. Ma di un futuro che non arriva mai. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->