sabato, Aprile 17

Pulizia etnica nella Central Kalahari Game Reserve

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Boscimani-Central Kalahari Game Reserve

Luci e ombre intaccano il Botswana, terra di safari di lusso e di paesaggi emozionanti. Da sempre, incarna il mito dell’Africa selvaggia e misteriosa, dove gli uomini si confondevano con la natura e gli animali la facevano da padroni. Oggi, è serbatoio di contraddizioni che sfociano in violazioni dei diritti umani.

Il Governo centrale, da diversi anni, conduce una politica discriminatoria e oppressiva nei confronti dei boscimani del Kalahari, sfrattati illegalmente dalla loro terra ancestrale, oggi diventata la Central Kalahari Game Reserve. La loro colpa è di vivere in una terra ricca di diamanti.

Per via delle pietre preziose, tanto ambite, i boscimani hanno subito  molteplici sopraffazioni. Alla tribù fu intimato di lasciare la riserva poco dopo la scoperta dei giacimenti, avvenuta negli anni Ottanta. Di fronte alla riluttanza degli indigeni, il Governo del Botswana decise di sfrattarli con la forza, prima nel 1997, poi nel 2002 e infine nel 2005, in quanto la loro presenza  nella riserva è «incompatibile con la conservazione della fauna». Una scusa che non è mai apparsa credibile e che poche settimane fa è stata smontata. Una miniera di diamanti da 4,9 miliardi è stata inaugurata il 5 settembre nella Central Kalahari Game Reserve.

Ciò che salta agli occhi è l’incongruenza di un Governo che prima sostiene di fare di tutto per tutelare l’ambiente e poi permette alla Gem Diamonds di costruire una miniera sotterranea nel cuore della riserva per i primi dieci anni e poi con degli scavi a cielo aperto.

Da oltre dieci anni da Survival International, l’organizzazione internazionale per i diritti dei popoli indigeni, già operativa negli anni ’70, denuncia il paradosso. Eppure il Governo Botswana ha sempre negato, sostenendo che «non esistono piani di estrazione in nessuna località della riserva».

L’organizzazione ci ha spiegato che in più occasioni, le autorità botswane sono uscite allo scoperto, come ad esempio nel 2000 il Ministro per i Minerali, l’Energia e l’Acqua affermò in un’intervista rilasciata ad un giornale locale che «il trasferimento delle comunità basarwa (boscimani) apre la strada al progetto di una miniera di diamanti a Gope». Nel 2002, il Ministro degli Esteri, il generale Merafthe, andò nella riserva e disse ai boscimani che dovevano «spostarsi a causa dei diamanti».

La Central Kalahari Game Reserve è, infatti, una fonte inesauribile di ricchezza. Non solo per il potenziale minerario. Il Governo ha, infatti, autorizzato l’apertura di un complesso turistico di lusso della Wilderness Safaris, dotato di bar e piscina per i turisti, e lo scavo di nuovi pozzi per abbeverare esclusivamente gli animali selvatici con i soldi della Fondazione Tiffany & Co. Il tutto andando contro quanto affermato dalle Nazioni Unite: «Sulle terre indigene non dovrebbero avere luogo progetti senza il libero e prioritario e informato consenso dei popoli indigeni».

I boscimani non hanno dato alcun permesso né sono stati interpellati sulla questione.  E peggio ancora: «I residenti della riserva non beneficiano in alcun modo della miniera. Le nostre risorse naturali verranno distrutte e gli unici benefici andranno alle comunità che vivono fuori dalla riserva. Ci opporremo fermamente all’apertura della miniera fino a quando il Governo e la Gem Diamonds non si siederanno con noi e ci diranno quali benefici ci porterà la miniera», ha spiegato un boscimano agli operatori di Survival, i soli ad avere contatto con gli indigeni.

In gioco c’è la vita. Ai boscimani tutto è negato, persino accedere all’acqua o praticare la caccia. Pena arresti, pestaggi e torture.

L’accusa più comune è quella di bracconaggio, come per i quattro boscimani che qualche settimana fa hanno evitato cinque anni di detenzione, dopo che un tribunale del Botswana li ha scagionati dall’accusa.

Come si legge nel comunicato diramato da Survival, i Boscimani  -Mongwegi Gaoberekwe, Mohame Belesa, Thoama Tsenene e Dipuisano Mongwegi- sarebbero stati sorpresi, nell’aprile del 2012, a cacciare dal Presidente del Botswana Khama, che stava sorvolando in aereo Central Kalahari Game Reserve (CKGR). La Polizia li ha arrestati, confiscando loro lance, archi, frecce, nonostante nel 2006 la Corte Suprema del Botswana abbia riconosciuto ai boscimani il diritto a vivere e a cacciare nella CKGR.

Il Presidente Khama, nel gennaio 2014, ha imposto il divieto di caccia nazionale, recando grandi disagi ai boscimani che dipendono dalla caccia di sussistenza per alimentare le famiglie. Da sempre gli indigeni sono riconosciuti ‘conservazionisti innati’, in quanto cacciano per ‘sopravvivere’ e in modo ‘sostenibile’. Per il Governo sono invece ‘soggetti pericolosi’ tanto che ha adottato la politica di ‘sparare a vista’ contro chiunque sia sospettato di ‘bracconaggio’.

Il divieto di caccia, fa notare Survival, non riguarda tutti, infatti «esonera i ranch privati, dove ricchi collezionisti di trofei possono pagare fino a 8.000 dollari per cacciare specie protette come le giraffe».

A fine agosto, i boscimani hanno quindi espresso l’intenzione di fare causa contro il Governo del Botswana in merito ai tentativiillegittimi e incostituzionalidi ridurli alla fame per costringerli ad abbandonare la Central Kalahari Game Reserve. Non ce la fanno più. Vivono in ‘condizioni di vita dure e pericolose’, come affermò l’Alto Commissario per i diritti indigeni dell’Onu James Anaya.  Per aver accesso all’acqua dei pozzi in una delle regioni più aride al mondo, devono richiedere il permesso di entrare nelle loro terre ancestrali e, inoltre, non possono coltivare e raccogliere quanto seminano. Il Governo ha persino negato l’accesso nel Paese al loro avvocato storico, Gordon Bennet, che aveva difeso con successo i boscimani in tre diversi processi. Bennett, si è visto negare l’ingresso in Botswana ed è stato inserito in una ‘lista dei visti’ proprio alla vigilia di un’importante udienza alla Corte Suprema in cui avrebbe dovuto difendere il diritto della tribù a entrare liberamente nella propria terra. Ora i boscimani sono rappresentati da un avvocato locale, ma hanno perso quello che fino ad oggi si è dimostrata la loro carta vincente.

Si rischia l’estinzione di questo popolo. La Corte Suprema del botswana aveva descritto il loro caso come «una storia straziante di sofferenza e disperazione umana»; l’ex Consigliere ONU sull’acqua Maude Barlow ha dichiarato che «è difficile immaginare un modo più crudele e disumano di trattare delle persone»; il giornalista della ‘BBCJohn Simpson ha parlato delle politiche del Governo come di una ‘pulizia etnica del Kalahari’.

Per certi aspetti, la tragedia dei Boscimani ricorda quella degli indiani d’America.  Il Governo ha, infatt,i rinchiuso gli indigeni in centri di reinsediamento, il più grande è quello di New Xade. Vivono in condizioni drammatiche e poco igieniche. La loro cultura è annullata. Non possono coltivare o allevare animali. Vivono dell’elemosina del Governo e passano il loro tempo a oziare. Alcuni si sono dati all’alcool. Altri loro sono caduti in depressione.
C’è il rischio, ci spiega Francesca Casella di Survival, che la loro tribù si estingua nel silenzio della comunità internazionale.

All’inizio dell’anno, intorno all’8 gennaio, la giornalista della ‘BBC’, Pumza Fihlani, ha realizzato un reportage sulle condizioni drammatiche in cui vivono nel campo di reinsediamento di New Xade, nel Botswana centrale. La sentenza del 2006 della Corte Suprema aveva sancito il loro diritto a tornare nelle loro terre ancestrali, tuttavia il Governo centrale non permette loro di farlo. E molti vivono in questa riserva. Il quadro descritto dalla giornalista è deprimente: i Boscimani vengonotrattati come cani’ dalle forze governative  e molti di loro, che prima erano cacciatori e raccoglitori, si sono dati all’alcolismo. Tantissimi hanno contratto l’AIDS.

 «Mi manca la mia casa e il modo in cui vivevamo. La vita era facile, c’erano moltissimi frutti, animali e non c’erano bar o birre. Ora siamo persi», ha detto alla ‘BBCGoiotseone Lobelo, una donna boscimane. «Abbiamo l’AIDS e altre malattie che prima non conoscevamo; i giovani bevono alcolici; le ragazzine rimangono incinte. Qui è tutto sbagliato», ha detto sua sorella Boitumelo.

Molti di loro hanno sfidato il Governo e sono ritornati a vivere nella Central Kalahari Game Reserve. Tuttavia, le difficoltà sono tante e a stento riescono a resistere ai continui abusi e maltrattamenti cui sono sottoposti dalle forze dell’ordine.

Il Governo li vuole fuori dalla riserva perché teme che la loro presenza possa ostacolare l’attività mineraria negli anni a venire. Detesta l’idea che i boscimaninon siano inferiori, che possano avere opinioni proprie e che abbiano dei diritti. ‘Siete nostri, fino alla fine dei tempi’, hanno detto loro alcuni funzionari. Il Governo si aggrappa alla vecchia relazione padrone-servo, che è essenzialmente colonialista e razzista”, denuncia Survival, che chiede l’intervento delle Nazioni Unite e il rispetto del diritto internazionale. «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona», recita l’articolo tre della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata il 10 dicembre del 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite…ormai carta straccia. 

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