sabato, Aprile 17

Borse, Putin & Co. Una settimana sull'ottovolante La Chiesa fa la Rivoluzione, Renzi la Leopolda

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La Settimana si chiude con le Borse prese tra le discese ardite e le risalite, due giorni di crollo poi il rimbalzo, con eccellete exploit di Milano, ma Atene fa oltre il doppio, superando il più sette per cento. Spread italiano alle stelle, poi anche lui si ridimensiona. Instabilità dei Mercati e fondamentali economici fuori controllo, ce n’è abbastanza per far fibrillare i Leader presenti a Milano al Vertice Euro-Atlantico. Zar Putin impazza in città e dintorni mostrando a tutti, Angela Merkel compresa, chi ce l’ha più duro. Il gasdotto rimane un suo potente mezzo di pressione, l’Occidente è prono, l’Italia fa la solita figura di parente povero, e un po’ cialtrone. Chiacchiere e Leopolda. 

Le Regioni sono in rivolta contro il Presidente del Consiglio. Matteo Renzi le attacca ribaltando su di loro la responsabilità degli sprechi, chiedendo massicci tagli. Entrando in pesante conflitto con il Governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, già a lui molto vicino. “Renzi ci offende”, dice l’ex Sindaco di Torino. L’attuale tace, e rispetto ad altre sue recenti uscite fa più bella figura.

Gli straordinari annunci dell’autoproclamato giovane favoloso dovrebbero cominciare ad avere un qualche compimento. Per ora, come titola l’Espresso siamo alle Promesse da Matteo. Il settimanale è  ora diretto da Luigi Vicinanza, proveniente dall’interno del Gruppo Editoriale, succeduto a Bruno Manfellotto che l’ha guidato negli ultimi quattro anni. Il periodico prosegue, sempre in copertina: Renzi ha preso mille impegni col Paese. Un effetto annuncio che ha dilatato il suo consenso, ma a cui spesso non sono seguiti i fatti. Radiografia dei pochi patti rispettati e delle (molte) parole al vento. Condivisibile. Sembra che Vicinanza provi a reinventare la storica testata, incentrandola sui fatti. O, come nella fattispecie, non fatti. In ogni caso, se delusi dall’autoproclamato giovane favoloso, ci si può ben consolare con il film su quello vero, Giacomo Leopardi, appena uscito. Altri tempi, altre tempre, altri giovani.

Il Sinodo dei Vescovi conclude i lavori con grandi novità, soprattutto di metodo. Che daranno enormi  frutti. Famiglia, legami familiari, orientamento sessuale…, una rivoluzione è in corso, e siamo solo all’inizio. Forse all’inizio dell’inizio, ché, come ogni rivoluzione, si sa come parte, non dove si fermerà. I nostri politici ne approfittano e, bravi a fare la rivoluzione con il permesso del Questore, forse riusciranno a varare una legge sui legami delle persone. Autorizzate le coppie di fatto con il permesso, di fatto, del Vaticano.

Enrico Tranfa, Presidente della Corte d’Appello che ha assolto Berlusconi per la concussione nel caso Ruby si è dimesso dalla Magistratura con un anno e mezzo di anticipo sul pensionamento. Di opinione difforme dai colleghi rispetto al dispositivo della sentenza, rimasto in minoranza ha scelto questa inedita, clamorosa, modalità per manifestare la propria posizione. In ogni caso già le motivazioni della sentenza, pure di assoluzione, sono impressionanti, peggio di una condanna. L’eretto di Arcore ha fatto tutto, ma poteva non sapere.   

Renato Farina, già a libro paga dei Servizi Segreti e del suo compare Pio Pompa è stato riammesso, a pena scontata, nell’Ordine dei Giornalisti. Premessa: tutti, comunque, debbono poter scrivere dove possono e vogliono, senza divieti. E Farina poter continuare liberamente con i suoi epici lappamenti  quotidiani a Silvio Berlusconi, coordinando le pagine de Il Mattinale, house horgan del Gruppo Parlamentare di Forza Italia alla Camera. Di cui ha fatto parte nella scorsa legislatura. La questione non riguarda quindi l’agente Betulla, illustratosi non solo per le vicende in questione, che l’hanno  visto operare tra il ‘controllo’ dei magistrati e la presenza in Piazza Alimonda a Genova nel 2001. Ma anche per il sistematico sfruttamento, e tradimento, dei rapporti di  fiducia con gli altri giornalisti. La vicenda, in realtà, riguarda soprattutto la credibilità stessa dell’Ordine e dei suoi vertici. Spesso insediatisi grazie al massiccio voto dei pubblicisti, in buona parte fasulli (indipendentemente da come votino, intendiamoci). E pronubo di sentenze incredibili, come quella, ipocritamente salomonica, che ha consentito di fatto un massiccio ‘sconto di pena’ a Vittorio Feltri per la persecuzione nei confronti del Direttore di Avvenire, Dino Boffo. ‘Metodo Boffo’ appunto. Però ai tanti giornalisti indignati e mobilitati contro  la reiscrizione di Farina all’Ordine, ultimi ma non ultimi quelli di Repubblica, vien da chiedere se il problema sia Farina o non piuttosto l’Ordine. Il dito o la luna. E se l’utilità possibile di questa vicenda non sia nel far ripartire l’iniziativa per una radicale riforma dell’Ordine. Non l’abrogazione, almeno sinchè c’è la speranza di costruirne finalmente uno vero, rifondato nelle regole e nei dirigenti. Se un altro Ordine fosse possibile anche questo conflitto sarebbe risolto alla radice. Lasciando Farina, solo, in questo Ordine dei Giornalisti. Si meritano a vicenda.      

 

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