sabato, Maggio 8

Borse sensibili al rublo

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Persiste sempre di più ogni giorno che passa il problema della svalutazione del rublo. Problema che non attanaglia solo la Russia ma anche l’intera Europa con ripercussioni sulle Borse. Intanto il premier russo, Dmitri Medvedev, ha convocato una riunione di emergenza sulla crisi valutaria del rublo nella sua residenza di Gorki. Oltre ai ministri economico-finanziari, sono stati invitati la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, i vertici delle autorità fiscali e i dirigenti delle maggiori società esportatrici dell’energia. «Il rublo – ha detto Medvedev – oggi è sottovalutato e il suo cambio non riflette l’attuale situazione dell’economia. Sarebbe senza senso imporre una regolazione estremamente rigida in questa sfera» . Il capo del governo c’ha tenuto però ad assicurare che la Russia «ha le riserve necessarie per conseguire tutti gli obiettivi economici e politici».

Intanto le Borse europee evidenziano quanto siano sensibili all’andamento attuale del rublo. Giù Piazza Affari che segna il peggior ribasso in Europa (Ftse Mib -1,6%), seguita da Madrid (-1%). In netta ripresa, invece, la borsa di Mosca, almeno con l’indice in dollari Rts, che segna un guadagno del 7,4% dopo aver perso il 12% alla vigilia. Problemi relativamente diversi deve affrontare invece l’Unione europea che, a poche ore dal vertice con i capi di Stato, evidenzia come il taglio degli investimenti pubblici sia stato particolarmente forte in un lotto di Stati, tra i quali l’Italia.

«La ripresa in Ue resta fragile, la disoccupazione strutturale è diventata una preoccupazione seria per le conseguenze sociali, sulla crescita e sulle finanze pubbliche. Le sfide per le politiche di bilancio restano molto dure, in particolare per i Paesi più indebitati». Il rapporto della Commissione Ue sui conti pubblici del 2014, ricorda che nel periodo fra il 2010 e il 2015 si è registrato in Europa un netto taglio agli investimenti pubblici. Sono sedici paesi hanno tagliato la quota di investimenti pubblici rispetto al Pil di oltre il 10% in questo periodo e “il collasso nell’investimento pubblico è stato particolarmente marcato in Irlanda, Spagna, Portogallo, Cipro, Italia, Lettonia e Polonia”.

Il taglio della spesa pubblica in tutta Europa, come conferma la stessa Commissione europea, è la conseguenza del consolidamento dei conti pubblici. Continuare su questa politica potrebbe essere rischioso per gli stessi Stati e a confermare ciò è proprio il suddetto rapporto: «un più ampio consolidamento dei conti pubblici di alcuni Stati dell’Eurozona potrebbe portare a un’ulteriore stretta di bilancio nell’Eurozona, che non è consigliata visto l’ampio divario fra Pil potenziale e Pil reale ancora prevalente nell’Eurozona».

Mentre si discute sulle modalità con cui gli Stati debbano sistemare i conti pubblici, in Italia tiene banco l’ultimo rapporto di Confindustria. Secondo il suddetto rapporto, l’Italia non uscirà quest’anno dalla recessione ma allo stesso tempo conferma un ritorno alla crescita nel 2015, con un consolidamento nel 2016. Il Centro studi di Confindustria, nel suo rapporto “Scenari economici”, parla infatti di un ritorno all’aumento del Pil nel 2015 (+0,5%) con un consolidamento nel 2016 (+1,1%). Se per il 2014 le stime sono riviste al ribasso,con un -0,5%, a partire dal primo trimestre 2015, Il Pil tonerà positivo con un +0,2%, per poi salire gradualmente nel biennio.

All’interno del rapporto viene messo in evidenza come sia importante che il governo trovi quanto prima delle manovre contro la corruzione, problema che negli ultimi venti anni ha bruciato quasi 300 miliardi. «Se l’Italia riuscisse a ridurre la corruzione ai livelli della Spagna, il suo tasso di crescita annuo aumenterebbe di 0,6 punti percentuali».

Notizie non positive riguardano invece la fattura energetica del 2014. Secondo la  stima l’Unione petrolifera nel Preconsuntivo, nel 2014 la fattura energetica, cioè l’onere che l’Italia sostiene per le forniture dall’estero, sarà pari a quarantacinque miliardi di euro, circa undici in meno rispetto al 2013. Sempre secondo la stima dell’Up,  è emerso in Italia un calo della domanda di energia in Italia pari al 5,1% rispetto al 2013, fermandosi a 157,6 milioni di tonnellate di petrolio equivalente e tornando così sui valori degli anni ’80.

Per quanto riguarda invece il 2015, sempre l’Up  stima una fattura petrolifera compresa tra un minimo di 17,1 miliardi di euro e un massimo di 24,2, con un prezzo del greggio nell’intervallo 65-85 dollari al barile.  La fattura energetica invece, nel caso di quotazione intermedia di 75 dollari, potrebbe invece attestarsi intorno ai 39 miliardi di euro, con una flessione di 6 miliardi rispetto al 2014 e con un  risparmio complessivo di  17,1 miliardi rispetto al 2013.

Nel frattempo un’azienda italiana sta per ricevere nuovi fondi, sottoforma di sponsor, da uno degli uomini più ricci del mondo. L’azienda in questione è la Ferrari mentre l’uomo è Carlo Slim. A quanto pare, il settantaquattrenne messicano, di origini albanesi, che Forbes ha stimato con un patrimonio di 60,8 miliardi di dollari, sarebbe intenzionato a sponsorizzare la Ferrari per un cifra di trenta milioni di dollari.

I loghi delle sue aziende compariranno dal 2015 sulle monoposto di Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel ma non sostituiranno lo sponsor del gruppo Santander.

 

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