sabato, Maggio 15

Bolscevico da salotto, Traditore di classe … L'Argentina riscopre Felix J. Weil, l'ebreo tedesco emigrato nel Paese sudamericano grande finanziatore della Scuola di Francoforte

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Buenos Aires Theodor Adorno, Max Horkheimer, Walter Benjamin, Herbert Marcuse ed Erich Fromm furono eccellenti pensatori, tutti provenienti dall’Istituto di Ricerca Sociale di Francoforte (la cosiddetta ‘Scuola di Francoforte’) della Repubblica di Weimar. Ma colui che pagò le bollette e rese possibile l’esistenza della Scuola fu il figlio di un ebreo tedesco emigrato in Argentina ad inizio secolo, diventato ricco commerciando cereali tra il Sud America e l’Europa. La prima biografia di Felix Weil (1898-1975), che abbracciò il marxismo mentre si trovava in Germania per un dottorato di ricerca, è appena stata pubblicata in Argentina.
Mario Rapoport, l’economista e storico autore del libro, si è basato sui memoriali di Weil stesso e sui documenti di famiglia per ricostruire la vita e l’epoca del ‘bolscevico da salotto’, come recita il titolo del libro e come Weil stesso amava definirsi.

Felix era il figlio di un commerciante di cereali tedesco, Hermann Weil, inviato in Argentina nel 1888 come rappresentante commerciale del Belgio. Dieci anni più tardi, dopo aver accumulato una fortuna considerevole, fondò a Buenos Aires la Weil Brothers & Co. In poco tempo l’azienda crebbe fino a diventare una vera e propria multinazionale con uffici in una dozzina di capitali europee e ben 3.000 impiegati in Argentina, dove gestiva diversi silos portuali e una propria flotta mercantile. Felix e la sorella Anita vissero da ereditieri milionari nella villa di Buenos Aires, istruiti da una governante inglese, circondati da un piccolo esercito di domestici e passando i fine settimana in campagna, nella tenuta di famiglia. I loro genitori si erano sposati in una sinagoga a Mannheim e la madre, Rosa Weissamn, aveva una cameriera personale francese.

All’età di 9 anni Felix fu mandato a Francoforte dalla nonna, per frequentare il Goethe Gymnasium. Nel 1916 terminò gli studi e frequentò per un anno l’Università di Tubinga, dove conobbe Karl Korsh, che per primo lo portò ad interessarsi al marxismo. A causa dell’attivismo politico di sinistra Felix fu, però, espulso dall’Università e ritornò a Francoforte, dove nel 1920 portò a termine un dottorato di ricerca in scienze politiche: argomento della sua tesi erano i problemi pratici nell’attuazione del socialismo. Nell’ottobre dello stesso anno incontrò, durante un congresso in Germania, il leader comunista sovietico Grigorij Evseevič Zinov’ev e tornò in Argentina come delegato clandestino del Comintern, l’Internazionale Comunista.
Durante il soggiorno Felix visitò il Paese con la prima moglie (si sarebbe sposato quattro volte) facendo rapporto al Comintern sulle condizioni di vita della classe operaia, presenziando allo stesso tempo riunioni tra ricchi esportatori di cereali come rappresentante dell’azienda di famiglia.
La sua profonda conoscenza della classe dominante lo convinse che il principale ostacolo all’industrializzazione a allo sviluppo economico erano i grandi proprietari terrieri, una tesi che sviluppò poi in ‘El enigma argentino’, un saggio redatto negli Stati Uniti nel 1944.

Nel 1922 Felix tornò in Germania, dove iniziò a finanziare una serie di imprese rischiose; poteva contare su una fortuna di un milione di marchi d’oro ereditati dalla madre, morta di cancro 10 anni prima, e sull’aiuto economico del padre. La prima attività ad essere organizzata fu un convegno di una settimana tra intellettuali marxisti, svoltosi nell’estate del 1923, in Turingia.
Tra i partecipanti c’erano Karl Korsch, Georg Lukács, Friedrich Pollock e Konstantin Zetkin. Quest’esperimento venne chiamato Prima Settimana Mondiale del Marxismo e fu lo stimolo che un anno più tardi, nel giugno del 1924, portò alla creazione dell’Istituto di Ricerca Sociale presso l’Università di Francoforte. L’Istituto aveva sede in un moderno edificio di quattro piani, comprendeva 18 uffici per i ricercatori e una ragguardevole biblioteca di 42.000 volumi, tutto pagato da Felix Weil. Suo padre Hermann, a sua volta, garantì una donazione annuale di 30.000 dollari (equivalenti a 400.000 dollari odierni) per coprire le spese dell’Istituto.
Come Friedrich Engels con Karl Marx, «Felix intendeva spendere i proventi della Weil Brothers per la propria causa. Sia lui che Engels erano, al di là delle differenze e ciascuno a suo modo, comunisti gentiluomini», scrive Rapoport nella biografia.
In 500 pagine viene fatta luce sull’affascinante vita di Weil, personaggio fondamentale dell’epoca ma citato soltanto, e brevemente, nei due più importanti testi dedicati alla storia dell’Istituto di Ricerca Sociale: ‘L’immaginazione dialettica’ di Martin Jay e ‘La Scuola di Francoforte’ di Rolf Wiggershaus.

Negli anni ’20 Weil aprì una casa editrice di sinistra, finanziò il Teatro Proletario di Piscator a Berlino e sponsorizzò un gran numero di intellettuali e artisti, tra i quali il pittore George Gorsz che successivamente lo immortalò in un ritratto.

Nel 1931 Felix fece ritorno in Argentina, dove fu Consigliere economico per il Governo conservatore ma allo stesso tempo contribuì finanziariamente alla costruzione della prima sede del Partito Comunista locale e continuò a lavorare per il Comintern, dando ospitalità ai leader comunisti sudamericani. Nel frattempo la Weil Brothers aveva chiuso i battenti, distrutta dalla Grande Depressione. Weil tuttavia continuava ad essere ricco e nel 1934 elargì 100.000 dollari per trasferire la Scuola di Francoforte, chiusa un anno prima dalla dittatura nazista, alla Columbia University di New York. Secondo il racconto di Rapoport, durante il suo soggiorno in Argentina Weil aveva valutato la possibilità di trasferire la Scuola a La Plata, una piccola città situata 60 km a sud di Buenos Aires, ma trovando l’Università troppo disorganizzata aveva cambiato idea.
Lui stesso si trasferì a New York nel 1935 e ad eccezione di una breve visita in Argentina per una conferenza nel 1939, trascorse negli Stati Uniti il resto della sua vita; passò molti anni a Berkeley, in California, e morì nel Delaware nel settembre del 1975, a 77 anni.
«Le sue idee ebbero poco seguito sia negli Stati Uniti, sia in Argentina e in Germania, dove aveva investito parte della sua fortuna», conclude Rapoport. «Tuttavia, il suo lavoro e la sua stessa vita sono un’eredità che merita di essere conosciuta su entrambe le sponde dell’Atlantico». Questa prima biografia è un grande passo avanti.

 

Traduzione di Marta Abate

 

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