venerdì, Maggio 14

Brasile, Black bloc VS Nazi

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Documenti esclusivi mostrano che durante le manifestazioni del 2013, durante la Confederation Cup, alcuni ufficiali della polizia militare di Rio de Janeiro si organizzarono in gruppi di stampo nazista per combattere i black bloc.
Le proteste che hanno sorpreso il Brasile nel 2013 stavano appena cominciando quando l’Italia e il Messico entrarono in campo al Maracanà, il 16 luglio, per giocarsi la partita della Coppa delle Confederazioni.
Poco prima della partita circa 500 manifestanti tentarono di avvicinarsi allo stadio brandendo striscioni, urlando slogan contro la Coppa del Mondo e l’aumento delle tariffe degli autobus urbani.
Non riuscirono ad andare molto avanti.
Il battaglione “Choque” della Polizia Militare riuscì ad arginare la protesta e a contenere i contestatori all’interno del Parco Quinta da Boa Vista, uno dei più grandi della città. Come ci è riuscito? Sganciando una pioggia infinita di bombe a gas che hanno coinvolto anche le famiglie riunite nel parco.
L’episodio fu solo il prologo di quello che la città avrebbe vissuto nei giorni successivi: la collezione di proteste violente e numerosi feriti è ben impressa nella memoria di tutti.
Al comando del battaglione c’era l’allora tenente colonnello Fabio Almeida De Souza, oggi 45 anni. Colui che ricevette via email dall’allora Governatore di Rio Sergio Cabral i complimenti per il gran bel lavoro svolto.
Nei mesi successivi Fabio Almeida de Souza sarebbe diventato il leader della guerra violenta tra la polizia e i black blocs, la fascia anonima e più violenta delle proteste.
Una serie di documenti resi pubblici solo di recente mostra, però, che i “criminali” mascherati non erano gli unici radicali per strada.
Dall’altro lato della barricata, nelle forze di polizia, il gruppo del tenente colonnello fomentava la rabbia ed esortava i suoi sottoposti alla violenza, sostenendo e praticando la lotta indiscriminata.
Il Colonnello Fabio, è così che lo chiamano, è il protagonista di migliaia di messaggi scambiati tra gli ufficiali della Polizia Militare all’interno di un gruppo che si teneva in contatto attraverso l’applicativo Whatsapp tra dicembre 2013 e gennaio 2014.
Raccolti nelle 230 pagine dell’inchiesta promossa dall’ufficio affari interni della Polizia, i messaggi mostrano chiaramente la grande ammirazione che l’allora tenente colonnello De Souza nutriva per la filosofia nazista e lasciano intendere facilmente che per lui la strada più giusta da percorrere era quella dell’aggressione fisica pure e semplice. Diretta.
In uno di questi messaggi, quando un maggiore suggerisce ai colleghi l’uso di una tecnica di immobilizzazione attraverso un bastone chiamato “tonfa”, De Souza reagisce: “Uccidi. In questo modo immobilizzi per sempre”. E continua: “Tonfa non serve a nulla. 7,62 (cioè un calibro di fucile) uccide tutti.”
In un altro scambio di messaggi il tenente Colonnello De Souza ammette: “Nell’ultima manifestazione in cui ho prestato servizio ho azionato l’Am 640 alle spalle di un “black bobo”…ero a meno di 30 metri da lui. Orgoglio puro!”
L’AM 640 è un lanciabombe a gas non letale che, se azionato a breve distanza, è capace di uccidere.
Quando poi un collega osserva via whatsapp “Colonnello Fabio per l’istallazione del Reich!”, il colonnello Fabio risponde “Esatto!!!”.
Nel periodo in cui avvenne lo scambio di messaggi le proteste dei black blocs erano numerose, spesso caratterizzate da attacchi contro uffici pubblici e stabilimenti commerciali, oltre all’incendio di centinaia di autobus pubblici e privati.
Si sapeva molto poco dell’identità dei rivoltosi e nessun membro rilevante del gruppo venne arrestato.
Per questo motivo la Polizia Militare era in agitazione. In molti si rendevano conto perfettamente che, nonostante il contrasto fisico alla protesta, le manifestazioni si moltiplicavano, i rivoltosi non erano scoraggiati.
Il Colonnello Fabio tifava apertamente per il confronto/scontro diretto e lasciava libero ingresso ai suoi uomini all’interno dell’arsenale della Polizia Militare in cui erano custodite armi non letali.
Il 20 giugno 2013 centinaia di migliaia di manifestanti vennero dispersi davanti alla sede della Prefettura di Rio de Janeiro attraverso l’uso di proiettili di gomma e bombe a gas. Quel giorno, in base alla testimonianza di un ufficiale che preferisce restare anonimo, il valore di 1 milione di reais venne speso per l’utilizzo di armi contro i manifestanti. “Era una pioggia di gas indiscriminata. Non c’era controllo e non era prevista.”
Poiché il battaglione non riusciva comunque a scoraggiare la protesta, anzi al contrario fomentava la rabbia dei manifestanti via via sempre più radicali, il Colonnello Fabio fu sostituito ad agosto del 2013. Al suo posto venne nominato il Tenente colonnello Marcio Rocha che decise di ridurre fortemente l’uso delle armi e intensificare il servizio di intelligence interno alla Polizia.
Trasferito presso il Battaglione delle Operazioni Speciali (BOPE), il colonnello De Souza cominciò a preparare la sua vendetta.
In alcuni messaggi affermò che i suoi sottoposti lo avrebbero vendicato nel 2015 istituendo un “Gruppo Germania 1930”.
A seguito di una notte in cui si registrò un ritardo di 50 minuti nella risposta ad una richiesta di soccorso da parte di un gruppo di poliziotti feriti in una sparatoria contro narcotrafficanti, 3 dei suoi sostenitori vennero rimossi dagli incarichi.
Alcuni giorni dopo il portone del condominio del nuovo comandante Rocha, il sostituto di De Souza, fu colpita da 14 proiettili.
Se il tenente colonnello De Souza abbia realmente pagato per gli errori commessi è un mistero.
Il trasferimento al Bope di certo non rappresenta una punizione, tantomeno la sua integrazione all’interno della scorta del segretario della Sicurezza di Rio de Janeiro, Josè Mariano Beltrame.

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