sabato, Settembre 25

Bolloré: resterà monopolista nelle ex colonie africane con l’ ok dell’Eliseo Giustizia a parte: il Gruppo rimarrà in auge fin quando durerà il dominio coloniale della FranceAfrique

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La multinazionale francese “Grouppe Bolloré”, fondata nel 1822 e specializzata in Trasporti e Logistica portuale e aeroportuale, è il simbolo per eccellenza dell’Imperialismo economico francese assieme alla multinazionale dell’energia atomica AREVA. In Africa controlla i principali porti commerciali in Guinea Conakry, Togo, Camerun, Gabon, influenzando la vita economica di questi Paesi africani francofoni che di fatto hanno ottenuto negli anni Sessanta una indipendenza formale ma strettamente controllati dalla Cellula Africana dell’Eliseo, nota come FranceAfrique.

Le ex colonie africane sono sempre state a sovranità limitata. Fino agli anni Novanta quando il dittatore di turno osava ribellarsi alla Madre Patria, Parigi organizzava un colpo di Stato per sostituirlo o si associava a gruppi armati per creare caos e instabilità. Una prassi continuata nell’ultimo decennio distruggendo tre Paesi: Libia, Mali, Repubblica Centrafricana.   Le colonie d’Oltremare (come vengono ancora definiti i Paesi francofoni africani dagli esperti della FranceAfrique) rappresentano il 42%  del PIL francese. Una loro reale indipendenza politica economica farebbe crollare la potenza europea a tutto vantaggio della Germania che dal Diciannovesimo secolo fino ai giorni nostri non ha mai abbandonato il sogno della “Grande Europa” sotto il suo controllo – dominio.

Il Gruppo Bolloré ha ottenuto il controllo dei principali porti francofoni in Africa tramite le pressioni dei vari governi francesi che hanno sempre considerato l’espansione di questa multinazionale parte integrante degli interessi nazionali. L’acquisizione della gestione di questi porti è stata sempre ottenuta tramite ingenti finanziamenti occulti da parte del governo francese, pressioni sui governi locali, finte gare d’appalto e corruzione dei vari Capi di Stato.

Essendo supportato senza riserve dal governo imperiale il Gruppo Bolloré ha gestito questi importanti porti solo per ricavarne profitto, conscio del fatto che ogni critica rivolta dai governi africani sulla sua gestione portuale veniva immediatamente repressa da Parigi. In quasi vent’anni di affari nessun Paese africano associato al Gruppo Bolloré ha mai tratto profitto se non i Presidenti e la loro ristretta cerchia di cortigiani. Bolloré è diventato il simbolo più odiato delle popolazioni francofone africane.

Il Gruppo Bolloré viene fondato nel 1822 da Nicolas Le Marié. All’epoca era una piccola ditta produttrice di carta denominata Papeterie d’Odet. Nel 1863 la direzione della ditta viene affidata a Jean-René Bolloré (1818-1881) grazie ad un matrimonio con i Le Marié. Da quel momento la ditta passa nelle mani della famiglia Bolloré. Nel 1952, sotto la direzione di Gwenn-Aël Bolloré la ditta diventa una multinazionale e si espande in altri settori economici. La produzione di carta diventa una attività secondaria ma mai abbandonata per sentimentalismo.

Gwenn individua tre settori chiavi per la neonata multinazionale che combaciano con le esigenze imperiali francesi: logistica portuale e aeroportuale, trasporto commerciale via terra, marittimo e aereo e coltivazione di gomma arabica e olio di palma. Gwenn si presenta ai Presidenti della Quarta Repubblica Vincent Auriol, René Coty e al Presidente della Quinta Repubblica Charles de Gaulle come il partner giusto per gli interessi nazionali. La Francia, appena uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale, è in una posizione difficile. Se il nemico storico, la Germania, è indebolito, con il suo territorio diviso tra il blocco capitalistico e quello sovietico, il secondo nemico storico, la Gran Bretagna, è in una posizione di forza rispetto alla Francia.

Ad aggravare la situazione vi è l’emergere della Super Potenza Americana. La Francia del dopoguerra é pressoché nulla a livello politico internazionale in quanto sono state le potenze anglofone a liberarla dal giogo nazista. Un solo tesoro rimasto: le colonie in Africa e Asia. I Presidente Auriol e Coty comprendono che la rinascita francese è possibile solo attraverso un metodico e brutale sfruttamento delle colonie d’Oltremare, ma sarà De Gaulle a strutturare le basi del nuovo impero francese, il controllo delle colonie e la rapina delle risorse naturali necessarie per la ricostruzione del tessuto industriale e finanziario francese, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

De Gaulle comprende che solo lo sfruttamento delle colonie potrà ridare alla Francia il posto di potenza mondiale alla pari di Gran Bretagna e Stati Uniti. De Gaulle crea la FranceAfrique, una rigida politica coloniale in cui non si esita a compiere crimini contro l’umanità per schiacciare ogni velleità nazionalistica e di indipendenza della colonie. La sconfitta inflitta da Ho Chi Min in Indonesia obbliga la Francia a concentrarsi unicamente sull’Africa. Tolto l’eccezione dell’Algeria, Parigi riesce a mantenere il controllo delle colonie offrendo una indipendenza a sovranità limitata e bloccando ogni processo democratico nelle neonate repubbliche sostenendo con le baionette Capi di Stato fantocci e servili.

Dalla sua ideazione Gollista, la FranceAfrique diventa il cuore pulsante dell’imperialismo francese e le rigide e disumane regole di potere diventano un dogma per tutti i Presidenti che successero a De Galle: da Georges Pompidou in poi. Tutti consapevoli che senza la FranceAfrique la Francia sarebbe stata trasformata in un Paese europeo di quart’ordine e assoggettata alle potenze anglofone. Questa necessità di mantenere soggiogate le colonie africane giustifica i crimini contro l’umanità commessi in Algeria, Congo Brazzaville, Repubblica Centrafricana, addirittura il Genocidio in Ruanda del 1994 e la distruzione della Libia nel 2011.

Il Gruppo Bolloré riesce a introdursi in questa politica coloniale diventando una delle colonne portanti della FranceAfrique. Gwenn-Aël Bolloré comprende che associandosi alla politica imperiale acquisterà posizioni di monopolio che renderanno facili e scontati gli immensi profitti collegati allo sfruttamento delle colonie africane. Dagli anni Cinquanta il Gruppo Bolloré si concentra a diventare una potente multinazionale che si basa sui Trasporti, Logistica e piantagioni di gomma arabica e di olio di palma. Tramite i facili profitti nelle colonie africane Bolloré si espande in altri settori: distribuzione di petrolio, produzione di carbone, plastica, pacchetti per le sigarette, sistemi elettronici per la gestione dei terminal portuali e aeroportuali. Settore immobiliare e finanziario.

Nel 2005 Bolloré si espande nei Media lanciando la TV Direct 8. Nel 2006 lancia il quotidiano Direct Soir e nel 2007 il quotidiano Direct Matin. Nel 2009 Bolloré entra nel business del Lithium acquisendo le riserve boliviane grazie ad un accordo siglato con il Presidente Evo Morales. Le riserve boliviane permetteranno a Bollorè di iniziare la produzione di una piccola autovettura elettrica: la Bolloré Bluecar, che sarà immessa sul mercato europeo nel dicembre 2011.

Dal 2015 Bolloré inizia a penetrare nel cuore economico finanziario italiano, divenendo il primo azionista della società francese dei media e comunicazioni Vivendi SA , precedentemente conosciuta con il nome di Vivendi Universal.  Tramite questa società francese Bollorè diventa  il secondo azionista di Mediobanca, acquista il 24,9% delle azioni Telecom Italia e il 100% delle quote di Mediaset Premium. La scalata di Bolloré in Italia è assai oscura e nel febbraio 2017 la Procura di Milano indaga il Direttore Vincent Bolloré per concorso in aggiotaggio nella scalata del gruppo francese a Mediaset. Bolloré si difende accusando la Procura di Milano di essere al servizio di Silvio Berlusconi. Secondo la versione fornita dal Gruppo Bolloré e dalla società Vivendi, l’indagine sarebbe la conseguenza dell’esposto senza fondamento e illegittimo depositato da Berlusconi contro Vivendi dopo la crescita nel capitale di Mediaset.

Grazie all’abile mossa degli anni Cinquanta di associarsi alla FranceAfrique e all’inaudito sfruttamento delle colonie africane la multinazionale della Famiglia Bolloré ha registrato nel 2017 un turnover di 18,32 miliardi di dollari. Il Presidente Vincent Bolloré riceve uno stipendio netto annuo pari a 1,5 milioni di euro mentre Cyrille Bollorè, Vice Presidente riceve uno stipendio netto annuo di 1,1 milioni di euro.

Nonostante sia al centro di numerose accuse legate alla FranceAfrique, l’Impero Bolloré continua a prosperare grazie alla protezione dei governi francesi e africani fino allo scorso aprile quando l’Impero è improvvisamente minacciato. Il Gruppo Bolloré viene preso di mira dalla giustizia in Francia. Il governo Macron non riesce a fermare i giudici. Il 24 aprile 2018 Vincent Bollorè viene posto in stato di fermo a Nanterre per 36 ore dai giudici Serge Tournaire e Aude Buresi per rispondere alle accuse di corruzione di pubblici ufficiali stranieri, abuso dei beni sociali e falso e utilizzo di falso.

I magistrati stanno indagando sulle sue attività economiche in Africa e sugli appoggi dei governi francesi e africani fondamentali per ottenere la gestione dei porti di Lomè (Togo) e Conakry (Guinea Conakry). Si tratta di un’indagine aperta ancora nel luglio 2012 dalla procura di Parigi, poi trasferita all’ufficio del procuratore finanziario nazionale, che inizialmente  riguardava solo Gilles Alix, CEO di Bolloré, e Jean-Philippe Dorent, capo della divisione internazionale dell’agenzia di comunicazione Havas acquisita nel 2004.

Una inchiesta scottante che mette a rischio un volume annuo d’affari di 4,2 miliardi  provenienti dalla gestione dei porti africani e la sopravvivenza della Bolloré Africa Logistics (BAL), creata nel 2008  a seguito della necessità di riorganizzare  l’impero economico Bolloré in Africa. La BAL é incaricata di gestire il monopolio della rete di logistica integrata nei Paesi francofoni africani. Bolloré controlla il 95% degli scambi commerciali marittimi delle colonie africane e tra il  30 e il 50% delle esportazioni di cacao, legno pregiato e cotone.

L’Impero Bolloré in Africa assume dimensioni di monopolio nelle colonie a partire dal 1997 grazie ai precedenti  quindici anni di penetrazione economica e corruzione di governi, pratiche strettamente legate alle logiche capitalistiche e colonialistiche della FranceAfrique. Il controllo strategico dei porti impedisce ai Paesi Africani di avere la piena sovranità sugli scambi commerciali con Europa, America e Asia divenendo di fatto ricattabili e costretti a servire gli interessi della multinazionale francese a scapito dello sviluppo nazionale. Anche sul fronte delle entrate fiscali le colonie sono perdenti in quanto Bolloré impone assurdi sgravi ed esenzioni fiscali, pagando così cifre irrisorie.

Sul piano occupazionale Bolloré rappresenta una grossa valvola di sfogo per la disoccupazione giovanile ma i salari pagati sono bassi e i turni lavorativi massacranti. Negli ultimi dieci anni la BAL ha investito 2 miliardi di dollari nei porti africani mentre il matrimonio con la FranceAfrique la protegge dalla concorrenza, cinese compresa. Dal 2014 Pechino sta finanziando e supportando politicamente la sua multinazionale più importante nel settore trasporti e logistica: la China Harbour Engineering Company CHEC per l’acquisizione della gestione portuale in Africa. La CHEC sta facendo una spietata concorrenza al Gruppo Bolloré sfruttando il peso politico di Pechino in Africa, ma finora non è riuscita a penetrare le zone di influenza francofone.

L’Impero Bollorè si espande agli inizi degli anni Duemila a scapito della libera concorrenza, grazie alla corruzione dei governi africani e al sostegno del governo di Nicolas Sarkozy e successivamente quello di François Hollande. Sostegni tesi a bloccare ogni disputa che possa danneggiare Bolloré e basati su pesanti pressioni ai governi africani. Nel 2008 Bolloré si assicura la gestione del porto di Conakry per 25 anni a scapito la multinazionale francese Necotrans che viene letteralmente sbattuta fuori dal porto dall’esercito per ordine del Governo Guineano dietro lauti compensi della Bolloré. Si apre  una saga giudiziaria tra Necotrans e Bolloré presso la corte Africana Consiglio delle Corti Giuridiche in Africa CCJA, il Centro Internazionale per le Cause realitive agli Investimenti CIRDI e la giustizia francese. Nell’ottobre 2013 il Tribunale del Commercio di Nanterre condanna il Gruppo Bolloré a risarcire la Necotrans 2,1 milioni di euro. Nel 2014 la CCJA condanna la Guinea Conakry a risarcire la Necotrans di 38 milioni di euro. Tramite l’intervento del Presidente Hollande la Necotrans accetta di mettere un termine al litigio contro Bolloré. L’unico perdente è il governo guineano che deve sborsare 38 milioni di euro, con prevedibili tagli sulla spesa pubblica.

Nel 2001 il gruppo franco spagnolo PROGOSA di cui il presidente e fondatore è Jacques Dupuydauby, ex socio di Vincent Bolloré, ottiene il contratto di manutenzione del porto di Lomé in Togo. Nel 2009 Bolloré convince il governo togolese a suon di mazzette milionarie a interrompere il contratto alla PROGOSA. Il mese successivo la Bolloré Africa Logistics (BAL) ottiene, senza gara d’appalto, il contratto di manutenzione per 35 anni. Dupuydauby è costretto a fuggire dal Togo per evitare un mandato di arresto spiccato sulla base di presunte frodi fiscali: 20 anni di reclusione e 31 miliardi di Franchi CFA come indennizzo.

 Il Presidente Hollande nel 2016 fa pressione sul governo spagnolo affinché la Corte Suprema confermi la decisione del tribunale di Séville che condanna Jacques Dupuydauby a 3 anni e 9 mesi di reclusione e 10 milioni di euro come indennizzo alla BAL. Il secondo concorrente in Africa della Famiglia Bolloré è messo fuori gioco. Per ironia della sorte Dupuydauby, su cui pende un mandato d’arresto europeo emesso dalla giustizia spagnola, pagato i suoi debiti a Bolloré risiede tranquillo a Parigi senza noie da parte della giustizia francese.

 Jacques Dupuydauby perde anche la gestione del porto di Duala, Camerun, sempre a favore del Gruppo Bolloré. Subisce un processo in Camerun per evasione fiscale e corruzione di pubblici ufficiali che non sarà mai portato a termine in quanto la documentazione giudiziaria si è letteralmente persa nei meandri del Tribunale e nessuno è in grado di ritrovarla. Emblematica l’acquisizione della gestione del porto di Kribi, sempre in Camerun. La gara internazionale è lanciata nel 2008. Il vincitore della gara  d’appalto internazionale è la ditta di logistica francese CMA-CGM. Il suo rappresentante legale in Camerun sparisce il giorno dopo l’annuncio dei risultati della gara d’appalto. Da allora nessuno conosce la sua sorte. La gara viene annullata e nel 2014 il dittatore Paul Biya offre la gestione portuale a Bolloré senza indire una nuova gara. Per impedire alla CMA-CGM di far causa al Gruppo Bolloré e per non far aprire le indagini sulla sorte del rappresentante legale sparito, il Presidente François Hollande in accordo con Biya convince al CMA-CGM ad associarsi alla BAL nella gestione del porto di Kribi.

 Dal 2007 la Bolloré Africa Logistics detiene il monopolio esclusivo del porto di Owendo in Gabon.  Nel 2014 il contratto viene  interrotto a favore di una ditta di Singapore: Singapourien Olam . La Bolloré viene accusata di non aver mantenuto fede al piano di investimenti portuali, parte integrante del contratto. La multinazionale francese minaccia di portare in tribunale il governo gabonese. Minaccia mai attuata in quanto il Presidente  Emmanuel Macron nel settembre 2017 si intrattiene con il Presidente Ali Bongo Ondimba (figlio del dittatore Bongo, protetto da Parigi ma odiato dalla popolazione). I colloqui sono fruttuosi. Ali Bongo concede come compenso la gestione della manutenzione le Nuovo Porto di Owendo.

 Nel 2013 è prevista una gara d’appalto per la gestione  del secondo terminal del porto di Abidjan, Costa d’Avorio, sotto il controllo di Bolloré. La gara d’appalto viene immediatamente cancellata dopo un colloquio telefonico tra i Presidenti François Hollande e Alassane Ouattara giunto al potere il 4 dicembre 2010 dopo che l’esercito francese depose con la forza il vincitore delle elezioni presidenziali, Laurent Gbagbo, spedendolo alla Corte Penale Internazionale. Secondo recenti rivelazioni comparse sulla stampa ivoriana il Presidente Hollande durante la telefonata ricordò a Ouattara che era in debito con la Francia e gli suggerì di annullare la gara d’appalto per il secondo terminal portuale. 

 Nel 2007, dopo decenni di gestione del porto di Dakar, Senegal, la BAL perde la concessione durante una gara d’appalto internazionale. Vincent Bolloré contatta il Presidente Nicolas Sarkozy affinché faccia pressioni sul governo di Abdoulaye Wade per annullare la gara vinta dalla ditta degli Emirati DP World che gestisce anche i porti di Gibuti e di Berbera (Somaliland). Il Presidente senegalese accetta di buon grado e annulla la gara, in quanto suo figlio, Karim Wade è il primo beneficiario delle mazzette allegramente donate da Vincent Bolloré per cinque anni in cambio di assenza di controlli sulla gestione portuale e sgravi fiscali.

 Dinnanzi al procedimento della magistratura francese contro il Gruppo Bolloré i Presidenti dei Paesi africani coinvolti preferiscono non reagire timorosi delle reazioni del loro Padrino francese e della FranceAfrique, evidenziando che Parigi mantiene ancora il controllo su queste colonie. Clamorosa la reazione del Presidente guineano Alpha Condé che ha annunciato che presenterà alla Francia una denuncia per diffamazione essendo stato nominato nel dossier della concessione del porto di Conakry a Bolloré. Condé non ha precisato contro chi sporgerà la denuncia ma è probabile che la voglia sporgere contro i giudici che hanno aperto l’inchiesta. L’ottantenne presidente guineano, reputato un amico intimo di Vincent Bolloré, ha anche impedito qualsiasi collaborazione sull’affare con la giustizia francese, nonostante che lo stesso giorno della decisione presa il Ministro guineano della Giustizia, Cheick Sako, aveva assicurato la massima collaborazione con Parigi. Condé, nel timore che si scoprano le mazzette ricevute da Bolloré, ha rimproverato i media nazionali che parlano apertamente dello scandalo di non difendere l’onore del Paese, lanciandogli velate minacce.  

I media africani francofoni non si sono lasciati scappare l’occasione di denunciare Bolloré, l’imperialismo economico francese e i loro governi corrotti. L’ex Vice Direttore del porto di Conakry, Sory Camara, ha affermato che il Gruppo Bolloré non ha mai apportato ricchezza alla Guinea ma solo sfruttamento. «Il Gruppo Bolloré ci sembrava la scelta più logica per affidare la gestione del porto di Conakry, polmone commerciale del nostro Paese, per via della sua esperienza e delle sue capacità finanziarie. Purtroppo ci siamo accorti negli anni che Vincent Bolloré è stata una fonte di perdite finanziarie per lo Stato e un guadagno personale per il suo amico: il Presidente Alpha Condé. Anche la gestione portuale è stata condotta sotto gli standard internazionali in quanto la BAL doveva recuperare le perdite  delle mazzette regalate. Il porto di Conakry è in crisi, le compagnie marittime lo disertano e rischia ora di essere declassato a porto secondario» dichiara Camara.

 Il processo della magistratura francese contro il Gruppo Bolloré si potrebbe rivelare lungo e difficile, secondo l’avvocato Thierry Dal Farra, specialista di diritto penale sui contratti pubblici e associato al gabinetto di avvocati UGGC. Il processo può durare dagli otto ai dieci anni. Le indagini sono lunghe e la magistratura dispone di pochi mezzi e del prevedibile contrasto del governo e del Presidente Macron che difenderanno la colonna portante del sistema di dominio coloniale della FranceAfrique. Il processo Bolloré non è un semplice processo ad una multinazionale che opera in modo oscuro. Rischia di divenire un processo ad un sistema di sfruttamento coloniale organizzato e promosso dallo stesso governo francese ai danni dell’Africa.

 Ci vorranno quattro anni per aprire il processo e ottenere una sentenza presso il Tribunale di prima istanza. Altri tre anni per il ricorso e un anno o due per la Cassazione. La principale accusa : corruzione di pubblici ufficiali esteri si riferisce ad un crimine introdotto nel codice penale francese nel 2000 che prevede una pena massima di dieci anni di reclusione e una multa di 1 milione di euro. La corruzione ai governi e ai Capi di Stato africani è stata attuata attraverso il metodo di sotto fatturazione. Come spiega l’avvocato Dal Farra, è molto difficile dimostrarla. Esistono dei punti di riferimento. Si sa quanto può costare di media una campagna elettorale, una campagna pubblicitaria e altre attività. Si può comparare i prezzi di mercato con quelli dichiarati ma tutti questi dati sono relativi e il Gruppo Bolloré può giustificare i prezzi sospetti affermando che rientrano nella strategia per conquistare un nuovo mercato. Inoltre vi è il consenso dei Paesi africani che hanno accettato sotto fatturazioni e basse offerte durante le gare pubbliche.

 Il Gruppo Bolloré rischia se condannato di essere estromesso dai mercati pubblici per un determinato periodo. Difficile che i dirigenti vadano in carcere e la multa di 1 milione di euro è poca cosa rispetto al giro di miliardi della multinazionale francese. Vincent Bolloré rischierebbe grosso solo nella probabilità che durante i dieci anni dell’ iter giudiziario giungesse al potere l’estrema sinistra  e Jean-Luc Mélenchon diventasse Presidente. Mélenchon è contro le multinazionali e la FranceAfrique. Ma la prospettiva di un radicale cambiamento di regime in Francia sembra ancora lontana, nonostante che il Fronte di Sinistra ha ottenuto nelle legislative del giugno 2017 il 11,03% dei voti e Mélenchon il 19,58% nel primo turno delle presidenziali. Vincent Bolloré può dormire sonni tranquilli. Macron è il Presidente della Grande Finanzia e delle multinazionali. Il Gruppo Bolloré rimarrà in auge fin quando dura il dominio coloniale della FranceAfrique e la sua amicizia con i dittatori africani.

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