martedì, Settembre 28

Bourvil, dito puntato contro l’imbecillità e l’arroganza

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Il 27 luglio 1917 a Prétot-Vicquemare nasce Bourvil, uno dei caratteristi più apprezzati del cinema francese. È lui il povero diavolo un po’ stordito che il mondo intero ha conosciuto sullo schermo come compagno d’avventure di Louis De Funés.
Viene registrato all’anagrafe con il nome di André Robert Raimbourg. Quando la madre lo mette al mondo suo padre è lontano, richiamato al fronte per combattere una guerra assurda e sanguinosa che i posteri chiameranno prima Guerra Mondiale. Non tornerà più. Suo figlio André cresce così a Bourville, un paese della Normandia.

A scuola se la cava con facilità. Dotato di un’intelligenza vivace e di una memoria di ferro, riesce a eccellere abbastanza agevolmente nelle materie di studio, nonostante dal punto di vista disciplinare le autorità scolastiche abbiano più di una riserva sul suo comportamento. Gli piace fare il buffone per i suoi compagni e non disdegna di esibirsi nelle feste scolastiche anche se, come racconterà lui stesso, «…avevo dieci, undici anni e talvolta intonavo canzoni un po’ troppo salaci e scollacciate…». L’inevitabile arrivo di qualche punizione fa parte dei rischi… artistici.
Crescendo impara a suonare prima la fisarmonica e poi la cornetta e si esibisce quando può in canzoni divertenti ‘rubate’ al repertorio del suo idolo Fernandel. A vent’anni trova modo di unire l’utile al dilettevole prestando servizio militare come … trombettista nella banda del 24° Reggimento di Fanteria a Parigi. La divisa gli resta appiccicata più del previsto perché la Germania nazista invade la Francia e André viene trasferito con il suo reggimento ad Arzacq, sui Pirenei. Nel 1940 la Francia si arrende alla ferocia nazista e l’Esercito viene smobilitato. André, dopo aver scelto il nome d’arte di Andrel, in omaggio a Fernandel, se ne va a Parigi a cercare fortuna nel mondo dello spettacolo.
La musica non basta per vivere e per un po’ il giovane si adatta a fare l’idraulico e altri mestieri. Alla sera si esibisce nei cabaret parigini con spettacoli di gag e canzoni. Il suo nome d’arte è ormai diventato quello, definitivo, di Bourvil, quasi un omaggio al paese della Normandia che l’ha visto crescere, ma la sua attività nel mondo dello spettacolo resta frenetica, spezzettata e tutt’altro che esaltante.

La prima svolta nella sua carriera arriva quando Pierre-Louis Guérin, l’impresario di Tino Rossi, lo scrittura per il Club, un locale di cui è direttore artistico. Il contratto prevede che Bourvil ci resti per una settimana ma il successo è tale che, di rinnovo in rinnovo, continuerà a esibirsi su quel palcoscenico per quasi un anno! La sua popolarità attira anche l’attenzione di Jean-Jacques Vital, uno dei personaggi più influenti del mondo radiofonico, che lo vuole con sé a ‘Radio Luxembourg‘. Nel 1946 Bourvil firma il suo primo contratto discografico e registra per la Pathè alcuni monologhi e una serie di canzoni.
Ormai divenuto una vedette del music hall debutta con successo anche nell’operetta che in quel periodo è una delle forme spettacolari di maggior successo.
La sua immagine comica, non aliena da qualche pungente affondo satirico, è l’aspetto che maggiormente cattura il pubblico e che regala a Bourvil grandi successi. La sua storia artistica contrasta un po’ con il paesanotto cocciuto e pasticcione che interpreta nei film di De Funés.

Bourvil è un artista vero e, come tale, capace di non farsi condizionare da lusinghe e santificazioni, soprattutto a partire dal dopoguerra quando, grazie al successo, le risorse per vivere non sono più un problema. I suoi strali satirici vengono spesso messi al servizio di cause nobili, come quando minaccia di non esibirsi se prima non vengono riconosciute le richieste sindacali dei dipendenti dell’ABC. I suoi spettacoli e le sue canzoni sono un dito puntato contro l’imbecillità e l’arroganza degli uomini, soprattutto di quelli che detengono, magari ingiustamente, posizioni di potere.
Nel 1968 si accorge di avere un nemico potentissimo come la ‘Malattia di Kahler- Bozzolo’ o ‘Mieloma multiplo’, una malattia mortale che uccide progressivamente attaccando il midollo osseo, ma non si arrende. Resta sulla breccia fino all’ultimo terminando di girare proprio poche settimane prima di morire lo splendido e drammatico film ‘I senza nome‘ di Jean Pierre Melville. All’una di notte del 23 settembre 1970 a Parigi chiude gli occhi e se ne va.

 

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