giovedì, Ottobre 21

Boom per l’e-commerce farmaceutico durante il lockdown L'imposizione di restare in casa se non per motivi specifici ha fatto volare le vendite di farmaci su Internet. Farmakom ha disegnato i contorni del trend e il profilo del cliente medio

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Mentre proseguivano le interlocuzioni istituzionali per la complessa macchina organizzativa che sta dietro le quinte delle celebrazioni del 700esimo dalla morte del Somma poeta del prossimo anno, importante vetrina per l’Italia nel mondo, tante cose stavano mutando profondamente.

La quarantena ha obbligato tutti a modificare le abitudini di acquisto, sia per quanto riguarda le categorie di prodotti da scegliere, che per quanto riguarda le priorità di spesa e i canali di vendita più adeguati al momento storico. È così che nel primo quadrimestre di questo anno il volume delle vendite di farmaci e prodotti sanitari via Web è salito del 220% rispetto al medesimo intervallo di tempo del 2019. Questi sono i dati diffusi da Farmakom, azienda leader nella fornitura di servizi SaaS per la efficace gestione dei negozi virtuali del settore farmaceutico e benessere. Stando alla loro indagine condotta tra il consistente numero di loro partner, la regione da cui si è comprato di più è stata la Lombardia e a seguire Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna. Da un’analisi più approfondita dei dati di vendita, si è visto che la maggior parte consumatori vanno dai 40 ai 60 anni di età. All’interno di questa fascia di popolazione, che comprende sostanzialmente due generazioni, la maggior parte sono stati compratori di sesso femminile.

Riflettendo sui dati emersi con i consulenti in carico a healthspring.it ci viene fatto notare che abitualmente le donne hanno una maggiore coscienza del corpo e sono più attente al benessere psicofisico rispetto all’uomo. A questo bisogna aggiungere il maggiore ricorso a integratori per lo stato di salute generale e la forma fisica, che già prima dell’emergenza era prerogativa femminile. È chiaro che i volumi di vendita così aumentati on-line sono stati spinti dalla mancanza di mascherine e igienizzanti per le mani, che in pratica hanno costretto gli italiani a tentare di rifornirsi anche dall’estero per mezzo del canale più semplice che è quello del commercio elettronico.

Non si può nemmeno ignorare il condizionamento che ha riguardato la popolazione bombardata, soprattutto nelle prime settimane di piena pandemia, da fake news e molte notizie discordanti su integratori e antinfiammatori. Tutti hanno ricevuto almeno una volta una e-mail, un messaggio via social o WhatsApp che facesse credere nella utilità scientificamente dimostrata della vitamina C o del paracetamolo per prevenire il contagio, persino per curare dal Covid-19: la realtà è che si trattava di tecniche di ingegneria sociale studiate ad arte per fini di lucro, per contrastare le quali è dovuto scendere in campo anche il Ministero della Salute per smentire tutte queste voci prive di fondamento. Per la precisione partivano da validi assunti scientifici per fare breccia nelle menti degli individui preoccupati per la situazione, per indirizzare il consenso a proprio piacere.

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