domenica, Luglio 25

Bombe sulla Siria: anche armi illegali

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La situazione in Siria è incandescente. Secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani, le forze fedeli al Presidente Bashar al-Assad starebbero portando attacchi in diverse zone del Paese al momento controllate dalle opposizioni. I bombardamenti in corso su Aleppo Damasco, Daraa, Hama e Idlib vedrebbero anche l’utilizzo di bombe a grappolo, napalm e termite, armi vietate dalle convenzioni internazionali. Nei giorni scorsi, forze russe potrebbero essere state coinvolte direttamente nelle operazioni di bombardamento.

Restano alti i toni sulla questione degli attacchi USA alla base di al-ShayratOggi il Segretario di Stato Statunitense, Rex Tillerson, ha dichiarato che gli attacchi in questione sono stati il frutto dell’incapacità di Mosca: secondo Tillerson, infatti, il Governo russo aveva preso impegni con la comunità internazionale affiché Assad smantellasse i suoi arsenali chimici; l’attacco del 4 aprile a Khan Sheikhun dimostrerebbe che i russi non sono stati all’altezza del compito. La Russia, dal canto suo, se da un lato ha dichiarato di non essere a conoscenza di un superamento della “linea rossa” da parte degli USA nel corso del bombardamento ad al-Shayrat, dall’altro ha fatto rientrare nel mediterraneo la fregata Grigorovič. Ufficialmente si tratta di una manovra già prevista da tempo nel quadro delle operazioni antiterrorismo in Siria ma, dopo gli eventi del 7 aprile, l’arrivo di nuove forze russe nel Mediterraneo potrebbe rendere la situazione nell’area più difficile di quanto già non sia.

Anche il Presidente della Repubblica Islamice dell’Iran, Hassan Rouhani, ha espresso malumori sulla questione: secondo Rouhani, l’attacco statunitense non fa altro che complicare i negoziati ed allontanare una soluzione del conflitto. Il Governo di Teheran, assieme a quello di Mosca, ha chiesto alle Nazioni Unite un’indagine approfondita ed imparziale sui bombardamenti con armi chimiche avvenuti nella Provincia di Idlib: in questo modo, sembra che Russia ed Iran vogliano dimostrare l’estraneità del regime di Damasco all’uso di armi proibite mettendo, di conseguenza, gli Stati Uniti in difficoltà.

Dopo l’attacco del 7 aprile alla base di al-Shayrat, in Siria, il governo degli Stati Uniti ha inviato una flotta d’assalto al largo della penisola coreana: un chiaro segno che l’attacco era rivolto, tra gli altri al regime della Corea del Nord. Subito dopo gli attacchi, da Pyongyang erano arrivate forti critiche alla decisione del Governa Statunitense: si è parlato di una chiara violazione del diritto internazionale e di un valido motivo per continuare a lavorare sul programma nucleare. In questo modo la tensione nell’area continua a salire.

Oggi, la portavoce del Governo della Repubblica Popolare Cinese, Hua Chunying, ha dichiarato che entrami i contendenti dovrebbero mantenere la calma per evitare che la situazione possa precipitare. La Cina, tradizionalmente alleata e protettrice della Corea del Nord, ha espresso irritazione per gli atteggiamenti aggressivi del dittatore Kim Jong-Un; d’altro canto ha anche criticato aspramente la decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di mandare la squadra navale d’assalto al largo delle coste coreane: questa decisione, secondo Pechino, aumenta drammaticamente il riscio di incidenti e, di conseguenza, dell’esplosione di un conflitto nella zona. Le autorità cinesi, inoltre, hanno preso delle iniziative diplomatiche: l’Inviato Speciale sul Nucleare della Corea del Sud, Kim Hong-Kyun, ha affermato di aver incontrato il suo omologo cinese, Wu Dawei, e di aver raggiunto con questi un accordo. In caso di nuovi test nucleari o di nuovi lanci di missili balistici da parte della Corea del Nord, Seul e Pechino agiranno assieme in sede ONU per esercitare nuove pressioni e far approvare nuove sanzioni nei confronti di Pyongyang.

A Lucca si tiene il G7: i Ministri degli Esteri di Stati Uniti, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania ed Italia, assieme alla Responsabile per gli Affari Esteri dell’Unione Europea Federica Mogherini, si incontreranno per discutere principalmente di Siria, Libia e Corea del Nord. Il precipitare degli eventi in Siria sembra compattare le posizioni attorno agli USA, ma è comunque forte la consapevolezza della delicatezza della situazione. In quest’ottica vanno lette le dichiarazioni del Portavoce del Governo della Repubblica Federale di Germania, Steffen Seibert, secondo cui non sarà possibile giungere ad una soluzione della crisi siriana senza la Russia né, tanto meno, contro la Russia.

Nonostante ciò, secondo il Ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, il G7 starebbe prendendo in esame nuove sanzioni nei confronti del Governo di Assad. Inoltre, il Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha telefonato al suo omologo iraniano, Mohammad Javad Zarif, per indurlo ad utilizzare la propria influenza nell’area per fare pressioni sul Governo siriano. Dal canto suo, Zafir ha affermato che per l’Iran l’utilizzo di armi chimiche resta inaccettabile. A margine dei colloqui del G7, va segnalato che, al termine dell’incontro sulle politiche energetiche, non è stato possibile giungere ad una dichiarazione congiunta. Il Ministro dello Sviluppo italiano, Carlo Calenda, ha dichiarato che si è trattato della conseguenza del cambio di direzione dell’amministrazione Trump sulle questioni energetiche ed ambientali.

In Russia ci sono altre questioni oltre a quelle legate al conflitto siriano: oggi è stato liberato l’oppositore Alekseij Navalnij, arrestato lo scorso 26 marzo. Principale animatore di un movimento di protesta contro la corruzione nella Federazione Russa, Navalnij era stato fermato e condannato per aver organizzato una manifestazione non autorizzata. Ora che è stato scarcerato, si appresta a sfidare Vladimir Putin alle prossime elezioni.

In Ossezia del Sud, intanto, si sono svolte le elezioni. Anatolij Bibilov è risultato vincitore con il 56% circa (schede scrutinate al 90%). Oltre che per eleggere il nuovo Presidente, si è anche votato il referendum per cambiare il nome del Paese: con circa l’80% dei voti, la popolazione ha scelto che il nuovo nome sarà Alania.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, in Svezia ha confessato l’attentatore di Stoccolma: si tratta di Rakhmat Akilov, uzbeko, che ha affermato di aver agito per vendicare i bombardamenti che hanno colpito il califfato islamico. L’accaduto fa riflettere sulla difficoltà di prevedere gli attacchi di lupi solitari che si rifanno all’ideologia dello stato islamico. Oggi la Svezia si è raccolta attorno alle vittime dell’attentato, ma si temono rappresaglie da parte di militanti dell’estrema destra che potrebbero usare l’attentato come pretesto per colpire indiscriminatamente gli stranieri nel Paese.

In Francia e Germania proseguono le campagne elettorali. Da sottolineare le dichiarazioni di Marine Le Pen, candidata del movimento di estrema destra Front National (FN) e favorita al primo turno. Le Pen ha affermato durante un’intervista del 9 aprile, che non si può scaricare sui francesi la responsabilità del rastrellamento di migliaia di ebrei da parte delle forze dall’ordine del regime collaborazionista di Philippe Pétain, avvenuto nel luglio del 1942 e noto come il Rastrellamento del Velodromo d’Inverno.
Tali affermazioni hanno provocato reazione di tutto il mondo politico, a cominciare da quelle del candidato indipendente Emmanuel Macron, il quale ha dichiarato che molti, in Francia, sembrano essersi dimenticati del fatto che Marine Le Pen sia figlia di Jean-Marie Le Pen, fondatore del FN, antisemita e revisionista per quanto riguarda la triste storia del governo di Vichy.
Anche da Israele sono arrivate parole di condanna.
Allo stato attuale, la corsa all’Eliseo si profila come una corsa a quattro, con Le Pen e Macron in sostanziale parità, il candidato dell’estrema sinistra Jean-Luc Mélanchon che recupera punti e sorpassa quello della destra moderata, François Fillon.
In Germania, da sottolineare le affermazioni del candidato socialdemocratico Martin Schulz:in una conferenza stampa ha affermato che l’atteggiamento del Paese in Europa dovrebbe essere rivolto alla crescità e alla stabilità (“due facce della stessa medaglia”, con le sue parole) e che, per giungere a questo traguardo, si dovrebbe procedere con flessibilità.

In Finlandia, invece, le elezioni ci sono già state.
La vittoria è andata a Kokoomus, partito di destra moderata. Il fatto più significativo, però, è stato il tracollo del movimento populista Perussuomalaiset (Veri Finlandesi) di Timo Soini.

In Medio-Oriente, dopo gli attacchi che hanno colpito l’Egitto, Israele ha chiuso il confine per evitare possibili attacchi in occasione della festa di Pèsach, la Pasqua Ebraica. Il bilancio ufficiale degli attacchi del 9 aprile è di quarantacinque vittime.
Intanto, sono terminate le operazione di voto sul referendum costituzionale per i turchi all’estero: secondo fonti del Governo di Ankara, a votare sono stati più di un milione e duecentomila cittadini turchi espatriati. Il voto in Patria è previsto per il prossimo 16 aprile.

In Africa si registrano attentati in Somalia e Nigeria.
In Somalia un attacco suicida ha provocato almeno dieci morti e quindici feriti in una base delle forze armate a Mogadiscio. L’attentato è stato rivendicato da al-Shabaab.
In Nigeria almeno sei morti in un conflitto a fuoco a Lagos, il principale centro industriale e commerciale del Paese.

In Venezuela, almeno diciassette feriti negli scontri tra le forze dell’ordine e gli oppositori del Governo di Nicolas Maduro a Caracas.

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