venerdì, Aprile 23

Brasile, avanti malgrado tutto Intervista con Ruchir Sharma, Direttore dei mercati emergenti di Morgan Stanley

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Ruchir Sharma


Rio de Janeiro
– In veste di Direttore dei mercati emergenti della banca americana Morgan Stanley l’indiano Ruchir Sharma amministra un portafoglio di 25 miliardi di dollari da utilizzare in investimenti nei Paesi in via di sviluppo.
Parte del suo lavoro è girare il mondo per osservare l’economia reale di questi Paesi.
A luglio ha visitato il Brasile dove ha incontrato personaggi illustri come l’ex Presidente della Banca del Brasile, Arminio Fraga, coordinatore delle proposte economiche della campagna elettorale di Aecio Neves, nonchè candidato alla Presidenza del Brasile, e ha assistito alla finale della Coppa del Mondo al Maracanà di Rio de Janeiro.

A Sharma abbiamo chiesto un parere sull’economia brasiliana  -sulla quale si allungano le ombre della recessione– attuale e un paragone con le altre realtà in via di sviluppo.

 

Fino a poco tempo fa il Brasile era un Paese attraente per gli investitori. Oggi il Paese ha perso questo charme e ha dato spazio ad altri concorrenti, attualmente più interessanti. Perchè è così difficile mantenere il primato nei mercati internazionali?
Tutto dipende dal modo in cui funziona il ciclo politico di ciascuna realtà. Quando l’economia di un Paese va bene i suoi governanti sono compiacenti e non prestano attenzione alle riforme necessarie allo sviluppo del Paese stesso. Queste riforme appaiono più che mai necessarie nei momenti di crisi. Per esempio, negli anni novanta i Paesi emergenti si sono impegnati a promuovere cambiamenti che hanno portato ad una maggiore apertura commerciale, ad un rafforzamento del mercato e a diversi aggiustamenti fiscali. Poi, i Governi, felici e contenti, si sono accomodati lasciando da parte le riforme necessarie a mantenere equilibrata l’economia. Così l’economia è rimasta ferma e gli investitori si sono allontanati.

Adesso i cosiddetti ‘emergenti’ stanno crescendo meno. Questo quindi potrebbe stimolare un progetto di riforme?
In alcuni Paesi stiamo assistendo ad un recupero più rápido rispetto ad altri. Stanno tornando ad occupare il posto dei leader del mercato.  Tra questi le Filippine, l’India, l’Indonesia e il Messico.  Queste economie hanno buone chances di crescere nei prossimi 3/5 anni.  D’altro canto, invece, chi governa Paesi come la Russia, la Turchia e il Sudafrica sembra essersi accomodato.

E il Brasile? Dove si colloca in tutto questo? Come può recuperare la fidúcia degli investitori?
Il Brasile risulterà sempre appetitoso per la misura, il volume della sua economia. Adesso gli imprenditori stanno tornando a guardare verso questo Paese con maggiore interesse perchè sentono l’odore di un cambiamento politico.  Più o meno quello che sta succedendo oggi in Argentina: il sentore è quello di un kirchnerismo agli sgoccioli.  Comprare titoli argentini, oggi estremamente convenienti, può essere una buona opportunità.  I cambiamenti politici nel tempo sono diventati il fattore determinante per valutare un Paese più o meno attraente sul mercato.

Il Governo brasiliano ha attribuito la responsabilità del calo econômico attuale alla crisi del 2008. Questo è ragionevole?
Sarebbe ragionevole se ammettesse che la crescita accelerata degli ultimi 10 anni è avvenuta a causa dell’aumento del prezzo delle commodities. Quello che la gran parte dei Governi fa è riconoscere il proprio merito quando l’economia va bene e accusare lo scenario Internazionale quando le cose vanno male.  Detto questo, negli ultimi 3 anni la crescita media annuale dei mercati emergenti è scesa dal 7,5% al 4%, mentre quella del Brasile è passata dal 4% all’1%: un calo ben più accentuato.

Cosa ci si deve aspettare dalle iniziative come quella di creare una banca per lo sviluppo annunciata dai presidenti di Brasile, Russia, India, China e Sudafrica?
Non vedo nella banca dei cosiddetti Brics un’alternativa valida, perchè le altre economie emergenti non la prenderanno sul serio. Perchè il Messico dovrebbe accettare il Brasile come rappresentante dell’America Latina? L’economia della Nigeria ha la stessa misura di quella sudafricana. Lei pensa che i nigeriani accetteranno che l’Africa del Sud diventi il rappresentante per eccellenza del continente?

Questa nuova banca non potrebbe beneficiare perlomeno i 5 Paesi che sono membri di questo gruppo?
Può darsi, ma lo si potrebbe verificare solo durante una crisi. Per il momento la banca per lo sviluppo dei Paesi del Brics non è altro che una buona strategia per mettere pressione e stimolare cambiamenti nelle gerarchie di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

 

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