martedì, Settembre 28

Braccio di ferro europeo per Renzi field_506ffb1d3dbe2

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Dopo il discorso pronunciato ieri all’Europarlamento per l’apertura del semestre di presidenza italiana, in cui il Premier Matteo Renzi ha molto insistito sulla flessibilità rispetto ai parametri indicati nel Patto di stabilità e crescita, ancora oggi hanno imperversato le reazioni dell’ala più rigorista del PPE. «Non deve esserci nessuno cambiamento o concessione motivata da ragioni politiche» recita il documento programmatico 2014-2019 approntato dal PPE, rivolto alla prossima Commissione europea. In quello stesso documento, con l’obiettivo di vigilare sulle leggi di bilancio nazionali, si avanza anche la richiesta di istituire un ‘supercommissario’ europeo agli affari economici, nonché presidente dell’Eurogruppo: «l’Eurozona deve essere guidata da un presidente permanente dell’Eurogruppo che deve essere anche il commissario agli affari economici e monetari». Riguardo il Patto di stabilità e crescita, il PPE sottolinea che «devono essere pienamente applicate e rispettate. Non ci deve alcuna cambiamento o concessione motivata da ragioni politiche».

Secondo indiscrezioni, la figura del supercommissario averebbe già un nome e un cognome: Claude Juncker sarebbe intenzionato ad affidare l’incarico a Jyrki Kaitanen, convinto assertore del rigore, molto vicino alle posizioni di Angela Merkel. Del resto, proprio uno stretto collaboratore del cancelliere tedesco, il popolare Elmar Brok, ha confermato la proposta, anche se ha sottolineato che per la creazione di una figura del genere bisognerebbe superare tutta una serie di problemi politici.

A queste reazioni dei ‘falchi’ del PPE ha risposto Simona Bonafé, eurodeputata PD molto vicina a Renzi: «Dopo la presa di posizione del PPE e di Manfred Weber di ieri terremo le orecchie dritte su quello che martedì prossimo ci dirà Juncker. E vorremo capire quale sarà l’applicazione della flessibilità concordata dal Consiglio Europeo e scritta nelle conclusioni». «Abbiamo sempre detto, e messo in atto» ha proseguito l’esponente dem «che noi guardiamo ai contenuti prima che alle persone. E i contenuti ci devono convincere». Parole che fanno chiaramente intendere che, la nomina di Juncker alla Commissione è subordinata all’accettazione di un’interpretazione flessibile dei criteri del Patto di stabilità e crescita. Alle dichiarazioni di Bonafé si aggiunge la lettera inviata dall’eurodeputato PD Nicola Danti ai suoi colleghi di partito, in cui si può leggere: «Appare evidente che il sostegno a Jean Claude Juncker, dovrà essere subordinato al rispetto degli accordi» e che «il voto al presidente Juncker possa essere dato solo se presenterà una proposta politica fortemente discontinua rispetto alle parole del Capogruppo PPE Weber». Il braccio di ferro tra l’anima del rigore e quella della flessibilità si accende, ma è solo agli inizi. Martedì prossimo Juncker prenderà parte alla riunione del gruppo socialista S&D a Bruxelles, che verterà sul programma cui la Commissione europea vorrà ispirare la propria azione nel prossimo quinquennio, e vedremo quali pieghe prenderà la faccenda.

È durato 2 ore l’incontro a Palazzo Chigi tra il premier Matteo Renzi e Silvio Berlusconi per mettere a punto gli ultimi aspetti e il calendario delle riforme. Al faccia a faccia erano presenti anche Gianni Letta e Denis Verdini di FI e Lorenzo Guerini, vicesegretario e deputato del PD.

Uno dei punti fissati dal colloquio concerne la legge elettorale, l’Italicum, che prima della fine dell’estate dovrebbe arrivare in aula al Senato. Al riguardo, Guerini ha spiegato: «Vogliamo procedere rapidamente con l’Italicum subito dopo l’approvazione delle riforme costituzionali in prima lettura al Senato». Sull’ipotesi di inserire il voto di preferenza nell’Italicum, il vicesegretario PD ha detto che si tratta di «un tema aperto che discuteremo con tutti»; per il momento, però, «è stato confermato l’impianto dell’intesa raggiunta nei mesi scorsi. L’accordo regge». In generale, a giudizio di Guerini quello con l’ex Cavaliere «è stato un incontro molto positivo nel quale si è confermato il percorso detto in passato. Continuiamo a tenere il confronto aperto con tutte le forze politiche e oggi abbiamo approfondito con FI perché abbiamo l’obiettivo di realizzare le riforme». Tradotto in termini spicci, il leader di FI ha garantito il pieno appoggio del suo partito alla legge elettorale proposta dal Governo; appoggio che è stato barattato con le assicurazioni da parte di Renzi sul fatto che la legge elettorale definitiva non si discosterà significativamente da quella concordata a quattrocchi. Assicurazioni che hanno costituito un argomento sul quale Berlusconi ha puntato moltissimo per cercare di far rientrare i malumori tra le fila dei parlamentari di FI durante la riunione di oggi pomeriggio.

Intanto il Governo hafissato per lunedì prossimo il colloquio con il M5S per discutere delle riforme. Ne dà notizia su Twitter il deputato 5Stelle Danilo Toninelli: «Abbiamo sentito Lorenzo Guerini. Il secondo incontro sulla legge elettorale è stato fissato lunedì alle 15». Anche questo incontro, come il precedente, sarà trasmesso in diretta streaming e non è dato conoscere se della delegazione pentastellata farà parte pure Beppe Grillo. Ad ogni modo, nel pomeriggio il leader del MoVimento si è recato a Montecitorio, probabilmente per mettere a punto coi suoi una strategia in vista del faccia a faccia con Renzi.

Al termine della seduta della Commissione Affari Costituzionali, il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha espresso soddisfazione per come sta procedendo la riforma del Senato: «L’incontro è stato positivo. Rimane l’impostazione data dal Governo alla riforma e condivisa dai partiti della maggioranza, da FI e anche dalla Lega, di un’elezione di secondo grado del futuro Senato. Mi auguro la prossima settimana si possa procedere». «Abbiamo introdotto novità importanti» ha proseguito il Ministro «il lavoro va avanti in modo sereno e costruttivo, riprenderemo la prossima settimana».

Se tutto procede nel migliore dei Modi in Commissione Affari Costituzionali, lo stesso potrebbe non accadere durante la discussione nell’aula di Palazzo Madama. Anche oggi Vannino Chiti, punto di riferimento della fronda interna al PD, ha fatto sentire la sua voce ribadendo, sia pure sotto forma di “precisazione doverosa”, le posizioni intransigenti del gruppo dei dissenziente: «con il sub emendamento sulle competenze di Camera e Senato firmato insieme ad altri 37 colleghi e bocciato in commissione, non abbiamo proposto affatto il mantenimento del bicameralismo paritario. Siamo per il suo superamento, naturalmente da non confondere con il monocameralismo». Il senatore PD ha sottolineato che «Resta fermo che solo la Camera darà la fiducia al Governo e avrà l’ultima parola sulla gran parte delle leggi, compresa quella di bilancio. Secondo il nostro testo, sono competenze paritarie la Costituzione, le leggi elettorali e i referendum, la ratifica del trattati e degli ordinamenti dell’Unione Europea, gli organi di governo e le funzioni di Regioni e Comuni, i diritti fondamentali dei cittadini. Quest’ultima competenza non è stata accolta». Su quest’ultimo punto, ha concluso Chiti, «resto convinto che la libertà religiosa, i diritti delle minoranze, i temi eticamente sensibili non siano di natura ordinaria e non possano essere di esclusiva competenza della maggioranza di Governo. Altrimenti ci troveremo ad avere leggi sul testamento biologico, o sull’eutanasia, determinate da una sola parte politica, sia essa la destra o la sinistra. A chi non è d’accordo rimarrebbe solo lo strumento del referendum o della protesta di piazza».

 

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