mercoledì, Maggio 12

Bonanni, addio alla CISL. Otto anni di coerenza field_506ffb1d3dbe2

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Nel dibattito sul perché Raffaele Bonanni, Segretario Generale della CISL, facesse così, siamo sempre stati dalla parte di chi riteneva fosse natura.

E più, dalla sua prima elezione del 2006, passava il tempo, più imbarazzante diveniva la sua propensione a dire sempre e subito di sì al padrone di turno, qualsiasi padrone, dal Capo del Governo all’Amministratore Delegato della Fiat-FCA, sino al padroncino della fabbrica calzaturiera di Vairano con undici dipendenti, più, dicevamo, cresceva la sua propensione capitolarda a prescindere, senza nemmeno provare a far valere in qualche modo il peso del suo sindacato, ché, teoricamente, sarebbe pagato per quello, pìù avallava improbabili Patti con Silvio Berlusconi, più si compiaceva dei successi statunitensi ed italiani di Sergio Marchionne soprattutto “dovuti al fatto che noi, sennatamente, non l’abbiamo ostacolato”, più elaborava la stessa dichiarazione in varianti quotidiane, sostanzialmente dicendo che grandi successi si stavano raggiungendo nel campo del lavoro grazie alla responsabile CISL ed al suo ancor più responsabile leader, più questo accadeva ed assumeva ritmo parossistico e patologico, più, lungi dalla superficiale condanna, rivedevamo invece, con una certa tenerezza, nel Raffaele grande il Raffaele piccolo, quello che quando si giocava a pallone nella piazzetta di Bomba, riusciva a farsi nominare capitano, poi, prima che il gioco iniziasse andava a consegnare l’unico, prezioso, pallone alla signora del secondo piano, tentando di convincere gli amichetti che era meglio così, ché, in questo modo, non rischiavano di rompere nessun vetro, il Raffaele piccolo che, quando si partiva in gita, suddivideva tra i compagni di classe anche la quota del pranzo dei professori, il Raffaele piccolo che, quando il parroco metteva in guardia dalla pratica di atti impuri, si alzava a rivelare quelli di tutti (gli altri), spiegando agli sconcertati cresimandi il vantaggio, morale e pratico, di simile apertura… Purtroppo, a causa della riprovevole mancanza di profondità politico-speculativa dei giovani teatini, la cosa finiva quasi sempre in grandi mazzate, che segnarono il fisico, ma non il morale, del giovane sindacalista in pectore.  Che, intrapresa la strada della sua vocazione, trovò finalmente lì chi comprese sino in fondo la sua raffinata strategia, dandogli retta.

E quindi come prendersela con chi, in fondo, era così riuscito a ricollegarsi ai propri sogni giovanili, realizzandoli? Certo, facendo pagare qualche prezzo ai lavoratori, ma non perdiamoci nei dettagli.

Ora alla guida del glorioso sindacato cattolico (per quanto questa definizione sia ormai inesatta e riduttiva), che fu di Giulio Pastore e Pierre Carniti, arriverà con ogni probabilità il Segretario Generale Aggiunto, Annamaria Furlan, indicata dallo stesso Bonanni. La seconda donna alla guida di un grande sindacato dopo Susanna Camusso della CGIL, la terza considerando anche Renata Polverini, che fu alla testa dell’UGL. Buona fortuna, ne avrà bisogno. 

 

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