venerdì, Aprile 23

Boom degli artigiani digitali della comunicazione

0
1 2


In questo ultimo anno nel nostro Paese, nonostante le previsioni degli economisti più scettici, sono aumentate le imprese che si occupano di attività editoriali, quelle che producono software e quelle che offrono consulenza informatica. Insomma chi pensava che la rivoluzione digitale potesse sferrare un duro colpo all’editoria e alle agenzie pubblicitarie, si dovrà ricredere.

Ed è proprio l’associazione per eccellenza che racchiude le piccole e medie imprese artigiane italiane a redigere un rapporto che vede il comparto della comunicazione in un ottimo stato di salute. Dallo studio di Confartigianato emerge infatti che oggi le imprese attive nel settore della comunicazione (dall’editoria all’Ict, dai fotografi alle agenzie pubblicitarie) sono circa 42.629 e danno lavoro a più di 80 mila persone.

Basta dare però una rapida occhiata a questo studio per rendersi conto che le regioni settentrionali la fanno da padrone, sai per quanto riguarda la natalità di impresa, vedi Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, sia per la vivacità imprenditoriale, e qui lo scettro va al Trentino Alto Adige e al Piemonte, disegnando cosi un’Italia divisa in due.

A spiegare quali sono le cause, o piuttosto le dinamiche, che hanno portato a questo risultato e a chiarire come il digitale può rappresentare un fattore competitivo per le piccole e medie imprese, è Giorgio Merletti, Presidente di Confartigianato nazionale da novembre 2012, nato ad Arsago Seprio (Varese) nel 1951, laureato in architettura, è imprenditore nel settore della falegnameria.

 

Presidente, nel rapporto pubblicato qualche giorno fa che disegna l’identikit dei piccoli imprenditori italiani dell’era digitale, alla voce ‘creazione d’impresa’ nel settore della comunicazione, spiccano solo le performance delle regioni settentrionali. Come lo spiega?

In valore assoluto il numero degli artigiani del settore della comunicazione nel Mezzogiorno non è inferiore rispetto a quelli del resto d’Italia. Preoccupa, però, la tendenza negativa, pari al – 2,2%, della natalità imprenditoriale in questo settore nell’ultimo anno nel Sud. Segno, a mio parere, del fatto che ancora una volta lo spirito d’iniziativa, soprattutto dei giovani, è frenato dai gap strutturali che, purtroppo, separano Nord e Sud d’Italia. Mi riferisco, solo per fare alcuni esempi, alle difficoltà di accesso al credito, al peso della burocrazia, ai ritardi di pagamento da parte della Pa e dei privati, al digital divide: tutti aspetti che purtroppo fanno registrare record negativi nelle regioni meridionali e comprimono le potenzialità di settori come quello della comunicazione.

Che ricadute si hanno in termini economici quando parliamo di digitale nella comunicazione?

Un dato è estremamente significativo: nel 2014 le famiglie italiane hanno speso in telefoni, apparecchiature elettroniche e servizi telefonici 37,4 miliardi, vale a dire, in termini reali, il 256,8% in più rispetto ai 10,5 miliardi del 1995. Sempre lo scorso anno la spesa degli italiani in prodotti su carta (dai libri ai giornali, dalla stampa di vario tipo fino alla cancelleria) si è attestata a 8,6 miliardi, con un calo del 39,3% rispetto ai 14,2 miliardi del 1995. E ancora, negli ultimi 5 anni in Italia si è registrato un crollo del 22,3% degli investimenti materiali, mentre gli investimenti in Ict e software hanno sostanzialmente tenuto con un calo dello 0,7%. Inoltre, l’integrazione con ICT e software nel decennio 2003-2013 ha fatto aumentare la produttività del lavoro nell’Eurozona del 9,3%. In Italia ci siamo fermati al +0,6%.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->